Settembre 2008
.
.
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 30 SETTEMBRE 2008
Conflitto di interessi a Piove – «L’ex sindaco aveva l’elenco dei proprietari del terreno»
PIOVE DI SACCO. «Si è arrivati alla verità di una variante che di nuovo aveva solo la facciata». Torna con queste parole il sindaco Mario Crosta sulla vicenda della variante «Nuovi Percorsi» al Pgr che nel corso dell’ultimo consiglio comunale ha portato alle dimissioni dell’ex primo cittadino Carlo Valerio. «Una variante vecchia nella concezione urbanistica e ancora di più, sotto il profilo etico, nel modo di gestire la cosa pubblica. Mi sembra ingeneroso da parte di Valerio tirare in ballo i tecnici comunali, quando durante la sua amministrazione aveva fatto della trasparenza un cavallo di battaglia». «Nell’agosto del 2008 – aggiunge il vice sindaco Giorgio Bovo – Valerio ha spedito una lettera a tutti i consiglieri con allegato l’elenco dei proprietari dei terreni soggetti alla variante, ma le incompatibilità latenti non sono emerse». Una battuta anche della coordinatrice del Pd Luisa Bizzo. «Ci troviamo – afferma – davanti ad un’opposizione sfilacciata e priva di figure capaci di porsi come classe dirigente. La gestione della cosa pubblica non deve essere solo cura di meri interessi economici».
di
Alessandro Cesarato)
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 30 SETTEMBRE 2008
Piove di Sacco Dimissioni di Carlo Valerio, una bufera sul centrodestra
Piove di Sacco – Le di missioni del capogruppo di An Carlo Valerio in consiglio comunale per le implicazioni sul progetto di edi ficazione dell’allora suo assessore di Fi Giorgio Meneghello, hanno praticamente aperto la campagna elettorale. A questo punto sono da verificare gli strascichi che la vicenda lascia nel centrodestra. Intanto però il centrosinistra affonda ancor di più il coltello. Il sindaco Mario Crosta rileva che «siamo arrivati finalmente alla verità sulla variante “Nuovi percorsi” attuata dalla giunta Valerio nella passata amministrazione, variante che ha portato ad una eccessiva edi ficazione del territorio, mentre il nostro Pati va nella di rezione opposta per quanto riguarda la corretta gestione del territorio ed è stato fatto assieme ad altri Comuni della Saccisica, riportando così Piove al centro del suo territorio. Nel caso di Meneghello il centrodestra ha dato prova di totale inadeguatezza, vedi l’assenza di tre consiglieri e il non voto di Giorgio Tortolato che però, da coordi natore di Forza Italia, ha successivamente chiesto le di missioni di Meneghello. Per le modalità con le quali il centrodestra ha gestito questa situazione e per le sue implicazioni, credo che non abbia tante possibilità di vincere alle prossime elezioni comunali». L’assessore all’Edi lizia privata Giorgio Bovo sulle di missioni di Valerio ha voluto precisare che l’ex sindaco non poteva non sapere dell’incompatibilità etica di Meneghello sul piano norma in questione in quanto lui stesso ha mandato una lettera a tutti i consiglieri con l’elenco di quanti erano in qualche maniera interessati nella variante urbanistica poi approvata dal centrodestra che amministrava la città. Sull’altra sponda Forza Italia tace, mentre An per bocca del presidente del locale circolo Ermes Siorini dapprima intende fare pulizia nel suo interno: «È un atto grave che il consigliere di An Moreno Cipriotto non si sia presentato in consiglio comunale lasciando da solo il suo capogruppo Valerio. Da parte della maggioranza è stato un vero e proprio atto incivile, l’assessore Bovo poteva benissimo cambiare il progetto o non presentarlo in consiglio se non gli piaceva, così è chiaro che il centrosinistra intende avviare una campagna elettorale aspra invece di confrontarsi sui programmi».
di :Gianni Patella
-
IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 29 SETTEMBRE 2008
FURTI IN AUMENTO Cittadini in piazza a Pontelongo per chiedere più sicurezza
PONTELONGO. Sono stati numerosi i cittadini che ieri mattina hanno partecipato alla manifestazione sulla sicurezza indetta dal centrodestra dopo la catena di episodi di microcriminalità che hanno avuto il loro apice, i primi di settembre, con la rapina nella villa dei coniugi Bardelle. E moltissimi si sono fermati nel gazebo allestito in piazza per riconsegnare il «Questionario per la sicurezza partecipata» che nei giorni scorsi era stato distribuito porta a porta alle 1500 famiglie residenti nel paese. Secondo gli organizzatori è stato un successo superiore alle previsioni, «anche perché – dicono – a Pontelongo è sempre stato difficile mobilitare e coinvolgere le persone». Come preannunciato, non hanno voluto far mancare la loro presenza il deputato Filippo Ascerto e il consigliere regionale Leonardo Padrin. «Pontelongo – afferma Padrin – è un paese a forte immigrazione e fingere che i problemi collegati alla presenza degli stranieri, tra cui quello della microcriminalità, non esistano è come mettere la testa sotto la sabbia. Questo tipo di iniziative sono utili se non necessarie e il centrodestra locale si sta prodigando in un’azione sostitutiva che spetterebbe invece a chi amministra». «Non si è trattato di un vero e proprio sondaggio – precisano Fiorella Canova e Donatello Magagnato, coordinatori locali rispettivamente del Popolo delle Libertà e della Lega Nord – ma di uno strumento per acquisire informazioni e pareri dai cittadini. Il prossimo passo sarà quello di elaborare i dati raccolti e riunirli in un dossier da sottoporre all’amministrazione comunale, che fino ad oggi ha sottovalutato il problema, e alle altre autorità chiamate a vigilare sulla sicurezza». In attesa dei dati ufficiali, curiosando tra i questionari pervenuti qualche indicazione è però subito emersa. «La maggioranza dei cittadini – commenta Canova – non si sente affatto sicura e sostiene che la situazione stia col tempo peggiorando. Alla richiesta su quali siano le problematiche da affrontare con urgenza a Pontelongo molti hanno indicato, dopo la microcriminalità, la carenza di servizi socio-sanitari e la droga. Tra le zone maggiormente a rischio – continua – emergono via Schilla, via Candiana e via Zuccherificio. Questo perché, stando alle risposte, manca una capillare presenza delle forze dell’ordine nel territorio». «Ascoltando le persone – sostiene Magagnato – ci siamo resi conto che gli episodi effettivamente denunciati dai cittadini sono solo una piccola parte, la punta di un iceberg. Furti subiti o anche solo tentati di solito vengono denunciati solo se i cittadini sono in possesso di copertura assicurativa, una minoranza».
di : Alessandro Cesarato
-
IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 29 SETTEMBRE 2008
ROTTA L’UNIONE
CODEVIGO. Si riunisce stasera alle 21 dopo la pausa estiva il consiglio comunale. Un Consiglio che segnerà formalmente, a meno di clamorose sorprese, la fine dell’Unione dei Comuni con Pontelongo. Nata nel 2001 per volontà dei comuni interessati (fino al 2004 vi faceva parte anche Cona) l’Unione aveva come scopo di congiungere risorse umane e professionalità in modo da migliorare la qualità di alcuni servizi (polizia locale ed uffici amministrativi) che ciascun comune singolarmente non può garantire. L’uscita del comune di Cona e il cambio di giunta a Codevigo sono solo alcune delle tante cause che hanno portato alla fine di questa utile collaborazione.
di : (al.ces.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – LUNEDÌ, 29 SETTEMBRE 2008
CAMPAGNA SACCARIFERA : « Se si ritarda ancora le bietole perdono in gradi»
La campagna bieticola è in fase di accelerazione e non dovrebbe concretizzarsi il pericolo, paventato dai coltivatori, di ultimare la raccolta del prodotto a novembre inoltrato, con grave diminuzione della qualità e delle conseguenti liquidazioni.La rassicurazione viene dal presidente provinciale Coldiretti Valentino Bosco, che, facendosi portavoce dei timori e degli interessi dei soci bieticoltori, ha interpellato direttamente il presidente di Coprob, Claudio Gallerani e Marco Marani, direttore dell’Ufficio agricolo di Coprob Italia zuccheri, primo produttore di zucchero in Italia, gestore dello stabilimento di Pontelongo (Padova), dove i coltivatori polesani conferiscono le barbabietole. «I nostri soci si stanno giustamente preoccupando dell’eccessivo protrarsi della campagna bieticola spiega Valentino Bosco visto che siamo a fine settembre e la raccolta è arrivata all’incirca al 60 per cento. Il rischio è quello di inoltrarsi troppo nella stagione autunnale la cui normale piovosità renderebbe più difficoltoso l’estirpo; nel frattempo, essendo ripresa l’attività vegetativa della pianta, va progressivamente diminuendo il grado zuccherino e, dunque, la qualità del raccolto». «Marco Marani del Gruppo Italia zuccheri continua Bosco ci ha rassicurato che, essendo ultimata la campagna saccarifera in Friuli, che ha la precedenza poiché il prodotto è conferito via treno, sarà sicuramente velocizzata anche la consegna delle bietole del Polesine. Come Coldiretti auspichiamo che effettivamente la raccolta si intensifichi e sia scongiurato il pericolo di terminare la campagna a novembre, come si teme da parte di molti».
