Marzo 2007
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. IL GAZZETTINO di Padova – Sabato, 31 Marzo 2007
Bloccato il progetto (già attivo in Friuli Vg) di trasferire su ferrovia i Tir che attraversano il Nordest – L’autostrada viaggiante? Su un binario mortoMestre – L’idea in sè era semplice: caricare i Tir in treno per decongestionare la rete autostradale. Meno agevole la sua realizzazione, se si considera che il progetto dell’autostrada viaggiante, varato nel marzo 2001 dalla Regione Veneto, è parcheggiato in un binario morto. E i camion, con buona pace di chi viaggia, continuano a circolare in autostrada, in coda. A lanciare l’operazione, nel marzo 2001, era stato l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, che aveva coinvolto la società Fs cargo (ora Direzione generale operazioni logistica) nel progetto, mirato a creare un asse ferroviario fra Cervignano e Padova (con un’altra diramazione per Treviso e Verona) sul quale caricare i Tir per liberare la A4 dal traffico. All’epoca la terza corsia sulla tangenziale di Mestre non c’era ancora, e i lavori del Passante non erano ancora cominciati. L’idea di un’alternativa al traffico pesante su gomma sembrava realizzabile.
Nel 2002 la Regione, con la società controllata Sistemi territoriali, aveva avviato il trasporto ferroviario dei camion carichi di barbabietole dai campi di raccolta del Veneto orientale all’impianto di lavorazione di Pontelongo , nel Padovano. Ma il progetto era stato bloccato dal ricorso dei residenti disturbati dai viaggi notturni dei treni sulla linea Mestre-Adria. Nel 2005 era stato celebrato in pompa magna il primo viaggio sperimentale di un convoglio ferroviario carico di Tir da Cervignano all’Interporto di Padova. Ma l’accordo per avviare stabilmente il servizio, per il quale la Regione Veneto era pronta a investire quattro milioni di euro (a titolo di contributo alle spese di trasporto ferroviario a spese dei conducenti), non è mai stato firmato. Per un motivo banale: «Le Ferrovie – spiega Chisso – non dispongono dei carri ferroviari necessari per assicurare il servizio». A un centinaio di chilometri di distanza, però, le carrozze ferroviarie necessarie per l’autostrada viaggiante si sono trovate. Così, da oltre un anno, fra il Porto di Trieste e lo scalo ferroviario di Salisburgo, in Austria, è attivo un servizio di trasporto intermodale con 12 treni settimanali andata e ritorno che nei primi undici mesi ha portato a destinazione 27.361 camion, con un «risparmio» di 432 tonnellate di anidride carbonica e polveri sottili. Un successo, per l’assessore regionale Lodovico Sonego, che ha indotto il Friuli Venezia Giulia a studiare l’ipotesi di attrezzare anche le stazioni di Cervignano, Palmanova e Fernetti per intercettare anche i Tir italiani e croati diretti verso il Centro Europa. Il Veneto, intanto, continua ad aspettare i carri che non ci sono.
Di: Alberto Francescani
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IL MATTINONO di Padova – Sabato, 31 Marzo 2007
La Pro loco si rinnova
PONTELONGO. Eletto il nuovo direttivo della Pro Loco. Con l’assemblea dei soci si è provveduto a rinnovare i rappresentanti dell’associazione che rimarranno in carica per il triennio 2007-2010. La scelta dei soci ha voluto premiare l’attività svolta negli ultimi anni e, allo stesso tempo, aprire all’ingresso di nuove forze. Alla presidenza è stato confermato Andrea Vettorato, mentre il ruolo di vicepresidente e di segretario sono ricoperti rispettivamente da Andrea Lazzarin e Tiziano Borella. La Pro Loco è impegnata da anni, in stretta collaborazione con il comune e le altre associazioni e realtà del territorio, in un’intensa attività di promozione del paese e delle sue tradizioni. Ed è anche per questo motivo che dall’assemblea dei soci è stata lanciata al direttivo una nuova sfida, subito accolta con entusiasmo: l’avvio della costituzione di una sezione «giovani». Le ragioni ripongono nella convinzione che solo rendendo partecipi le nuove generazioni potrà esserci un futuro culturale del territorio.
di : (Alessandro Cesarato)
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IL GAZZETTINO di Padova – Sabato, 31 Marzo 2007
Dure critiche dell’opposizione per il taglio a zero in via Martiri – Battaglia sugli alberi – Oggi una manifestazione pubblica, ma 27 piante non ci sono più.
Pontelongo – Opposizioni all’attacco della maggioranza per il taglio di ventisette tigli che costituivano il filare destro di via Martiri di Belfiore. A portare l’offensiva nel consiglio comunale di giovedì sera sono stati i tre consiglieri di opposizione Emanuele Canova, Donatello Magagnato e Enzo Battisti che hanno presentato un’interrogazione dai toni duri prendendo spunto dal fatto che “nell’era dell’effetto serra i principi che dettano le strategie per il miglioramento dell’ecosistema urbano dovrebbero proteggere e migliorare l’ambiente urbano ripensarne la forma e la dimensione, attuare per ogni intervento un’attenta analisi dei costi e dei benefici a favore del territorio e della collettività. Prima di tagliare un solo albero noi avremmo indetto delle riunioni con i residenti e i tecnici al fine di risolvere gli eventuali problemi portati dai tigli senza estirpare irrimediabilmente le piante”. Nell’interrogazione i tre consiglieri chiedono al sindaco Federico Ossari di rendere noto il piano concordato con l’Università di Padova degli ulteriori interventi sul verde pubblico che verrà attuato nell’anno 2007 di illustrare l’accordo e l’eventuale impegno di spesa. “Purtroppo – termina lo scritto – una delle più caratteristiche vie del paese è stata sfregiata, deturpata per sempre”.
Sul taglio dei tigli stamattina le minoranze indicono una manifestazione pubblica in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto anche per protestare la decisione presa dalla maggioranza di aumentare l’Irpef dallo 0.5 al valore massimo consentito dello 0,7% e di mantenere l’Ici per la prima casa al 5,5% aliquota più alta rispetto ai comuni della Saccisica.
Di: Gianni Patella
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IL MATTINO di Padova – Mercoledì 28 Marzo 2007
PONTELONGO. Si estende la rete per garantire a tutti il metano
Mai più senza gas metano. E’ questo l’obiettivo dell’importante e sostanzioso progetto che rientra nell’ambito del più generale studio sul potenziamento e sulla ottimizzazione del trasporto e della continuità del servizio offerto da Cosecon Distribuzione.
E’ necessario potenziare la fornitura con la realizzazione di una nuova condotta, in media pressione, a partire dalla località di Arzercavalli, nel territorio comunale di Terrassa Padovana, proseguendo sino alla frazione di Fossaragna. Dopo questa località inizierà un tratto di percorrenza del metanodotto nel territorio di Candiana, lungo la strada comunale verso il territorio di Pontelongo, percorrendo Via Bò. Successivamente la condotta proseguirà lungo un tratto di campagna arginale dello Scolo Parallelo per raggiungere via Villa del Bosco e potenziare l’erogazione della locale centralina.
Cosecon Distribuzione ha aggiunto la possibilità di estendere la rete di bassa pressione, servendo le utenze di via Dei Pescatori e via Alighieri. Nell’ultimo consiglio comunale la proposta di proroga è stata approvata ad unanimità. Prima del voto, tuttavia, le minoranze e parte dei consiglieri di maggioranza hanno spinto affinché nel documento di accordo tra comune e società fosse esplicitamente aggiunto che i servizi aggiuntivi forniti da Cosecon siano estesi anche a via Nova, a viale Stazione, a via Bò e a parte di via S. Valentino.
Di : (a.c.)
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IL MATTINO di Padova – Martedì 27 Marzo 2007
IRPEF IN RIALZO A PONTELONGO
Approvato nel corso dell’ultimo consiglio comunale il nuovo regolamento per modificare l’entità dell’addizionale comunale Irpef. Per il momento non è stato attuato alcun aumento ufficiale dell’aliquota (oggi allo 0.5%), anche se nel corso del consiglio è emersa chiaramente la possibilità di un correttivo al rialzo. In ogni caso, ogni dubbio sarà fugato il mese prossimo, in occasione della discussione sul bilancio di previsione 2007, quando l’amministrazione presenterà il piano delle entrate e delle uscite e le rispettive fonti finanziarie. Il nuovo regolamento approvato, dal canto suo, nella sua fase di stesura, è stato tuttavia oggetto di un’animata discussione nell’ambito della commissione che se ne è occupata in via preliminare. Il punto critico è stato l’individuazione della fascia di esenzione. Alla fine ci si è accordati per un innalzamento dai precedenti 7.500 euro agli attuali 8.000 euro del limite della cosiddetta «no tax area». Questo, fondamentalmente, per tutelare le fasce più deboli della popolazione, specialmente i pensionati che vivono con pensioni sociali minime. «L’obiettivo – spiega il sindaco Federico Ossari – è quello di evitare che persone esenti sino allo scorso anno si ritrovino, magari per semplici questioni inflazionistiche, improvvisamente gravate dall’imposta.
Di : (Alessandro Cesarato)
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IL MATTINO di Padova – Domenica 25 Marzo 2007
Preso il super-truffatore Lorenzo Zinelli, dopo una caccia durata 13 anni
PONTELONGO. Si dice che i carabinieri del Nucleo operativo provinciale comandati dal maggiore Federico Peri, una volta individuato in Spagna, fossero riusciti perfino a contattarlo telefonicamente. Un dialogo che era apparso quasi una premonizione. «Ti conviene consegnarti, prima o poi ti prendiamo», era stato il consiglio dei militari. «Non ci riuscirete mai», aveva replicato – quasi una sfida – Lorenzo Zinelli 51 anni, ultimo domicilio conosciuto a Pontelongo, fuggiti nel 1992 e latitante dal 1994, esattamente dal 27 marzo, ovvero 13 anni esatti. La sfida è stata vinta dai carabinieri. Che l’altro ieri sono andati a prendere Lorenzo Zinelli alla Malpensa, dov’è arrivato per essere arrestato. Zinelli deve scontare una pena di 11 anni, 10 mesi e 5 giorni di carcere: un cumulo pena per reati di truffa e ricettazione. Oltre a dover pagare una multa di 10 milioni di vecchie lire. Zinelli era fuggito da Pontelongo nel 1992, dov’era agli arresti domiciliari. Una fuga ben congegnata, tant’è che di lui si perdono le tracce per anni. Nessuno ha più notizie di lui, al punto che il 27 marzo del 1994 viene inserito nella lista dei latitanti. Il 25 settembre del 2003 Zinelli, però, riappare, suo malgrado. Viene fermato in Portogallo dalla polizia portoghese che scopre che è ricercato. Il governo lusitano, tuttavia, nega l’estradizione e Zinelli torna libero. E si trasferisce in Spagna. Dove viene arrestato e estradato.
di : (p.bar.)
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IL MATTINO di Padova – Domenica 25 Marzo 2007
Crosta: «L’ospedale va gestito da persone capaci di farlo»
PIOVE DI SACCO. «Un ospedale efficiente non può prescindere da personale efficiente e qualificato, capace di assolvere al mandato che ha ricevuto»: il sindaco Mario Crosta rompe gli indugi e dopo qualche giorno di meditabondo silenzio si esprime in merito al ciclone che ha investito l’ospedale piovese dopo la denuncia de il Mattino sui vecchi reparti abbandonati, pieni di rifiuti, frequentati da barboni e disperati di notte, dove funzionano ancora termosifoni e luci e dove ci sono persino scatoloni di cartelle cliniche incustodite. «Chi ha un ruolo di responsabilità deve saper fare le scelte giuste al momento giusto – incalza Crosta – perché l’inefficienza non si ripercuote solo sul piano personale di chi se ne rende responsabile ma sull’intera struttura e questo non va bene. La parte dell’ospedale vecchio va sicuramente riutilizzata – aggiunge il sindaco – perché sono spazi della comunità e auspico che questo avvenga in tempi rapidi. So che ci sono delle proposte da parte di cooperative che si occupano di organizzare alloggi per persone disagiate: credo che da qui si possa partire con un progetto che coinvolga anche gli enti comunali».
di : (Elena Livieri)
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IL MATTINO di Padova – Sabato 24 Marzo 2007
Sei Comuni insieme per affrontare l’emergenza casa
SANT’ANGELO DI PIOVE. La casa e il lavoro: due beni considerati fondamentali per la sopravvivenza, ma che in quest’epoca di fragilità economica si faticano a trovare, mantenere, costruire. Chi non ha né un lavoro, né una casa, costituisce la «fascia debole» della società. Per dare risposte alle richieste sempre maggiori di esigenze abitative, sei Comuni della Saccisica hanno aderito al progetto della fondazione La Casa, una Onlus di Padova che opera attraverso l’associazione Nuovo Villaggio.