Bosco (Coldiretti)
-
IL GAZZETTINO di Padova – LUNEDI’ 29 SETTEMBRE 2008
Si è trovato da solo a votare un progetto
Piove di Sacco – Si è trovato da solo a votare un progetto edilizio figlio della passata amministrazione di cui era sindaco. Gli allora suoi assessori e consiglieri o non si sono presentati in aula consiliare, oppure non hanno partecipato al voto. Così Carlo Valerio, ex sindaco del centrodestra e attuale capogruppo di Alleanza nazionale, prima ha coerentemente votato il progetto norma n. 27 che la passata amministrazione da lui guidata aveva inserito nella variante Nuovi Percorsi e poi si è dimesso. Il progetto edilizio in questione è inserito tra via S.Antonio e piazzale S.Giustina, area che in precedenza era stata individuata come parcheggio per l’edificazione di via Gauslino. Ad innestare la miccia che ha riscaldato la sala consiliare e che ha portato alle dimissioni di Valerio ci ha pensato l’attuale assessore all’Edilizia privata Giorgio Bovo. Dapprima ha spiegato gli aspetti tecnici del progetto, vale a dire i 6.167 metri quadri con 3.300 mc di edificazione e le aree destinata a standard e alla viabilità. Poi è entrato nel merito politico della vicenda dicendo che il progetto vede un coinvolgimento per rapporti di parentela di uno degli attuali consiglieri di minoranza considerato che l’iter è iniziato nel 2000 quando assessore all’Edilizia Privata era l’attuale capogruppo di Forza Italia Giorgio Meneghello e già allora la proprietà del mappale 423 era della società FinValli riconducibile alla famiglia Meneghello , e attualmente proprietaria di questo mappale è Barbara Meneghello . Per amministrare in forma etica- ha concluso Bovo – non basta astenersi o non partecipare al voto, ma amministrare la cosa pubblica nell’interesse di tutti e non di qualcuno. Dopo aver votato la delibera Carlo Valerio ha fatto il suo ultimo intervento in consiglio comunale: Sono ancora convinto della bontà e sulla opportunità urbanistica e tecnica del progetto, mi rammarico di non aver controllato fino in fondo e che gli uffici non mi abbiano esplicitato alcuni aspetti, da parte mia ero in perfetta buona fede. Ringrazio tutti e me ne vado. La delibera è comunque risultata approvata.
di : Gianni Patella
-
Il MATTINO di padova – DOMENICA, 28 SETTEMBRE 2008
Manifestazione per la sicurezza
PONTELONGO. Centrodestra in piazza per la sicurezza. Si svolgerà nel corso della mattinata di oggi la manifestazione organizzata dalla Lista Civica di Pontelongo e dalla Lega Nord per richiamare l’attenzione sul tema della sicurezza dopo i recenti fatti accaduti in paese. Un’occasione – secondo gli organizzatori – per ribadire le forti preoccupazioni per il dilagare della criminalità. Nell’occasione saranno raccolti i questionari distribuiti a tutte le famiglie che hanno l’obiettivo di cogliere il grado di percezione del problema da parte dei residenti. Hanno già dato la loro adesione, tra gli altri, l’onorevole Fiippo Ascierto e il consigliere regionale Leonardo Padrin. «Non è nostra intenzione – concludono i coordinatori – creare sensazionalismi ma coinvolgere i cittadini di Pontelongo». La preoccupazione per questi temi è sempre molto alta.
di : (al.ces.)
-
Il GAZZETTINO di Padova – DOMENICA, 28 SETTEMBRE 2008
PONTELONGO – Sicurezza, An e Lega in piazza
Il Pdl e la Lega Nord di Pontelongo organizzano, stamattina, una manifestazione in piazza a Pontelongo sui temi della sicurezza. A tutti i presenti sarà distribuito un volantino da compilare in forma anonima per stimare la percezione delle problematiche legate alla sicurezza.
di : (fe.be.)
-
Il GAZZETTINO di Padova – DOMENICA, 28 SETTEMBRE 2008
Arzergrande Sarà la firma di un’ordinanza di sgombero …
Arzergrande – Sarà la firma di un’ordi nanza di sgombero del campo sosta di via Marconi a mettere la parola fine ai rapporti tesi tra l’amministrazione comunale e la famiglia di nomadi che vive da anni in paese. Lo stesso documento, che il sindaco Cesarina Foresti aveva annunciato qualche mese fa, sarà firmato probabilmente gli ultimi giorni di novembre, al termine della misura restrittiva che obbliga il capofamiglia a rimanere nel campo sosta. Nel frattempo il sindaco continuerà ad avere una particolare vigilanza dai parte dei carabinieri, dopo che i rapporti tra lei e la famiglia in questione si sono fatti sempre più tesi negli anni. «Sono scortata nel senso che i carabinieri passano più volte al giorno nella via dove abito spiega Cesarina Foresti . Una volta avevo dei muratori a casa per dei lavori e, notando il passaggio frequente dei carabinieri, mi hanno chiesto preoccupati se per caso passavano così spesso perché avevano dubbi sulla loro regolarità. Questo per capire che il “movimento” si nota e in paese lo sanno tutti». «Se devo andare in municipio o da qualche altra parte ci vado da sola chiarisce il sindaco -. È solo un occhio di riguardo che i carabinieri hanno nei confronti della mia abitazione». Tuttavia il sindaco ci tiene a fare dei di stinguo: «Io non sono assolutamente contro i nomadi ma solo contro chi non rispetta le leggi, siano essi cittadi ni di Arzergrande o di qualsiasi altra provenienza sociale. Fino agli anni ‘90 il Comune ospitava nello stesso campo una famiglia ben inserita in paese, i loro figli andavano a scuola, frequentavano l’azione cattolica, i ragazzi del paese andavano a trovarli in campo e insieme cantavano e suonavano la chitarra. Eravamo così positivi che quando sono andati via e questa attuale famiglia ci ha chiesto di venire non abbiamo esitato ad accoglierli. Ma stavolta non è andata allo stesso modo». Altri sindaci del Piove se hanno perso il sonno più di una notte per situazioni legati ai nomadi . Giovanni Bettini, a Legnaro, è riuscito a capovolgere una questione sociale piuttosto delicata smantellando il campo di via Rovigo e assegnando alle famiglie degli alloggi popolari dove vivere. «Parallelamente il Comune ha avviato dei progetti di integrazione, con delle educatrici che seguivano nei compiti a casa i bambini rom e le loro famiglie aggiunge Bettini -. Le cose sono migliorate». Idem a Piove di Sacco , dove una famiglia di nomadi è risultata assegnataria, già alcuni anni fa, di un appartamento nel quartiere Sant’Anna. «Non abbiamo mai avuto gravi problemi di integrazione afferma il sindaco Mario Crosta -. Anzi, la famiglia si è ben inserita e solo sporadi camente c’è stata qualche lamentela da parte del vicinato perché, in occasioni speciali, riceveva numerosi parenti e si creava un po’ di confusione. Ma si tratta di normalissimi problemi di condomino che abbiamo tutti».
di : Fe.Be.
-
IL MATTINO di Padova – VENERDI’ 26 SETTEMBRE 2008
Giunta Valerio sotto accusa per i condomini Il terreno è della figlia dell’ex vicesindaco
PIOVE DI SACCO. Seduta incandescente l’altra sera a palazzo Jappelli per il consiglio comunale chiamato a esprimersi sull’approvazione di alcuni interventi urbanistici. Il consigliere comunale Carlo Valerio, lasciato completamente solo dai suoi alleati a difendere il Piano Norma 27 – una lottizzazione introdotta nel Prg con la Variante Nuovi Percorsi partorita dalla giunta dello stesso Valerio qualche anno fa – alla fine della riunione ha rassegnato le proprie dimissioni. Il problema? Fra i comproprietari del terreno, reso edificabile dall’allora maggioranza di centrodestra, c’è la figlia di Giorgio Meneghello, attuale consigliere comunale (Forza Italia) e all’epoca vice sindaco, nonché assessore all’Edilizia. Che nell’aria si fiutasse qualcosa di strano era evidente l’altra sera nella sala della Magnifica Comunità: all’ordine del giorno c’erano per lo più approvazioni di interventi urbanistici. I banchi della minoranza erano desolatamente vuoti. C’erano solo Valerio, Meneghello e Giorgio Tortolato. Assenti tutti gli altri esponenti di Forza Italia e Alleanza nazionale. Non a caso. Le grane sono emerse allorché l’assessore Giorgio Bovo ha illustrato il Piano Norma 8 e il Piano Norma 27. Così Bovo ha sottolineato che, sì, si chiedeva di approvare l’ennesima cementificazione, ma che questa volta le responsabilità andavano ricercate nella precedente giunta. «La Variante Nuovi Percorsi – ha precisato Bovo – è stata fatta dai nostri predecessori e dall’allora minoranza di centrosinistra era stata contestata. In particolare nel Piano Norma 27 emerge che fra i firmatari della convenzione per l’urbanizzazione vi è la figlia del consigliere Meneghello, allora vice sindaco». Valerio ha tentato di salvare capra e cavoli, ma l’operazione non gli è riuscita. «Mi trovo di fronte a un imbarbarimento della politica con la maggioranza che presenta una delibera che ha approvato in giunta e che qui invece non vota – ha accusato Valerio – e che ha messo in atto un linciaggio contro Meneghello accusandolo di aver curato interessi propri. Personalmente all’epoca non conoscevo i proprietari del terreno, anche perchè avevo chiesto agli uffici tecnici di informarmi di situazioni che coinvolgessero gli amministratori e non ho mai ricevuto segnalazioni. Ho sbagliato a non indagare e a fidarmi, rendendomi responsabile di una leggerezza grave. Dall’altra parte – ha continuato l’ex primo cittadino – trovo esecrabile il comportamento dei miei colleghi di minoranza che allora sostennero la Variante e oggi non sono qui per votarne l’attuazione. Mi rendo conto di non essere tagliato e attrezzato per questo tipo di politica e me ne vado». Così Valerio ha suggellato il suo addio alla scena politica. «Credo che ne esca bene la persona – ha commentato il sindaco Mario Crosta – non invece la sua politica. Non metto in dubbio la buona fede, ma quando la Variante fu votata in consiglio comunale da Valerio e i suoi, noi della minoranza rilevammo i conflitti di interesse che c’erano, così come abbiamo sempre denunciato gli oltre 400 mila metri cubi di edificazioni introdotti». Dure le reazioni da parte di Forza Italia. Giorgio Tortolato spiega: «Da mesi stiamo lavorando insieme ad Alleanza nazionale affinchè questi problemi non debbano più crearsi. Fatta salva la buona fede, non è accettabile da un punto di vista etico che si avvallino queste scelte. Ho già chiesto, infatti, a Meneghello di presentare le dimissioni». Oggi, quindi, sono gli stessi esponenti del centrodestra a dire che qualcosa non andava nella politica che ha ispirato la giunta di Carlo Valerio. Ne prendono le distanze. Forse un po’ in ritardo.
-
Il MATTINO di padova – GIOVEDI’, 25 SETTEMBRE 2008
I ragazzi del servizio civile presentano l’attività svolta
PIOVE DI SACCO. «Un anno fra i libri»: questo il titolo dell’iniziativa che vede protagonisti stasera alle 21 al Filarmonico i ragazzi del servizio civile (nella foto). Dopo un anno di lavoro nelle biblioteche di Piove, Pontelongo e Sant’Angelo, Laura Buso, Manuela Ciccarese, Elena Meneghin, Rossella Miante, Michela Guglielmo, Silvia Mantovani, Alice Morandin, Mariagiulia Munaretto e Lorenzo Tecchio presentano due video che illustrano le attività svolte. La prima proiezione è un’intervista a Mislosc Voutinich, attore ruzantiano che collabora con la biblioteca. La seconda è incentrata sul servizio civile e le opportunità che offre.
di : (e.l.)
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 24 SETTEMBRE 2008
Produzione bieticola in crescendo
PONTELONGO. E’ positivo il bilancio della prima parte della stagione bieticola. Lo comunica il gruppo Co.Bro.B, proprietario dello stabilimento e leader nazionale della produzione di zucchero con il 56% della quota complessiva. Nonostante le abbondanti piogge della tarda primavera, seguite da un periodo di assenza di precipitazioni e da elevate temperature (aspetti non favorevoli alla coltura della bietola), la campagna saccarifera per i bacini che fanno capo agli zuccherifici di Minerbio (Bo) e Pontelongo sta procedendo con regolarità e buoni risultati. La produzione di barbabietole finora è stata caratterizzata da una buona resa produttiva per ettaro, sia dal punto di vista delle quantità della coltura sia per il buon contenuto di zucchero. Il saccarosio ha raggiunto in media le 9,5 tonnellate per ettaro, con punte di eccellenza oltre le 12 tonnellate. La produzione di zucchero e dei coprodotti derivati dalla barbabietola (melassa e polpe) sta rispettando le previsioni, così come la consegna delle barbabietole agli stabilimenti sta pienamente rispettando la programmazione di inizio campagna. Nelle prime tre settimane di agosto, lo stabilimento di Pontelongo ha mantenuto un ritmo contenuto per via del collaudo delle recenti innovazioni tecnologiche. Superata la fase di rodaggio la lavorazione è continuata a pieno regime.
di : (Alessandro Cesarato)
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 23 SETTEMBRE 2008
Il Consiglio provinciale si è riunito a Codevigo per discutere le ricette urgenti utili a bonificare i conti della società – La Provincia vuole ridurre il debito – Approvato il nuovo statuto: la società deve aprire alle banche
CODEVIGO. Il consiglio provinciale ha approvato ieri il nuovo statuto di Cosecon, accompagnato da una mozione presentata da alcuni esponenti del Partito democratico che chiedono che la società rientri al più presto nelle sue più specifiche funzioni, il cambio della dirigenza, l’individuazione di una via d’uscita alla crisi e l’impegno a svolgere un controllo efficace sull’operato della società con sede a Conselve. Approfittando di una mite giornata di inizio autunno, il consiglio si è riunito al Cason delle Sacche di Codevigo, in mezzo a Valle Millecampi, un edificio che la stessa Provincia di Padova ha acquistato e ristrutturato e dove è stato anche realizzato un ecomuseo. Il presidente Vittorio Casarin ha affrontato di petto la spinosa questione Cosecon: «La realtà della società del Conselvano è drammatica e lo è soprattutto in prospettiva del suo futuro. La Provincia di Padova è entrata nella società per non disperdere le risorse del territorio – ha sottolineato Casarin – ma ora è necessario rimettere la società in carreggiata. Il patrimonio di Cosecon è di 120 milioni di euro, e ce ne sono 85 di debiti. La proposta è di abbassare l’esposizione della società a 70 milioni di euro. C’è poi il problema che la redditività del capitale non è in grado di coprire le rate sui tassi di interesse del debito. La medicina è una sola: modificare lo statuto per rendere la società più snella, sganciando gli enti locali dalla managerialità dell’azienda. Per annullare il debito bisogna trasferire i capitali di Cosecon in un fondo di cui siano partecipi le banche, così non si dovranno pagare gli interessi». La proposta di Casarin è stata criticata da Paolo De Marchi e Roberto Magnarello, rispettivamente di Verdi e Rifondazione Comunista: per il primo si interviene tardivamente «giusto per salvare il salvabile, senza tener conto dei tanti problemi di Cosecon, dalle cariche plurime per sindaci e assessori alle speculazioni messe in atto con lo sviluppo delle zone industriali». Per Magnarello «si risana con soldi pubblici il danno prodotto da privati». Mariano Schiavon del Pd ha richiamato la responsabilità della maggioranza di centrodestra, che ha sempre avvallato le decisioni inerenti Cosecon. Infine Dino Scantamburlo, sempre per il Partito democratico, ha proposto la mozione con cui si chiede di far rientrare le attività di Cosecon nel territorio di competenza, perseguendo la mission stabilita dai soci, la sostituzione della dirigenza e l’impegno da parte della Provincia a svolgere un’azione di vigilanza e di verifica periodica sull’operato della società.