Le municipalità aderenti sono Sant’Angelo, Arzergrande, Brugine, Codevigo, Cona e Pontelongo. Il punto di partenza è l’osservazione della realtà: «Le abitazioni dell’edilizia pubblica sono decisamente insufficienti rispetto alla domanda di alloggio. – spiega Guglielmo Bazzato, assessore ai Servizi sociali di Sant’Angelo – Gli affitti sono spesso troppo alti per nuclei familiari monoreddito. Va pertanto ricercata una nuova forma di edilizia sociale, che si basi su risorse diverse da quelle utilizzate finora». «Il nostro obiettivo – spiega Maurizio Trabuio, direttore della fondazione – è tentare di facilitare le relazioni interpersonali, in modo che si crei una «rete» che reinserisca quell’individuo nella società. Guidando questa persona, rinforzandone il reddito e mettendo in atto misure finanziarie come il microcredito o i mutui a tasso agevolato, le si dà la possibilità di uscire da una condizione economica svantaggiata». Il servizio, che per la fase sperimentale di un anno costerà ai sei Comuni 7802 euro in tutto, non è aperto al pubblico, ma sosterrà solo i casi preventivamente segnalati dai servizi sociali locali, che fungeranno così da «filtro». Per rendersi conto dell’entità delle fasce deboli, è sufficiente citare qualche numero. I numeri dell’emergenza. Pontelongo ha una popolazione di circa 3900 abitanti. Il 12 per cento sono extracomunitari, di cui il 9-10 per cento ha problemi di tipo abitativo. Il Comune segue anche due famiglie di giovani italiani separati, e altrettante di anziani. Nel 2006 sono state depositate 15 domande di alloggio popolare. Una la casa Ater assegnata. I nuclei familiari sostenuti dal Comune come contributo per la locazione sono 37. Gli altri cinque Comuni che aderiscono all’iniziativa non si discostano da queste cifre, pur facendo le debite proporzioni.
Di : (Cristina Chinello)
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IL MATTINO di Padova – Sabato 24 Marzo 2007
Sfrattati i barboni, piombati gli ascensori e murati dentro scatoloni di cartelle cliniche – Sigillati in 24 ore gli accessi al «limbo» Fino a due giorni fa i termosifoni caldi nello sfacelo assoluto
PIOVE DI SACCO. Ventiquattr’ore sono bastate per bloccare i pulsanti degli ascensori e sbarrare gli accessi che portano al primo e terzo piano del vecchio ospedale. Un giorno di intenso lavoro da parte dell’ufficio tecnico dell’ospedale e di perentori ordini da parte del dirigente medico ospedaliero Pietro Giorgio Zampieri. Peccato che il servizio pubblicato dal mattino due giorni fa, che denunciava lo stato di totale abbandono e degrado dei due piani, ricettacolo di rifiuti e, di notte, rifugio di barboni e disperati, con vecchi medicinali, attrezzature, persino le cartelle cliniche incustodite, non abbia in realtà scoperto nulla di nuovo. Gli addetti, e tanto più i responsabili della struttura, sapevano da anni come era la situazione del primo e terzo piano. Da quando i reparti e gli ambulatori sono stati spostati, da quando sono iniziate a girare voci che personaggi poco raccomandabili di notte approfittavano dei piani abbandonati per andarci a mangiare, fumare e dormire. Alcuni, tanto era risaputa la loro presenza, sono stati beccati dalle guardie notturne, altri no. Fatto sta che mozziconi, resti di pasti, immondizie di ogni sorta campeggiano nei lugubri e sozzi corridoi e nelle stanze dell’ospedale vecchio. Dove, sempre fino a due giorni fa, funzionavano ancora i termosifoni, le luci e persino un condizionatore. Del resto, nei due reparti dismessi ci poteva salire chiunque, con l’ascensore o per le scale. Improvvisamente quello che non è stato fatto in tanti anni è stato realizzato in una manciata di ore: i pulsanti degli ascensori sono stati bloccati, le porte che si raggiungono dalle scale sbarrate. Al posto della maniglia, ora c’è una placca di acciaio. Un lavoro che non avrà richiesto più di un’ora di tempo. Al primo e terzo piano dell’ospedale vecchio non si può più liberamente accedere. A suscitare più scalpore, sia nello stesso personale sia fra i cittadini, è stata la scoperta delle cartelle cliniche abbandonate in alcuni scatoloni in una stanzetta del primo piano: prima che gli accessi venissero bloccati chiunque poteva accedere, volendolo, a decine e decine di documenti riservati. Perché fossero finite lì le cartelle cliniche non si sa. Perché fossero totalmente incustodite nemmeno. Nel frattempo il Comitato per la sanità saccense, nato per sostenere e promuovere l’ospedale di Piove di Sacco, organizza incontri e riunioni per discutere con la cittadinanza di prospettive future, problemi e opportunità. Forse qualcuno dirà che il problema dell’ospedale di Piove è di stare nell’Usl di Chioggia. Magari qualcuno avrà il coraggio di dire qualcosa di diverso.