di : ELENA LIVIERI
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 23 SETTEMBRE 2008
LO SCENARIO – San Pietro Viminario ieri ha detto «no» Domani l’assemblea dei soci decisiva
CONSELVE. La Provincia getta il «salvagente» a Cosecon con il via libera al nuovo Statuto, ma fra i sindaci c’è chi prende la direzione opposta e annuncia il proprio voto contrario e l’intenzione di uscire dalla società. E’ il caso di Lori Bagatella di San Pietro Viminario, che ieri sera ha fatto approvare dal consiglio comunale un ordine del giorno contro il nuovo statuto. Non solo: viene ribadita la volontà di uscire dalla Spa mettendo in vendita il proprio pacchetto azionario, il 2,4 per cento, poco più di mezzo milione di euro. Poi c’è l’incognita delle presenze all’assemblea, che richiede la partecipazione del 50 per cento più uno dei soci per essere valida. Dopo la bufera dell’estate scorsa con le inchieste giudiziarie e gli arresti la società, d’accordo con i soci storici, la Provincia, la Regione e le sempre più influenti banche, decidono di voltare pagina. Scontato il voto favorevole della Provincia, che nella nuova compagine ha riversato lo scorso anno altre risorse aderendo all’aumento di capitale che ha portato la sua partecipazione al 4,20 per cento, per un valore di un milione di euro, oltre ai 900 mila euro versati dalla propria finanziaria, la Finser. Domani sarà il giorno decisivo. Il nuovo statuto. Il documento, che dovrebbe essere approvato domani dall’assemblea dei soci della Spa, prevede il cambio del nome in «Attiva Spa», che sta per Agenzia per la trasformazione territoriale in Veneto, ma soprattutto segna l’inversione di rotta della società, che metterà definitivamente da parte il proprio impegno in settori come l’ambiente e l’energia, avventure che in questi anni hanno portato solo debiti e un mare di guai, anche giudiziari. La società controllata per la maggioranza dagli enti pubblici, ma con una sempre più determinante presenza delle banche e di Veneto Sviluppo, si occuperà quasi esclusivamente dell’urbanizzazione di aree industriali e produttive e del recupero di ex stabilimenti, cercando d’intercettare i nuovi finanziamenti comunitari stanziati per questi interventi. Saranno via via cedute invece le altre partecipazioni, da quella nel settore gas con la vendita, non priva di difficoltà, di Veneto Distribuzione, alla quota di partecipazione in Progetto Sviluppo Ambiente, l’ex Trasporti Ecologici, alla quale Cosecon deve il bilancio negativo dello scorso anno. Il consiglio d’amministrazione sarà più snello, sette componenti invece degli attuali undici, e le incompatibilità saranno più severe. Neppure i consiglieri provinciali o comunali potranno essere amministratori della società con sede a Conselve. L’incognita dell’assemblea. Dopo il via libera allo statuto della Provincia e dei Comuni soci, domani pomeriggio è convocata l’assemblea, alla quale però dovranno partecipare almeno la metà più uno dei 135 soci. Vale a dire che i presenti dovranno essere almeno 68, altrimenti lo statuto non potrà essere modificato. I soci che detengono una quota superiore all’1 per cento sono appena 19 e insieme controllano il 94 per cento del capitale. Ma stavolta non basta: dovranno partecipare anche gli altri, altrimenti salta tutto. Ieri sera i sindaci dei Comuni del patto di sindacato si sono ritrovati per cercare di mantenere una posizione unitaria e convincere a partecipare anche i Comuni con quote minoritarie. Da parte sua il presidente Paolo Giopp ha più volte ribadito di voler rassegnare le dimissioni, anche nel caso in cui lo statuto non dovesse essere approvato per mancanza del numero legale. In tal caso la società dovrà anche trovarsi un nuovo presidente.
di
Nicola Stievano)
-
IL MATTINO di Padova – DOMENICA, 21 SETTEMBRE 2008
Pontelongo – L’insegnamento di Luigi Bozzato
La vita prima o poi finisce. Questo è un verdetto valido per tutti. Nonostante ciò, la morte lascia un vuoto incolmabile, un senso di smarrimento e di perdita. Queste sono le sensazioni che si potevano avvertire lunedì 8 settembre 2008, quando una chiesa gremita di persone ha accompagnato il signor Luigi Bozzato, abitante di Pontelongo ed ex deportato dei campi nazisti di Dachau e Mathausen, al tanto meritato paradiso. Sono una ragazza di 25 anni ed ho avuto la grande fortuna di conoscere Luigi e di partecipare ad uno dei suoi tanti viaggi in Germania. Il mio è un grazie a Luigi, per tutto ciò che mi ha umanamente comunicato e che mi ha, seppur involontariamente, insegnato. Il perdono, il rispetto per la mamma, che egli sempre con commozione ricordava, il suo «non dimenticare mai» hanno infatti rappresentato per me, e credo per tante altre persone, una grande lezione di vita. Luigi ha dato tanto a tutti, ha fatto della sua vita una «missione del ricordo»: ha raccontato della sua atroce sofferenza, delle sue notti in bianco quando, come diceva lui, «le anime dei miei compagni internati mi chiamavano», della morte, della fame e delle ingiustizie che toccava con mano nei lager. Ha lasciato il suo segno indelebile nelle scuole, quando tanti studenti hanno ascoltato la sua testimonianza, ha fatto della sua casa un museo, come se tutte le persone che andavano a trovarlo dovessero «per forza» ricordare. La mia speranza è che nessuno dimentichi mai Luigi, come persona, ed anche perché «con lui se ne va un pezzo di storia», per riportare le parole del sindaco di Pontelongo Federico Ossari. Altra mia speranza è che non ci si dimentichi mai di ciò che il nazismo ed anche il fascismo, a mio parere, hanno rappresentato: una macchina di morte, di distruzione, di violenza e violazione dei diritti dell’uomo e quindi anche della libertà di essere ed esistere nella propria diversità. Spero di cuore che tutti, ma soprattutto noi giovani, continuiamo la missione di Luigi, ogni giorno, attraverso le nostre scelte di vita, nel rapporto con gli altri e nel rispetto degli altri. Un ricordo va a Luigi ed anche alla sua amata Giovannina, che con tanto amore e devozione l’ha compreso nei suoi tormenti e l’ha sostenuto nel suo percorso di vita. Ciao, Luigi e grazie.
Laura Lunardi Pontelongo
-
IL MATTINO di Padova – SABATO, 20 SETTEMBRE 2008
SOS DA CHIRURGIA Fino a cinque mesi d’attesa per un piccolo intervento
PIOVE DI SACCO. Cinque mesi per un piccolo intervento di chirurgia, invece di un mese come prevedono i parametri regionali: a tanto arriva la lista d’attesa all’ospedale Immacolata Concezione. Saverio Marino, medico chirurgo e segretario provinciale della Cisl Medici, punta l’indice contro i codici di priorità, un sistema che non funziona. Ma denuncia pure la carenza di personale, di strutture idonee e strumentazioni. E senza il primario, andato in ferie in vista del pensionamento, non possono essere garantiti tutti gli interventi. «Le liste di attesa – illustra il dottor Marino – si basano sui codici di priorità. Il problema è che troppo spesso i medici di base per accontentare i propri pazienti indicano la priorità massima anche quando non c’è». «Le priorità – sottolinea il segretario della Cisl Medici – non tiene conto di dati soggettivi del paziente, ad esempio il fatto che è anziano, che a casa ha persone da curare, che non si può muovere in autonomia. Rilevano solo i dati clinici che vengono inseriti nel programma del computer con il codice di priorità e in automatico l’intervento passa al primo posto libero. Non è una questione di poca sensibilità o scarso buonsenso da parte nostra, cosa di cui siamo stati accusati nelle scorse settimane per il caso di un anziano il cui intervento era stato fissato a febbraio. A Piove la lista di attesa è di cinque mesi, conferma Marino, e i motivi di un ritardo così grave sono diversi: «Siamo sei medici e dobbiamo gestire il reparto, seguire l’ambulatorio, il pronto soccorso, l’endoscopia, la sala operatoria quattro giorni la settimana e un giorno i piccoli interventi di chirurgia. Manca organico, così come mancano gli spazi. Abbiamo a disposizione solo una sala operatoria al quarto piano. Ed è carente anche la strumentazione. Da due anni abbiamo chiesto un elettrobisturi e non è ancora arrivato. Invece nel reparto di odontoiatria di comunità ci sono più poltrone che alla clinica padovana. Mi sembra uno spreco di risorse anche perché quel servizio è riservato ai disabili che non sono tanti, mentre gli utenti di chirurgia sono molti. E ora noi siamo anche senza primario. Il dottor D’Amico deve andare in pensione a febbraio ma ha cinque mesi di ferie da smaltire. Il problema è che solo lui era in grado di eseguire qualsiasi tipo di intervento mentre il resto dei chirurghi ha competenze specifiche. Se arrivano delle urgenze non so se potremo garantire l’intervento, e temo che dovremo chiamare l’elisoccorso e mandare il paziente a Padova». Certo non è una bella prospettiva per gli utenti dell’ospedale.
di Elena Livieri
-
IL GAZZETTINO di Padova – SABATO, 20 SETTEMBRE 2008
IL COLPO E’ STATO MESSO A SEGNO L’ALTRA NOTTE Rubate le grondaie della chiesa di San Nicolò
Piove di Sacco – Dopo cimiteri, case e cantieri edi li, anche la chiesetta succursale di S.Nicolò (esistente sin dal 1165) che nel suo interno accoglie affreschi di scuola Giottesca è entrata nel mirino dei razziatori di rame. Nemmeno i luoghi sacri e storici sfugge alla bramosia dei razziatori di metalli. L’altra notte infatti, ignoti sono arrivati con un furgone nel cui cassone hanno caricato gli scarichi pluviali. Sono quattro quelli asportati e di di verse lunghezze, due sul lato sud e altrettanti sul lato est della chiesetta. A scoprire il furto è stata la famiglia Odorizzi che abita vicino alla chiesetta e ne sono anche i custodi . I ladri non hanno avuto di fficoltà ad eseguire il furto. Con una grossa tenaglia anno aperto i supporti che fissavano le grondaie al muro e poi è bastato uno strattone per staccare le parti inferiori che convogliavano l’acqua piovana sino a terra e poi caricarle sul mezzo. Nei cimiteri piove si in questi mesi sono stati portati via i fregi in rame o bronzo delle tombe, anche qui le grondaie in rame delle tombe di famiglia e le statue. Considerate le continue razzie di metalli “preziosi”, vien da chiedersi se sia il caso di piazzare degli impianti di allarme anche per salvaguardare le grondaie delle case e delle chiese.
di : Gianni Patella
-
IL MATTINO di Padova – VENERDÌ, 19 SETTEMBRE 2008
Quasi terminati i lavori a Pontelongo Vicolo Foscarini e via Nova risplendono
PONTELONGO. Finalmente sono in fase di conclusione i lavori di sistemazione di vicolo Foscarini e di via Nova. Un sospiro di sollievo per l’amministrazione, che si è trovata ad affrontare qualche ostacolo burocratico di troppo, e soprattutto per i cittadini per i quali si sono allungati non poco i periodi di disagio. «Chiunque ricordi in che condizioni versava vicolo Foscarini solo qualche mese fa – premette l’assessore ai Lavori pubblici Adriano Burattin – stenterà a riconoscere questa strada a lavori ultimati». «Certo – continua – i tempi di realizzazione si sono allungati più del previsto. Purtroppo siamo incappati in una primavera piovosa come non accadeva da anni. In aggiunta c’è stato il cambio nella gestione dell’acquedotto con le conseguenti novità nel modo di procedere con i lavori. A tutto questo va sommata la condizione in cui versava la strada, tanto disastrosa quanto imprevedibile». Un altro importante risultato è stato quello del rifacimento del manto stradale di via Nova, che altro non è che un tratto della Sr Piovese. «Finalmente la Regione – spiega l’assessore – ha sanato una situazione molto delicata. Via Nova è sottoposta all’altissimo traffico della movimentazione merci dello zuccherificio e della limitrofa zona artigianale. Anche una piccola crepa del fondo stradale diventa oggetto di moltiplicazione esponenziale dei rumori e già da alcuni anni di crepe ce ne erano molte». «Contemporaneamente – conclude Burattin – abbiamo installato un nuovo impianto di illuminazione dell’incrocio semaforizzato, garantendo maggiore sicurezza nella viabilità. L’intervento però non è ancora ultimato: sarà, infatti, ridisegnato il sistema di canalizzazione del traffico in corrispondenza del semaforo per favorire le manovre di cambio di direzione dei mezzi pesanti che vi transitano».
di : (Alessandro Cesarato)
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 17 SETTEMBRE 2008
PONTELONGO. Proteste dei residenti in via Dante – «Martiri del traffico diretto allo zuccherificio»
PONTELONGO. «Sono esasperato. Sono oramai più di quaranta giorni che non riesco più a dormire a causa del passaggio continuo di mezzi a tutte le ore della notte». Usa queste parole Mario Salin per descrivere una delle tante difficoltà di abitare in via Dante, ovvero la strada che porta all’ingresso dello zuccherificio (nella foto in alto). «Ogni anno – spiega Salin – prima dell’inizio della campagna saccarifera richiamo inutilmente l’attenzione dell’amministrazione sulle condizioni del manto stradale che inevitabilmente, a causa dell’intenso traffico pesante, ha bisogno di una manutenzione continua. Le vibrazioni emesse dai camion che transitano su una superficie stradale piena di buche e rattoppata (un esempio nella foto a destra), infatti, vengono decisamente amplificate». Le problematiche di chi abita in via Dante sono tuttavia molte altre. «Fino a qualche anno fa – spiega il residente – nel corso della notte il traffico subiva una tregua. Ora ci sono mezzi pesanti a tutte le ore». «Oltre al disturbo – continua – le vibrazioni dei camion creano danni strutturali agli edifici. Più di qualche volta si staccano calcinaci dai muri. Per non parlare della sicurezza stradale. Molti camionisti pestano sull’acceleratore non rendendosi forse conto di transitare in una strada secondaria, con un marciapiede in pessimo stato e con la presenza di un supermercato a ridosso del ciglio stradale». «Ho la sensazione – aggiunge – che chi abita in questa via sia stato dimenticato e sacrificato. L’amministrazione si dimostra poco presente. Abbiamo chiesto, infatti, qualche intervento di asfaltatura, la presenza di controlli della polizia municipale ed anche richiamato l’attenzione sulla qualità dell’aria vista l’alta concentrazione di gas di scarico. Nessuno però sembra volere prendere in considerazione le nostre preoccupazioni». «In via Dante – conclude amareggiato Salin – vivono oramai soltanto anziani e molti extracomunitari. Io rimango in questa casa solo perché ci sono legato affettivamente. Mio figlio invece, appena ha potuto, è andato a vivere altrove. Una scelta che anche altri giovani di Pontelongo si sono trovati a fare».
di : (Alessandro Cesarato)
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 17 SETTEMBRE 2008
Italia Zuccheri, in trenta contro il rischio amianto
PONTELONGO. Trenta lavoratori dello stabilimento Italia Zuccheri di Pontelongo (in tutto 150) sono in pericolo di vita solo perché Il Tribunale di Padova non ha ancora assegnato, dopo 14 mesi, ad un altro magistrato il fascicolo della vertenza amianto, seguita dalla Cgil, che era stato affidato ad un giudice assente per maternità. In pratica la causa, intentata dalla Cgil a favore di trenta dipendenti dello zuccherificio ex-Montesi per ottenere i benefici previdenziali previsti dalle normative vigenti (6 mesi di abbuono ogni 12), (che, però, trova l’opposizione da parte delI’Inps!), è bloccata da oltre un anno solo perchè il Tribunale non ha ancora riassegnato il fascicolo ad un altro giudice. «E’ un caso sindacale-giudiziario unico in Italia – spiega Delfino Bergamin, segretario provinciale della Flai-Cgil -. Da pochi giorni è stato nominato il nuovo presidente del Tribunale. Mario Fabiani è una persona d’indubbia fede democratica. Ci rivolgiamo direttamente a lui perché sia risolta il prima possibile questa vicenda che rischia di avere effetti nefasti sui trenta lavoratori interessati dello stabilimento di Pontelongo. «Ed ancora: «Gli operai coinvolti in questa brutta storia che, purtroppo, sono stati a contatto con l’amianto prima della legge 257/92 (quando l’uso del minerale killer fu proibito dappertutto) rischiano di morire prima di andare in pensione per asbestosi o mesotelioma pleurico. Se, come è già successo a Rovigo in una vicenda giudiziaria analoga, si fissano le udienze ed i giudici daranno ragione ai lavoratori, i diretti interessati potranno andare in pensione in tempi brevi e curarsi con maggiore efficacia nei presidi sanitari di competenza».
di : (f.pad.)