di : Elena Livieri
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IL MATTINO di Padova – Venerdì 23 Marzo 2007
Nei corridoi del degrado ci sono la sede di Psiche 2000 e la camera del sacerdote «Affrontiamo il terzo piano solo in gruppo»
PIOVE DI SACCO. «Abbiamo paura ad andare nella nostra sede di sera, saliamo sempre in gruppo e poi ci chiudiamo a chiave»: a parlare è Rossella Bertin, presidente dell’associazione Psiche 2000 che ha la sua sede al terzo piano dell’ospedale vecchio. Quello che non ospita più reparti e ambulatori e che versa in condizioni di degrado e abbandono. Perché è comunque sempre aperto e accessibile a chiunque. E ad approfittarne sono barboni e disperati che vi si rifugiano di notte, lasciando ovunque rifiuti e sporco. Affrontare i lugubri corridoi del terzo piano non tocca solo ai volontari di Psiche 2000, ma persino al cappellano dell’ospedale, don Caterino, che ha lì la sua stanza da letto. Provvisoria, finché non sarà pronta la nuova dimora allestita nella casetta rossa accanto alla portineria. «Doveva essere una sistemazione provvisoria anche per noi – dice Rossella Bertin – Ci hanno sempre detto che era in programma realizzare una sorta di isola per le associazioni al primo piano, ma non s’è fatto ancora nulla. Quando avevamo solo l’ufficio poteva anche andar bene salire al terzo piano abbandonato, ma adesso in quella stanzetta si svolgono gli incontri di auto-mutuo-aiuto e i corsi di computer per ragazzi con disagio mentale: è imbarazzante accogliere le persone in quel posto. La sera fa paura: il corridoio dopo la nostra stanza è tutto buio, e si sa che girano persone che cercano un rifugio per la notte. Non so quante volte abbiamo fatto presente questa situazione al dirigente medico Zampieri: ci ha sempre detto che si troverà una soluzione, ma al momento la realtà purtroppo è questa. Quello che dispiace – fa notare il presidente di Psiche 2000 – è che per la nostra associazione che offre dei servizi alle persone con problemi psichiatrici e alle loro famiglie, servizi che l’Usl non dà, non si sia riusciti in tanti anni a trovare una sede più dignitosa. C’eravamo persino offerti di fare noi qualche lavoretto per sistemare un’altra stanza, ma non abbiamo avuto il permesso». Don Caterino afferma invece di non trovarsi poi tanto male lì al terzo piano: «Passano i vigilantes di notte – afferma il cappellano dell’ospedale – Non è mai successo nulla di pericoloso». «Io i vigilantes non li ho mai visti – dice invece Rossella Bertin – comunque fa piacere sapere che ci sono».
di : Elena Livieri
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IL MATTINO di Padova – Giovedì 22 Marzo 2007
LE IMPOSTE NEL PIOVESE – I più tartassati? I cittadini di Pontelongo
PIOVE DI SACCO. Stringono ormai i tempi per la chiusura dei bilanci di previsione dei comuni che devono far quadrare i conti nonostante i nuovi tagli dei trasferimenti statali. Un problema a cui quasi tutti hanno fatto fronte aumentando l’addizionale Irpef. Tra i paesi del Piovese soltanto Sant’Angelo di Piove e Arzergrande non hanno messo mano all’imposta sul reddito, mentre l’aumento più consistente si registra a Codevigo, dove l’Irpef è passata dallo 0,13 allo 0,5 per cento. Nessun comune, però, partiva da un’addizionale così bassa. Pontelongo si aggiudica la palma del comune con le tasse più alte, con l’Ici al 5,5 per mille e l’Irpef allo 0,7 per cento, cui si aggiunge anche l’aumento del 10 per cento deciso sulla tariffa dei rifiuti. Sant’Angelo è invece il paese che mette mano nelle tasche dei cittadini con maggior discrezione. Nessun comune ha aumentato l’Ici. La tassa sugli immobili è ferma al 4 per mille ad Arzergrande, dove assicura un gettito di 635 mila euro e al 4,5 a Brugine e Legnaro. Rimane al 5 per mille a Sant’Angelo che può contare così di raccogliere un milione e 40 mila euro. Stessa percentuale anche per Codevigo e Correzzola dove l’Ici porta un gettito rispettivamente di 730 e 470 mila euro. L’imposta sugli immobili a Polverara è al 5,25 per mille pari a 400 mila euro di entrate, mentre a Piove di Sacco è stata confermata al 5,20 per un gettito di ben 4 milioni 896 mila euro. Pontelongo registra l’Ici più alta, al 5,5 pari a 615 mila euro. A pesare sui bilanci familiari saranno anche gli aumenti dell’addizionale Irpef: Arzergrande è rimasta invariata allo 0,5 per cento pari a 175 mila euro di gettito e a Sant’Angelo è stata confermata allo 0,4 pari a 330 mila euro. A Codevigo è passata dallo 0,13 allo 0,5 facendo registrare un’impennata da 58 a 220 mila euro. A Brugine l’imposta sale dallo 0,4 allo 0,5 portando nelle casse comunali 300 mila euro, 85 mila in più rispetto al passato. Anche a Correzzola si passa dallo 0,4 allo 0,5 per un totale di 290 mila euro. Un bell’incremento è stato deciso pure a Legnaro, dove l’imposta passa dallo 0,2 allo 0,5 più del doppio, facendo lievitare il gettito da 140 a 315 mila euro. L’aumento dell’Irpef a Piove di Sacco, dove sale dallo 0,4 allo 0,7 garantirà entrate per un milione e 371 mila euro. Dallo 0,4 allo 0,6 cresce l’imposta sul reddito a Polverara che punta così a incamerare quest’anno 120 mila euro, un terzo in più rispetto al passato.
Fra i piccoli comuni, infine, è ancora Pontelongo a registrare l’Irpef più alta, allo 0,7 per cento: una percentuale che porterà 244 mila euro di entrate. A conti fatti gli aumenti dell’Irpef peseranno nelle tasche dei contribuenti della Saccisica per oltre un milione e 300 mila euro. E non sono bruscolini.
di : Elena Livieri
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IL MATTINO di Padova – Giovedì 22 Marzo 2007
Due piani sono abbandonati. All’interno letti, resti di pasti e sporcizia
Ospedale aperto a barboni e sbandati.