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 17 SETTEMBRE 2008
Con le nuove regole Phone-center in picchiata Da 90 a 12
Phone center ridotti da 90 a 12 in città: è l’effetto dell’ordinanza dell’amministrazione, seguita da una legge della Regione Veneto, che ha stabilito regole e modalità per l’apertura di un negozio di servizi di telefonia internazionale. Dalle questioni igieniche alle dimensioni delle cabine: palazzo Moroni ha voluto regolare praticamente ogni aspetto, imponendo ai commercianti, praticamente tutti stranieri, di adeguarsi. Solo in 12 l’hanno fatto, mentre 78 phone center hanno preferito chiudere. L’ordinanza, emanata il 14 settembre 2007, prevede la metratura minima delle dimensioni di cabin
-
IL GAZZETTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 17 SETTEMBRE 2008
Luigi Motta, 65 anni, l’altra sera è stato aggredito nella sua bottega di Arzerello da un bandito con l’ascia «Bersagliato da furti e rapine, ora chiudo» Ieri mattina si è presentato con un manico di scopa e lo spray al peperoncino. «Me li sono portati per difendermi»
Piove di Sacco – L’ascia gli ha sfiorato più volte il viso, mentre il rapinatore che la brandiva gli intimava di consegnargli l’incasso della giornata. Luigi Motta, 65 anni, proprietario della bottega che si affaccia su via Cristo, ad Arzerello, non ce la fa più. Dieci giorni fa era stato minacciato da un individuo con una pistola finta. L’altra sera l’ennesima rapina mentre si accingeva a chiudere l’attività. Ora ha deciso di serrare definitivamente i battenti e godersi la pensione. «Lavoro qua da quando facevo le elementari spiega -. In questo negozio sono cresciuto e ho resistito finora per lasciarlo in eredità a mio figlio. Ma dopo quello che è successo ieri sera ho deciso che non vale la pena rischiare così tanto per guadagnare poche centinaia di euro». Mentre parla gli brillano gli occhi. Alle sue spalle, tra scaffali colmi di sigarette di ogni marca, e una gamma di altri prodotti che va dai “ciuccetti” ai saponi fino alla carta da forno, sbuca un manico di scopa. «Questo me lo sono portato per ogni evenienza. E poi mio figlio mi ha dato anche questo dice estraendo dalla tasca una bomboletta spray al peperoncino -. Dovrebbe servire per spruzzarla negli occhi di qualche malintenzionato». Luigi Motta è la vittima dell’ultima rapina che ha segnato il Piovese, territorio dove i dati riferiti ai reati sembrano in diminuzione, al contrario della insicurezza percepita dai cittadini. A fine luglio l’episodio più eclatante, l’omicidio di un giovane marocchino a Piove, perpetrato dalle mani di un connazionale. Dieci giorni dopo la rapina a mano armata al discount Prix di Pontelongo . Sempre a Pontelongo , poco più di una settimana fa, l’assalto in villa da parte di tre rapinatori che hanno derubato e tenuto in ostaggio i coniugi Bardelle. Il tutto intervallato da furti, spaccate e tentativi falliti. «In tanti anni di attività ormai non conto più i furti e le rapine che ho subito spiega Luigi Motta amareggiato -. Ma quella di ieri sera mi ha davvero spaventato. È entrato un individuo alto con il casco in testa, ha seguito mia sorella che stava innaffiando i fiori qui fuori. Pensavo volesse sigarette ma subito si è messo a urlare di dargli i soldi. Parlava in dialetto veneto. Ha estratto un’ascia come per minacciarmi. Dall’agitazione ho sbagliato a premere i tasti per aprire la cassa e l’ho bloccata. Allora si è innervosito. Pensavo colpisse qualcosa con quell’arma che continuava a brandire. Invece ha strappato la cassa da sotto il registratore e se n’è andato a piedi. Sono uscito in strada per seguirlo, sperando che qualche auto si fermasse. Invece ho visto che all’angolo lo aspettava un complice con uno scooter. E se sono andati. Dopo questo fatto sono crollato emotivamente. Mia sorella, che è più anziana di me, dallo spavento non ha più dormito. Siamo tutti sul chi va là, non è possibile lavorare in questo modo».Dalla vetrina della bottega di Luigi Motta da ieri mattina campeggia un nuovo cartello: “Attenzione. Locale videosorvegliato”, c’è scritto sotto il disegno stilizzato di una telecamera. Che sia vero oppure no poco importa, se questo avvertimento riesce a ridonare un po’ più di tranquillità a Luigi e alla sua famiglia.
di : Federica Bertaggia
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 16 SETTEMBRE 2008
Ascierto, Cortelazzo e Zanon in visita all’ospedale – Incontro con i primari e il direttore per parlare delle schede sanitarie
PIOVE DI SACCO. Gli stati maggiori di Alleanza nazionale hanno visitato ieri mattina l’ospedale Immacolata Concezione per un incontro con i primari e il direttore sanitario: si è parlato della prospettiva di passaggio della struttura in seno all’Usl 16 padovana e soprattutto della necessità che la Regione fissi entro breve le schede ospedaliere. All’incontro hanno partecipato l’onorevole Filippo Ascierto, i consiglieri regionali Piergiorgio Cortelazzo e Raffaele Zanon e i consiglieri comunali Carlo Valerio e Moreno Cipriotto. «Abbiamo manifestato ai primari e al direttore sanitario Lino Battistello – fa sapere Ascierto – l’intenzione di Alleanza nazionale di sostenere l’unione dell’ospedale piovese con Padova, ma anche la volontà di fare chiarezza sui termini di questa unione attraverso le schede ospedaliere. Devono essere fissati i posti letto, i primariati e le eccellenze di questa struttura prima che si voti il passaggio nella nuova Usl. Sarà nostro impegno fare in modo che l’ospedale di Piove possa crescere e non subire defezioni o decurtazioni di fondi. Questo obiettivo – ha assicurato Ascierto – verrà perseguito in consiglio regionale dai nostri esponenti Cortelazzo e Zanon».
di : (e.l.)
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 16 SETTEMBRE 2008
Pioggia record nel week end soprattutto a Correzzola
CORREZZOLA. Pioggia record lo scorso fine settimana a Correzzola, soprattutto verso Cavarzere e Chioggia, dove sono andate sott’acqua vaste aree agricole. «In sola mezza giornata – spiega l’ingegner Giuseppe Gasparetto, direttore del Consorzio di bonifica Adige Bacchiglione – sono caduti tra i 140 e i 200 millimetri di pioggia, pari a 140-200 litri di pioggia ogni metro quadrato: in un solo colpo circa il 25 per cento delle precipitazioni di un anno. Ormai queste violente piogge si ripetono con una frequenza sempre maggiore, anche due-tre volte l’anno». Dodici mesi fa la stessa zona, fino a Mestre, fu colpita da un terribile nubifragio poi, il maggio scorso, un altro fenomeno intenso ha creato non pochi danni e disagi. Secondo gli esperti non si può più parlare di eventi eccezionali, ma di un vero e proprio cambiamento climatico con i quale fare i conti. «Purtroppo – aggiunge Gasparetto – le opere di bonifica, molte delle quali costruite decine di anni fa, non sono in grado di gestire lo smaltimento di enormi masse d’acqua in tempi brevi. Sono quasi vent’anni che abbiamo progettato modifiche agli impianti, interventi ormai urgenti per i quali però le risorse regionali sono insufficienti».
di : (n.s.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 16 SETTEMBRE 2008
Dopo la rapina in villa è emergenza-sicurezza Questionario e una grande manifestazione
Pontelongo – Parlare di sicurezza perché essa non diventi più una piaga sociale. È ciò che hanno deciso di fare i consiglieri di minoranza di Pdl e Lega di Pontelongo , dopo la rapina in villa che si è verificata in paese la scorsa settimana. «Daremo il via ad una campagna di sensibilizzazione sui temi del vivere tranquilli nel proprio paese e nelle proprie abitazioni spiega Emanuele Canova, capogruppo consiliare del Pdl -. La prima iniziativa sarà quella di distribuire a tutte le famiglie un questionario per raccogliere dati ed esigenze sul fronte sicurezza per comprendere le dimensioni del fenomeno. Di pari passo saranno attivati una serie di banchetti informativi che culmineranno, domenica 28 settembre, con un incontro in piazza al quale saranno invitati parlamentari ed esponenti locali di Pdl e Lega». «Purtroppo la rapina che ha visto protagonisti due coniugi pontelongani non è altro che l’apice di una situazione che si protrae nel paese di Pontelongo da alcuni mesi continua Canova – . La lista civica Pontelongo 2004 e LegaNord-Liga Veneta aveva denunciato tale problema con un’interrogazione, a novembre dello scorso anno, ricevendo una risposta evanescente». Secondo Canova «la situazione è al limite in tutta la Saccisica. Per quanto riguarda Pontelongo da tempo sollecitiamo il nostro sindaco ma le nostre indicazioni vengono considerate sempre delle provocazioni». Incalza il capogruppo consiliare della Lega, Donatello Magagnato: «I temi della sicurezza e dell’incolumità sono imprescindibili da parte dei comuni che devono utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal governo, al fine di tutelare le comunità locali dai delinquenti».
di : (Fe.Be.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 16 SETTEMBRE 2008
PIOVE DI SACCO. IERI LA VISITA DI ZANON, CORTELLAZZO E ASCIERTO – Ricognizione di Alleanza nazionale all’ospedale
Piove di Sacco – Alleanza Nazionale ha iniziato ieri la sua ricognizione all’ospedale di Piove di Sacco . I consiglieri regionali Piergiorgio Cortellazzo e Raffaele Zanon, accompagnati dal deputato Filippo Ascierto e dai consiglieri comunali Carlo Valerio e Moreno Cipriotto si sono incontrati con il di rettore sanitario dell’Asl 14 Lino Battistello e con alcuni primari. «In un secondo tempo – spiega Zanon – faremo il giro per i reparti e le case di riposo per conoscere a fondo le potenzialità della sanità piove se in quanto vogliamo sia tutelata nel suo passaggio con l’Asl 16. Prima del voto da parte del consiglio regionale riteniamo sia assolutamente prioritario che si stabiliscano le schede di dotazione dell’ospedale, i reparti, le apicalità ed i servizi che dovrà mantenere per assicurare una buona e qualificata sanità nel territorio». Piergiorgio Cortellazzo rilancia: «Ora che non c’è più il di lemma se Piove debba accorparsi con Padova o con Monselice in quanto abbiamo ritirato la nostra proposta per l’Asl salsicciotto Piove -Este-Monselice, è molto importante che il consiglio regionale prenda atto dell’attuale dotazione dell’ospedale piove se, pertanto chiederemo che ci sia una sinergia tra l’Asl 14, l’Asl 16 e il di partimento regionale alla sanità, prima di dell’atto formale da parte del consiglio veneto. Senza di questo noi non ci prenderemo la responsabilità di votare la legge presentata da Regina Bertipaglia e compagni. Sappiamo che da anni esiste una forte sperequazione di Chioggia nei confronti dell’ospedale piove se per questi ci batteremo perché questa situazione non si ripeti in vista del passaggio dell’ospedale piove se con quello di Padova».
di (g.p.)