PIOVE DI SACCO. Ormai da diversi anni la parte vecchia dell’ospedale di Piove di Sacco non ospita più reparti e ambulatori: si potrebbe pensare che sia stata riutilizzata in un’altra maniera o che sia chiusa in attesa di una nuova destinazione. Niente di tutto ciò: è semplicemente abbandonata. Al primo e al terzo piano dell’ospedale vecchio si può accedere tranquillamente prendendo l’ascensore. Dopo la breve salita, si aprono le porte e sembra di entrare in un film dell’orrore. C’è un forte odore di escrementi, agli angoli di quelli che una volta erano ambulatori ci sono mucchi di rifiuti, mozziconi di sigarette sul pavimento. Fa paura percorrere i corridoi, sono evidenti ovunque i segni della presenza di persone che, di notte, vengono qui a dormire. Del resto tutti gli accessi sono aperti e non controllati. In una stanza c’è una branda con accanto un forno a microonde, una lattina di birra e un brick di vino. In un’altra un cartone di pizza e la scatola di un panettone. In un’altra ancora macchie di sangue sul pavimento. Procedendo le sorprese non mancano: in uno sgabuzzino sono ammassati degli scatoloni: dentro ci sono vecchie cartelle cliniche e referti con nomi, cognomi e tutti i dati dei pazienti, accessibili a chiunque. Sono informazioni sulla salute: i dati più «sensibili» che, per legge, esistano. Si prosegue il viaggio nel vecchio ospedale abbandonato, si scopre che i termosifoni funzionano ancora, chissà per chi. Anche le luci sono accese, persino un condizionatore è in funzione. Si arriva così in una stanza dove sopra un mobiletto ci sono medicinali, garze e mascherine, poi in un’altra dove in un angolo sono ammassate siringhe, fialette e altre confezioni di farmaci. Un tempo al primo piano c’erano i reparti di Medicina, Ortopedia e Geriatria: ci sono ancora le insegne che indicano le divisioni e i cartelli con gli orari di visita. Al terzo piano la situazione è la stessa: porte aperte, rifiuti dappertutto, bagni semidistrutti. Dopo aver percorso un lugubre corridoio, gettando sguardi sconsolati nelle stanze semibuie, ricettacolo di immondizie, si arriva a una porta inaspettatamente pulita con su scritto un orario di apertura: è la sede, attuale, dell’associazione Psiche 2000. Due passi più in là il degrado, lo sporco, l’abbandono totale. Qui la sede di un’associazione. Viene da stropicciarsi gli occhi tanto sembra inverosimile. La visita al primo e terzo piano dell’ospedale vecchio è durata un’ora: nessuno è venuto a chiedere cosa ci facessero delle persone esterne all’azienda in quel posto. Persone che non avevano brutte intenzioni. Ma siamo certi che non sarebbe cambiato nulla se a salire fossero stati dei malintenzionati. Viene da pensare cosa potrebbe accadere se per esempio uno solo dei tanti disperati che di notte vengono a dormire qui dimenticasse una sigaretta accesa. L’ascensore è pronto per scendere: la porta si chiude con un fruscio lasciandosi dietro il desolante spettacolo.
di : Elena Livieri
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IL MATTINO di Padova – Mercoledì 21 Marzo 2007
Tre incontri nel territorio.
PONTELONGO. Il futuro dell’ospedale di Piove di Sacco e le ragioni per cui dovrebbe staccarsi da Chioggia. Ne parleranno stasera i rappresentanti del «Comitato della sanità saccense», un gruppo che si propone di dare il proprio contributo per la crescita dell’ospedale piovese. Durante la serata sarà organizzata una raccolta di firme da inviare alla Regione per chiedere una soluzione del problema dell’Usl 14 in tempi brevi (pur sapendo che la Regione non avrebbe intenzione d’intervenire sui confini dell’Usl). L’appuntamento è alle 21 nella Casa delle associazioni. L’incontro si terrà anche domani sera ad Arzergrande, nella sala consiliare, mentre venerdì arriverà a Polverara, nella Casa delle associazioni. L’orario è il medesimo per tutte le riunioni.
di : (c.c.)
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IL MATTINO di Padova – Mercoledì 21 Marzo 2007
Alberi in dono agli alunni nel primo giorno di primavera
PONTELONGO. Viene celebrata oggi, primo giorno di primavera, la Festa degli alberi 2007. La manifestazione, promossa dall’assessorato all’Ambiente, ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini, specie i più giovani, sull’importanza delle piante come strumento per «ripulire» l’aria inquinata. Ed è per questo che a ciascun alunno delle scuole elementari e medie sarà consegnata una piantina in zolla di alcune essenze arboree autoctone. «Abbiamo voluto privilegiare – spiega l’assessore all’Ambiente Marino Zenna – alcune tipologie di alberi da frutto (in particolare ciliegi, susini selvatici e corniolo) al fine di incrementare la presenza di alberi utili per depurare laria, ma anche per i loro frutti commestibili per l’uomo e gli uccelli». Complessivamente saranno distribuite 300 piantine. Ritrovo degli alunni alle 10 nell’area verde di via Galvan, dove saranno messe a dimora alcune piante. Successivamente avrà luogo la consegna delle piantine a ciascun scolaro.