-
IL MATTINO di Padova – DOMENICA, 14 SETTEMBRE 2008
Una poltrona per cinque candidati Il Pdl si prepara alla grande sfida – SINDACO FORZISTA Questa ora sembra l’unica certezza Ad An la carica di vice ma è difficile trovare l’accordo con la Lega
PIOVE DI SACCO. A circa otto mesi dalle elezioni amministrative iniziano a trapelare alcuni nomi dei possibili candidati alla poltrona di sindaco nelle fila del centrodestra. Questa volta pare che Forza Italia l’abbia spuntata su Alleanza nazionale che, almeno fino alla scorsa tornata elettorale, ha potuto esprimere un suo candidato sostenuto anche dagli azzurri, lasciando a questi il posto di vice sindaco. L’anno prossimo le parti dovrebbero essere invertite. Da voci di piazza, pare che domani scada il termine fissato dal direttivo piovese di Forza Italia per presentare il proprio curriculum in vista della candidatura a sindaco. Cinque i nomi che rimbalzano da qualche giorno di bocca in bocca: Regina Bertipaglia, Fabio Ferrara, Alberto Canova, Giovanni Ferrara e Alessandro Marcolin. Bertipaglia è consigliere regionale. Canova è consigliere comunale di minoranza, ed è stato assessore ai Servizi sociali nella giunta guidata da Carlo Valerio. Fabio Ferrara era capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale nella passata legislatura, periodo durante il quale ricopriva anche la carica di coordinatore del circolo azzurro. Giovanni Ferrara è stato durante la giunta Valerio presidente del Bacino Padova 4 per la gestione dei rifiuti e precedentemente anche consigliere comunale. Alessandro Marcolin, 62 anni, primario di psichiatria all’ospedale di Dolo da poco in pensione, è la vera new entry fra i papabili di Forza Italia per la candidatura a primo cittadino. Marcolin, che da molti anni non calca la scena politica, nasce come socialista, partito di cui è stato capogruppo in consiglio comunale a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta. Il coordinatore azzurro Giorgio Tortolato ritiene improbabile la scelta del candidato tramite le primarie: «Non credo saranno necessarie – ha infatti dichiarato – troveremo la convergenza su un unico nome, una persona da sostenere tutti in modo convinto e unitario. Il nome potrebbe uscire ufficialmente a fine mese». Mentre Forza Italia discute sul suo candidato, Alleanza nazionale deve cercare di ricucire alcuni strappi interni. Pare che al neo presidente del circolo di An Ermes Siorini sia già destinata la carica di vice sindaco. Sul suo nome non sarà però semplice far convergere l’appoggio della Lega e forse nemmeno quello di buona parte degli elettori del suo stesso partito. E i motivi sono presto spiegati: alle ultime amministrative Siorini era candidato sindaco per il Carroccio. Poi è finito fra i banchi della minoranza come consigliere, carica da cui si è dimesso dopo pochi mesi, abbandonando anche la Lega. Poco dopo è entrato in Alleanza nazionale di cui è stato subito nominato presidente di circolo. Così ha scatenato da una parte le ire della Lega, sedotta e abbandonata, e dall’altra quelle di molti militanti di lunga data di An che non hanno gradito la sua rapida ascesa nel direttivo. Nel Pdl i nomi in gioco sono ancora tanti e i nodi da sciogliere pure. Ma in fondo alle elezioni manca ancora qualche mese.
di : (Elena Livieri)
-
IL GAZZETTINO di Padova – DOMENICA 14 SETTEMBRE 2008
Pontelongo – Esposti all’amianto, attendono giustizia
Un centinaio di lavoratori che sarebbero stati esposti all’amianto nello zuccherificio di Pontelongo chiedono al giudice l’applicazione della legge che anticipa l’età pensionabile. Un beneficio al quale si oppone l’Inps. L’udienza non è ancora stata fissata in quanto il giudice competente è in aspettativa per quattordici mesi. La Cgil chiede che il presidente del Tribunale di Padova nomini un sostituto. I colleghi dei lavoratori che risiedono in altre province hanno già ottenuto il riconoscimento.
-
IL GAZZETTINO di Padova – DOMENICA 14 SETTEMBRE 2008
PONTELONGO Un centinaio di lavoratori della Italia Zuccheri rivendica il diritto ai benefici pensionistici, ma l’Inps si oppone. Esposti all’amianto killer in attesa di giustizia La perizia dà ragione agli operai, però la causa è bloccata perchè il giudice si è preso 14 mesi di aspettativa
Pontelongo – Nello stabilimento per la produzione dello zucchero di Pontelongo sono stati esposti all’amianto fino al 1992 un centinaio di lavoratori dell’Ital Zuccheri, impegnati nella manutenzione dell’impianto. L’entrata in vigore della legge che vietava l’utilizzo del materiale ha consentito l’avvio dei lavori di bonifica dell’impianto. La legge 257/92 prevede che in favore dei lavoratori esposti all’amianto da almeno 10 anni, sia anticipata l’età pensionabile. Una decisione basata sul fatto che le persone esposte alle fibre d’amianto hanno una speranza di vita minore rispetto agli altri lavoratori. Questo principio è già stato riconosciuto dai tribunali di tutta Italia. Le motivazioni che stanno alla base di questo diritto sono indiscutibili. L’unica eccezione riguarda il tribunale di Padova. «Il giudice di Padova, chiamato a decidere su questa controversia, non ha ancora fissato la prima udienza. La questione riguarda l’opposizione dell’Inps al riconoscimento dei benefici pensionistici afferma Delfino Bergamin segretario Flai Cgil ma sembra quasi che si voglia attendere che i lavoratori muoiano prima di riconoscere il loro diritto». Il rappresentante dei lavoratori aggiunge: «Il giudice è in possesso della relazione del consulente tecnico d’ufficio che certifica l’avvenuta esposizione dei lavoratori. Pertanto non sarà impresa ardua pronunciarsi sull’accreditamento dei contributi pensionistici aggiuntivi ai lavoratori. Tra l’altro nello stesso stabilimento di Pontelongo lavorano fianco a fianco dipendenti che hanno visto già riconosciuto il loro diritto, ma sono residenti della provincia di Rovigo». L’udienza non viene fissata perché il giudice competente è in aspettativa per 14 mesi. «Le vicende occupazionali del giudice assegnatario della causa continua il sindacalista – non può diventare un ostacolo all’accertamento del diritto dei lavoratori dello stabilimento di Pontelongo . Chiedo con forza che il Presidente del Tribunale di Padova nomini il sostituto affinchè fissi la prima udienza. È impensabile che la vicenda processuale sia rinviata al 2010. La questione è già stata ampiamente discussa e i lavoratori di altre province hanno già ottenuto giustizia».
di : Orfeo Meneghetti
-
IL MATTINO di Padova – VENERDÌ, 12 SETTEMBRE 2008
PONTELONGO. DOPO LA RAPINA Sicurezza, Lega e civica mobilitate
PONTELONGO. Mentre i coniugi Rodolfo Bardelle e Favorita Converso, vittime sabato notte di una rapina nella loro villa di via Villa del Bosco, tentano pian piano di tornare alla normalità, dimenticando i momenti terribili passati sotto la minaccia di pistole e coltello, sulla questione della sicurezza si levano le proteste della minoranza. Emanuele Canova, capogruppo della civica Pontelongo 2004, e Donatello Magagnato della Lega accusano il sindaco di aver sottovalutato il problema. «Purtroppo quello che è successo sabato notte non è altro che l’apice di una situazione che si protrae nel nostro paese da alcuni mesi e che noi abbiamo denunciato con una interrogazione lo scorso novembre, ricevendo dal sindaco una risposta evanescente. La situazione è al limite in tutta la Saccisica – sostiene Emanuele Canova – nonostante da tempo sollecitiamo il sindaco, le nostre indicazioni vengono considerate sempre e solo delle provocazioni». Il capogruppo leghista Donatello Magagnato incalza: «Il tema delle sicurezza e dell’incolumità dei cittadini è imprescindibile da parte dei Comuni, che devono utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal Governo Berlusconi, al fine di tutelare le comunità locali dai delinquenti. Nei prossimi giorni ci mobiliteremo e promuoveremo degli incontri per affrontare la questione della sicurezza con i cittadini e le forze economiche e produttive del paese».
di : (e.l.)