Di : (Alessandro Cesarato)
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IL MATTINO di Padova – Martedì 20 Marzo 2007
Appalto da 21 milioni di euro in arrivo sul binario unico
VENEZIA. Viene firmato questa settimana un contratto di 21 milioni di euro per modernizzare la ferrovia Mestre-Adria, l’antica linea della vaca mora, come la chiamavano i paesani che facevano i contadini e avevano i campi addosso ai binari, dove i bambini giocavano ai cow boys. Parliamo degli anni cinquanta, quando quel treno merci nero lanciava segnali di fumo ancora più nero sopra la campagna. E la littorina era un treno da signori, uno dei pochi mezzi di collegamento con la città. Se Mestre è mai stata una città. Poi la motorizzazione ha trasformato la ferrovia in un ramo secco. La sbolognarono alla Regione. Volevano chiuderla, addirittura farci una strada. E’ tornata in auge per il trasporto di barbabietole agli zuccherifici di Pontelongo. Ma ha bisogno di un restiling, come si dice adesso. Ecco allora l’appalto, con un singolare intreccio: l’ha bandito Gianmichele Gambato, presidente di Sistemi Territoriali spa, società posseduta al 99,9% dalla Regione attraverso la Finanziaria Veneto Sviluppo spa, il cui presidente si chiama Irene Gemmo, titolare di un’impresa che ha vinto. Presidente Gambato, non trova che ci sia una strana contorsione in questo finanziamento pubblico assegnato a un’azienda che si chiama Gemmo… «Non è vero». D’accordo: assegnato a un’associazione di imprese in cui c’è Gemmo spa. «La componente impiantistica di cui si occupa l’impresa Gemmo sarà del 5% e vale 1.500.000 euro». No, la componente impiantistica vale 3.273.000 euro e si aggira sul 15%. Lo dice l’ingegner Tomarchio. «Chi?» L’ingegner Giuseppe Tomarchio, direttore generale della Gemmo. «Ah, va bene…» La contorsione dell’appalto sta nel fatto che lo bandite voi e lo vince, con altri, un imprenditore che è anche il vostro proprietario… «Io non posso farci niente». Lei non poteva fare niente neanche sulla formula dell’appalto? «L’appalto è stato bandito con la formula dell’offerta economicamente più vantaggiosa, in cui il prezzo era valutato 30 o 40 per cento del punteggio, non ricordo bene». Il 30 per cento. «Il rimanente 70 era determinato da altri fattori, che sono stati ponderati dalla commissione di gara. Si sappia che un’offerta diventa anomala quando ottiene il massimo del punteggio sulle componenti migliorative e sulle componenti economiche. Questo perché la componente migliorativa di un’offerta ha valore economico. Se io le offro un oggetto con una serie di optional infiniti, è evidente che le offro prestazioni migliorative, dunque ho uno spazio inferiore per fare il ribasso, perché una componente compensa l’altra. Questo è il primo motivo per cui scegliamo quella formula. Il secondo motivo è che trasferiamo sul soggetto una serie di obbligazioni per ridurre al minimo il contenzioso. Tutti gli appalti che abbiamo eseguito finora, o abbiamo in corso, non hanno nessun contenzioso. Non è casuale. Lei sa che il contenzioso è un costo economico. Mi segue?». Come un’ombra. «Per questo non è facile confrontare due offerte solo sull’aspetto numerico: ribasso uguale più convenienza». Vogliamo entrare nello specifico di questa gara? «Io non lo conosco. Se lei mi chiede cos’ha offerto uno rispetto all’altro, non lo so. Non facevo parte della commissione di gara. Ma se la commissione ha dato un punteggio maggiore ad una proposta invece che ad un’altra, avrà avuto dei motivi». Si sostiene che avete applicato una formula di calcolo sbagliata. «Allora perché non hanno impugnato il bando? Noi lo facciamo scrivere da un ufficio legale che si prende la responsabilità. Poteva venire proposto ricorso al Tar e fino ad oggi nessuno l’ha fatto. Ma mi risulta che le offerte fossero tre. Giusto?». Sì. «Vada a vedere il ribasso della terza offerta». Era 0,50%. «Ah! Ha capito? Questo potrebbe portarla a qualche altra considerazione, o no?». La dica lei. «Se uno fa un ribasso dello 0,50% e un altro dell’11%, forse è quest’ultimo che è sbagliato non lo 0,50%». Significa che doveva vincere lo 0,50%? «Ma no, io faccio una considerazione generale. Uno bandisce una gara di 21 milioni di euro, che è una cifra abbastanza importante. Arrivano solo tre offerte: una offre 0,50%, una 2% e la terza 11%. Non può nascere il sospetto che la tipologia di quel lavoro fosse particolarmente complessa, al punto che l’11% poteva essere un ribasso eccessivo, visto che gli altri due hanno fatto un ribasso contenuto? Non è così scontato che l’11% abbia ragione». Ma scusi, avrebbe dovuto vincere l’offerta economicamente più vantaggiosa, sì o no? Al bar sanno che se io ribasso dell’11% e vi faccio risparmiare due milioni e mezzo di euro, contro uno che ribassa del 2% e vi fa risparmiare solo mezzo milione, devo vincere io perché l’offerta economicamente più vantaggiosa è la mia. O no? «No, guardi, lei forse ha una cognizione troppo…» Elementare? «No, sbagliata. L’offerta economicamente più vantaggiosa è quella che ottiene dalla media ponderata della somma dei punteggi di prezzo e qualità, il punteggio migliore. Altrimenti andiamo ad un appalto al massimo ribasso, che è un’altra cosa». Presidente, lei sa che la giunta regionale per evitare questi “inconvenienti”, che lei non considera tali, ha approvato una delibera che obbliga le Usl ad attribuire al prezzo non meno del 60% del punteggio? «Anche noi. Nell’ultima gara che abbiamo fatto, il prezzo è 50, perché il lavoro è di tipo diverso». Quali sono gli elementi di qualità che nell’appalto Mestre-Adria valgono il 70% della valutazione? «Se lei pensa che me lo ricordi a memoria, ha troppa considerazione di me». Ma la sua società quante linee ferroviarie amministra? «Una sola». E non si ricorda come state spendendo 21 milioni sull’unica linea che avete? «Lei sa che è una linea a binario unico?». Sì, lo sappiamo in tanti. «Nella valutazione di qualità incide anche il tempo. E’ un parametro economico». Vuol dire che chi ha vinto finirà prima i lavori? «Certo. Chi offre un tempo di esecuzione minore ha un punteggio maggiore». Per la verità qui i tempi risulterebbero uguali… Ma si può sapere di che interventi stiamo parlando? «I lavori da fare sono il rifacimento di due ponti, sull’Adige e sul Brenta, la parte più forte dell’intervento. Poi ci sono da fare quattro o cinque sottopassi, da sostituire dei passaggi a livello e questa è la parte tecnologica e impiantistica. Ripeto, su questo appalto io non ho avuto alcun ricorso e ciò dimostra che ho ben agito. Se qualcuno pensa che un ribasso di prezzo dell’11% sia meglio di un ribasso 2%, io dico che apparentemente è così ma in realtà non è vero. Poi uno può anche avere questa impressione, non lo nego».
di : Renzo Mazzaro
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IL GAZZETTINO di Padova – Sabato, 17 Marzo 2007.
Chisso: «Barbabietole solo in treno» L’assessore regionale ordina di togliere dalla strada 16 mila Tir: «In gioco la salute»
“Non è possibile che la difesa ad oltranza degli interessi, pur legittimi, di quattro famiglie, mettano in croce un milione di persone. Mi rendo conto del fastidio di avere un treno che passa davanti a casa, ci mancherebbe, ma bisogna capire che l’alternativa è avere in strada quasi 20 mila Tir. E allora mi chiedo: meglio 4 treni o meglio 16 mila Tir? Ecco perchè dico che non si discute: anche quest’anno la campagna saccarifera sarà su treni. E le barbabietole, da Cervignano del Friuli fino allo zuccherificio di Pontelongo nel padovano, viaggeranno su rotaia, cercando di disturbare il meno possibile.” Così Renato Chisso, assessore regionale alla Mobilità e “inventore” del sistema che da tre anni permette ad una considerevole quantità di barbabietole da zucchero di viaggiare fino allo zuccherificio di Pontelongo utilizzando la linea Mestre-Adria. L’amministratore delegato di Sistemi territoriali, Michele Gambato, che dirige la società che gestisce la linea ferroviaria Mestre-Adria, ha già messo le mani avanti: “Per quanto mi riguarda il trasporto su rotaia delle barbabietole quest’anno non si fa. La mia società, che è una società pubblica, non può continuare a buttare al vento i soldi dei contribuenti a colpi di cause in Tribunale. Abbiamo già speso più di 60 mila euro in avvocati e 70 mila euro in barriere fonoassorbenti che poi ci hanno fatto togliere. I cittadini p referiscono i camion in strada ai treni? E io tolgo i treni. A meno che la Regione, che è il mio azionista di riferimento non chieda espressamente, per motivi sociali, di ripetere la campagna saccarifera. Che per noi è solo un costo.”
“Ma questa del trasporto su rotaia è una questione di civiltà e insieme di salute – spiega l’assessore Renato Chisso – Salute vera, quella che riguarda anche chi abita lungo la linea ferroviaria e si oppone ai treni perchè i 16 mila Tir in strada non è che inquinano solo dove passano, ma contribuiscono a creare quella nube di smog che incombe sul Veneto. E non è che abitando a due metri dalla strada che percorreranno i camion per andare a Pontelongo , ci si salva i polmoni. Io mi appello al buonsenso dei cittadini e allo stesso tempo dico che come amministratore non posso che scegliere il trasporto su rotaia se voglio salvaguardare la salute dei miei cittadini. Di tutti. Punto. Dunque, a sistemi territoriali verrà dato l’ordine di ripartire con la campagna”. Perchè il rischio è che 18 mila Tir che partono carichi di barbabietole dal Friuli tra maggio e luglio tornino a percorrere prima la tangenziale di Mestre e poi le mille stradine di campagna che arrivano fino a Pontelongo , nel padovano. In via Orlanda hanno già promesso le barricate, ma anche i sindaci dei Comuni della Riviera sono preoccupati. I camion infatti inevitabilmente andranno giù per Mira, Campolongo Maggiore e Campagnalupia, intasando le già intasate strade dei paesini. Gambato è stato messo in croce da una ordinanza del giudice Gianmarco Marinai della sezione di Dolo il quale ha vietato il passaggio dei treni dalle 10 di sera alle 8 del mattino, a meno che non producano un rumore inferiore ai 3 decibel, che è quello che fa un trenino della Politoys. Non solo. Il giudice nell’ultima sentenza ha proibito l’uso di “segnalatori acustici, se non nei limiti e con le modalità imposte dai regolamenti ferroviari o strettamente necessario ad evitare situazioni di pericolo”. Non basta. Per evitare di dar fastidio sono state installate barriere fonoassorbenti? Non va bene. Secondo il giudice le barriere fonoassorbenti messe davanti alla casa di chi protestava per i rumori dei treni, devono essere tolte – sono già state tolte – perchè non rispettano la distanza di 10 metri da una costruzione all’altra. Solo che la casa in questione – quella che doveva essere tutelata dai rumori del treno – è a meno di 10 metri dalla ferrovia e quindi è difficile mettere barriere a 10 metri, no? E così, a parte il fatto che Sistemi Territoriali ha speso 70 mila euro per mettere le barriere davanti alle case di chi ha fatto ricorso – e adesso le deve togliere – il problema vero è che il giudice di Dolo ha imposto che nessun treno possa transitare sulla linea ferroviaria dopo le 10 di sera. Questo è il punto vero. Ma quanti treni carichi di barbabietole passavano sulla Mestre-Adria al punto da rovinare l’esistenza di chi abita lungo la linea ferroviaria? Tre. Due di giorno e uno di notte.
Di: Maurizio Danese
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IL MATTINO di Padova – Giovedì 8 Marzo 2007
Patella paga l’aggressione all’arbitro. Porte chiuse a Monselice fino al 2 aprile – Calciatore squalificato per tre anni
PADOVA. Stadi violenti: il calciatore padovano Simone Patella, in forza al Beverare, squadra rodigina che gioca in Seconda Categoria, è stato squalificato per tre anni per aver aggredito l’arbitro; il Monselice, che è in Prima Categoria, fino al 2 aprile dovrà giocare a porte chiuse le partite in casa, perché paga per i suoi ultrà che se la sono presa con un tifoso avversario disabile e una ragazza che lo difendeva. Sono questi due dei verdetti presi ieri del giudice sportivo della Federcalcio veneta, che ha valutato i rapporti arbitrali sugli incontri di domenica scorsa. Patella, trentaseienne di Pontelongo, centravanti, fa mea culpa.
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IL MATTINO di Padova – Martedì 6 Marzo 2007
«Ho sbagliato ma mi ha dato dello stupido»
PONTELONGO. Ha sbagliato e non fa nulla per nasconderlo. Un errore che lo spingerà a chiudere con il calcio, perchè a 36 anni Simone Patella, padovano di Pontelongo, attaccante del Beverare, sa benissimo che la punizione che gli arriverà dal giudice sportivo sarà pesantissima. «Sinceramente – confessa – non m’interessa molto sapere se prenderò 3, 4 o 5 anni di squalifica. Non so cosa mi sia girato per la testa in quel momento, quando ho visto il cartellino rosso l’ho afferrato per il collo (l’arbitro, ndr), l’ho strattonato e credo che lui sia finito a terra». Ma perchè arrivare a tanto? Ecco, la versione dell’esperto giocatore dissente da quella fornita da Andrea Marabello. «Sono stato provocato – racconta Patella – anche se, ovviamente, questo non apparirà mai sul referto del direttore di gara. C’era una palla a due, al limite della nostra area, e io e il mio avversario ci siamo “beccati” a parole. Ritornando a centrocampo ho usato nei suoi riguardi un’espressione forte, l’arbitro ha sentito e mi ha apostrofato così: “Cerca di cambiare sport, stupido”. Poco prima ci aveva negato un rigore sacrosanto, gli sono corso dietro, urlandogli: “Che cos’è che fai, adesso?”. A quel punto lui mi ha espulso. E lì non ci ho più visto, aggredendolo». Sarebbe bastato riflettere un secondo, trattenersi o, al limite, rispondergli per le rime e se la sarebbe cavata con 2 o 3 giornate di stop al massimo… «E’ vero, purtroppo ho fatto una cosa riprovevole. Non ho chiuso occhio per questo, però vorrei si sapesse che in vent’anni di calcio giocato non avevo mai toccato un arbitro. Se sono giunto a tanto, chiedetevi perchè è accaduto. Il suo atteggiamento, ripeto, è stato “provocatorio”».
di : (s.e.)
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IL MATTINO di Padova – Martedì 6 Marzo 2007
«Ho espulso un giocatore e sono stato colpito» «Noi, sempre nel mirino»
Dopo aver militato in tre società, è entrato 6 anni fa nelle file dell’Aia «Non mi era mai successo
PADOVA. «Sono stato aggredito e ho mandato tutti negli spogliatoi. Non c’erano più le condizioni per terminare la gara. Episodi simili fanno male al calcio, questo sport dovrebbe essere visto come un divertimento ma da un po’ non è più così. E i primi a rimanere senza parole siamo proprio noi». A poche ore dall’aggressione subìta a Beverare di San Martino di Venezze nel corso della partita tra i padroni di casa e il Candiana (Seconda Categoria, girone H), sospesa al 30’ della ripresa sull’1-0 per gli ospiti, l’arbitro padovano Andrea Marabello è ancora molto scosso. Essere preso per il collo e scaraventato a terra da un calciatore dell’undici rodigino (Simone Patella, classe ’71, padovano di Pontelongo) dopo un cartellino rosso non è cosa di tutti i giorni. «Non mi era mai capitato d’interrompere un incontro – commenta il ventunenne fischietto dell’Aia di Padova – Purtroppo, nel mondo del calcio attaccare la nostra categoria è diventata un’abitudine. Leggendo i giornali o guardando la televisione, è facile rendersi conto di come stiano le cose. Persino al Torneo di Viareggio ho visto un’intera squadra rincorrere un arbitro per aggredirlo. Sono scene sconvolgenti». Prima della sospensione, il clima in campo com’era? «Una partita tranquillissima, combattuta ma corretta. Il primo tempo si era chiuso sullo 0-0, nella ripresa il Candiana è passato in vantaggio e gli animi si sono subito riscaldati. Fino a degenerare a 15’ dalla fine». Perché il calciatore del Beverare è stato espulso? «Posso solo dire che è stato un rosso diretto, il motivo l’ho scritto nel referto. In campo non ho mai mancato di rispetto a nessuno ed è giusto che anche i giocatori si assumano la responsabilità del loro comportamento». C’è paura nell’andare ad arbitrare una partita? «Un pizzico di timore, quello sì. Siamo sempre sotto pressione: gli insulti e le minacce del pubblico, le offese dei calciatori, le decisioni da prendere in una frazione di secondo. Inoltre, dalla Prima Categoria in giù non ci sono nemmeno i guardalinee e bisogna fare molta attenzione pure al fuorigioco. Non è facile». Molti vi accusano di fare gli arbitri solo per i soldi. «Un’assurdità. E’ la passione che ci spinge ad andare in campo ogni domenica, i rimborsi sono irrisori. Io ho un mio lavoro, faccio l’impiegato a Padova». Trovarsi di fronte un fischietto di appena 21 anni può spingere i giocatori a prendersi più «confidenze»? «Non credo che la differenza di età sia un problema, i corsi per arbitri sono aperti anche ai quindicenni. Io sono al sesto anno di attività e prima di domenica non avevo mai subìto un’aggressione. Probabilmente è il mondo del calcio che sta prendendo una strada sbagliata». Cosa intende dire? «Anch’io ho giocato, ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile della Vigontina per poi passare nelle prime squadre di Gregorense e Pontevigodarzere. Non ricordo episodi così spiacevoli, né da parte mia né dei miei compagni. Oggi, invece, i calciatori si prendono molte più libertà». Perché mollare tutto per fare l’arbitro? «Ero stanco e avevo voglia di una nuova esperienza. Una scelta che non rimpiango». Dopo quanto è successo domenica, si prenderà un periodo di pausa? «Non ci penso nemmeno. Andrò avanti sempre a testa alta, non ho nulla da nascondere».
di : Matteo Lunardi
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IL MATTINO di Padova – Martedì 3 Marzo 2007
Oggi prove di evacuazione per tutti gli studenti
PONTELONGO. Prove di evacuazione nelle scuole del paese. Questa mattina, i ragazzi delle due scuole elementari e di quella media saranno impegnati in una esercitazione nel corso della quale impareranno come comportarsi se dovranno abbandonare le loro aule in caso di emergenza, come ad esempio in occasione di un incendio. A coordinare le operazioni ci saranno gli oltre venti effettivi del locale gruppo della Protezione civile, ai quali si aggiungeranno alcuni volontari della Croce rossa di Piove di Sacco. Si inizierà alle 9.30 con l’evacuazione della scuola elementare parificata Antonio Galvan. Gli scolari saranno quindi condotti nella zona dove si trovano le altre scuole, dove si terrà la vera e propria esercitazione. I volontari saranno impegnati, tra l’altro, nelle operazioni di recupero di un eventuale ferito che, adagiato e fissato a una lettiga, sarà calato dalla finestra. Agli studenti sarà poi spiegato anche come chiamare i vari numeri di emergenza, la loro importanza e la differenza che intercorre tra loro. Facendo capire quanti danni provochino i falsi allarmi.
di : (Alessandro Cesarato)
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IL MATTINO di Padova – Lunedì 2 Marzo 2007
CLANDESTINI
PONTELONGO. Da qualche tempo un vivace via vai di extracomunitari in una casa di via San Francesco aveva insospettito i residenti e anche i carabinieri di Codevigo. Ieri i militari hanno deciso di fare irruzione nell’abitazione e hanno trovato cinque marocchini, di età compresa fra i 25 e 35 anni, tutti privi di documenti. Sono stati portati in caserma per l’identificazione e denunciati a piede libero.
di : (e.l.)
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