-
IL MATTINO di Padova – VENERDÌ, 12 SETTEMBRE 2008
«Lo smantellamento è iniziato dai primari» Gallo (Pd) legge così i 4 pensionamenti. Bertipaglia (Fi): «Pronti i bandi, verranno sostituiti»
PIOVE DI SACCO. Antonino Oro, Claudio Mongiat, Carmelo D’Amico e Giuseppe Pavanini: sono i primari dell’ospedale Immacolata Concezione, rispettivamente dei reparti di ostetricia e ginecologia, rianimazione e anestesia, chirurgia e ortopedia, finiti sotto la scure della legge Brunetta. La direzione generale dell’Usl 14 ha inviato loro nei giorni scorsi il preavviso di pensionamento. Il provvedimento trova giustificazione su 2 elementi che accomunano i 4 primari, ovvero l’avere più di 62 anni e oltre 40 di contributi. Tuttavia la legge non obbliga al pensionamento i dipendenti pubblici che abbiano tali requisiti, ma offre solo una facoltà. Che è stata accolta a piene mani dalla direzione dell’Usl 14. L’unico caso, per altro, in tutto il Veneto. Motivo sufficiente per destare qualche perplessità nel consigliere regionale Giovanni Gallo che ha già presentato un’interrogazione all’assessore alla sanità per chiedere se non si tratti dell’inizio dello smantellamento dell’ospedale piovese in vista della sua unione con l’Usl 16 padovana. Anche il sindaco di Correzzola Mauro Fecchio non ha preso tanto bene la notizia: «Mentre si sta discutendo della nuova organizzazione dell’Usl e i sindaci chiedono garanzie per l’ospedale, vanno mandati in pensione quattro primari, caso unico in tutto la Regione». Il sindaco Mario Crosta, presidente della Conferenza dei sindaci, l’organo che si rapporta direttamente con la direzione generale dell’Usl 14, mostra invece un cauto ottimismo: «Del provvedimento si era parlato durante l’ultima riunione della Conferenza dei sindaci e nel complesso si era condiviso il metodo di lavoro del direttore generale. Innanzitutto va detto che è stato comunicato ai primari un preavviso di pensionamento di sei mesi e che comunque hanno facoltà di rimanere in servizio con contratti a tempo determinato fino all’assunzione dei sostituti. Questo è garanzia che l’ospedale non perderà alcun primariato ed è quello che ci preme. Va dato atto – aggiunge Crosta – che il direttore Padoan in pochi mesi ha fatto molto per la nostra struttura, dando prova di pragmatismo ed efficienza». Il consigliere Regina Bertipaglia difende a spada tratta il provvedimento: «Risponde appieno allo spirito della legge Brunetta che è quello di svecchiare il sistema. Non è un provvedimento contro i primari, ma per l’ospedale: si vuole dare spazio a nuove professionalità e all’innovazione. Ho verificato di persona che sono già state avviate le pratiche per indire i bandi di assunzione dei nuovi primari, quindi non c’è alcun pericolo che l’ospedale piovese venga impoverito».
di Elena Livieri
-
IL GAZZETTINO di Padova – VENERDÌ, 12 SETTEMBRE 2008
SANITÀ L’ex sindaco Guarnieri giudica eccessiva l’euforia per lo scorporo da Piove – «Ospedale, futuro ancora incerto»
Chioggia – «Ottimismo intempestivo e ingiustificato». Così l’ex sindaco Fortunato Guarnieri giudi ca le affermazioni del sindaco Romano Tiozzo rilasciate dopo la decisione della Quinta commissione del Consiglio regionale che di fatto prepara lo smembramento dell’Asl 14. «Quando, nel 1996, fu costituita quest’Asl ricorda Guarnieri – i brindi si si sono sprecati. Ora tutti a di re peste e corna: il problema però non sta nell’essere con Piove di Sacco o restare da soli in un’Asl 14, peraltro improbabile, ma nella quantità di risorse che si decide di dare alla sanità di Chioggia. Da questo punto di vista al sindaco Romano Tiozzo non è stata data fin qui alcuna garanzia. Anzi: le recenti decisioni della Quinta commissione in fatto di quota capitaria di mostrano che Chioggia è e resta agli ultimi posti». Di sanità si occupa anche il consigliere Giuseppe Casson, componente della maggioranza che ha inviato una lettera aperta al governatore del Veneto, Giancarlo Galan. A Galan il consigliere Casson ricorda una promessa fatta proprio a Chioggia: «Chioggia deve avere una sanità e un ospedale all’altezza della sesta città del Veneto». Il governatore nella stessa circostanza di chiarò il suo personale impegno affinché l’obiettivo potesse essere raggiunto in tempi brevi anche attraverso la costruzione di un nuovo nosocomio. A di stanza di mesi, scrive Casson, «devo amaramente registrare un consistente e preoccupante di vario tra gli impegni da Lei assunti in quell’occasione e le concrete scelte operative della Di rezione generale della nostra Asl». Nel dettaglio, nessuna delle richieste avanzate lo scorso ottobre dal consiglio comunale di Chioggia è stata accolta. Ora l’Asl 14 viene spaccata in due. «È giunto il tempo, quindi conclude Casson – di operare scelte strategiche di reale efficacia che consentano di rendere concreto e attuale il programma» che Galan ha promesso per la sanità di Chioggia.
di : G.B.
-
IL MATTINO di Padova – GIOVEDÌ, 11 SETTEMBRE 2008
Crosta chiede maggiori garanzie per il futuro dell’ospedale
PIOVE DI SACCO. «Prima della discussione in consiglio regionale servono le garanzie per il futuro dell’ospedale piovese»: il sindaco Mario Crosta, pur accogliendo con soddisfazione la notizia che la Vª Commissione regionale ha approvato il passaggio del nosocomio piovese nell’Usl 16 padovana, non demorde sul fronte delle schede ospedaliere. Se l’ospedale Immacolata Concezione dal primo gennaio 2009 dovrà rientrare nell’Usl 16, staccandosi da Chioggia, dovrà farlo con le schede ospedaliere definite: reparti, primariati e dotazioni dovranno essere messi nero su bianco. I consiglieri regionali Piergiorgio Cortelazzo e Raffaele Zanon di An, pur avendo votato a favore del progetto in Vª Commissione, invitano alla calma.
Secondo loro la partita vera si gioca nella discussione del consiglio regionale, cui spetta l’ultima parola. «Il progetto di passaggio nell’Usl padovana – fa notare Crosta – dovrà essere discusso dal consiglio regionale in ottobre affinché vi siano i tempi per poterlo approvare entro la fine dell’anno, in modo che sia esecutivo a gennaio. Visto che non è stata accolta la richiesta dei sindaci di incontrare la Commissione e nemmeno è stato accolto l’emendamento presentato dal PD per definire le schede ospedaliere per la struttura piovese, chiederemo quanto prima un incontro con l’assessore alla sanità. L’unione con Padova ha lo scopo di migliorare le prestazioni del nostro ospedale, in termini di quantità e soprattutto di qualità. Ma per questo è necessario che siano chiari da subito i termini del passaggio. Chiediamo un impegno formale da parte della Regione perché su un tema delicato come la sanità non ci si può affidare alle buone intenzioni». «Secondo noi il voto della Commissione non va troppo enfatizzato – intervengono Zanon e Cortelazzo – perché è il consiglio che deve approvare definitivamente il progetto. E’ giusto che vengano definite le schede ospedaliere prima della discussione. Da lunedì avvieremo una verifica dei servizi sanitari in Saccisica e incontreremo il personale medico e paramedico dell’ospedale. Inoltre presenteremo una nostra proposta di legge per dar vita alle Usl provinciali.
di : (e.l.)
-
IL MATTINO di Padova – GIOVEDÌ, 11 SETTEMBRE 2008
Dopo che per mesi la maggioranza di centrodestra ha chiuso le porte della Regione in faccia ai sindaci …
Dopo che per mesi la maggioranza di centrodestra ha chiuso le porte della Regione in faccia ai sindaci del piovese, impedendo loro di manifestare le preoccupazioni di un intero territorio sul futuro della propria sanità, ieri dalle pagine de «Il mattino» il consigliere regionale del Pdl, Leonardo Padrin, ha spiegato ai cittadini che il via libera dato dalla quinta commissione al trasferimento dei Comuni della Saccisica all’Usl di Padova segna un giorno memorabile. Addirittura, in un crescendo trionfalistico, Padrin si è spinto a parlare di decisione che salda il territorio con le scelte regionali in un’unità di obiettivi e di metodo che interpreta e coglie il valore etico dell’attività politica: il conseguimento del pubblico interesse. In realtà le cose sono andate diversamente. Ripetutamente, infatti, i sindaci hanno chiesto di essere ricevuti in audizione dalla quinta commissione, con l’obiettivo di ottenere una serie di garanzie, riguardanti principalmente il mantenimento delle attuali funzioni per acuti dell’ospedale di Piove e per trovare soluzione al deficit economico e di personale in cui versa l’ospedale stesso. Risultato: non solo l’audizione non è stata mai concessa, ma nessuno, tra giunta regionale e maggioranza, si è degnato di dare uno straccio di risposta alle richieste degli amministratori. Ma di quale unità di obiettivi con il territorio parla Padrin? E perché Padrin ha alzato strenuamente le barricate per impedire che in commissione venisse approvato un emendamento del suo collega di partito nonché presidente della quinta commissione, Raffaele Bazzoni? Questo emendamento avrebbe imposto di ridefinire le schede organizzative dell’ospedale di Piove prima di procedere con il trasferimento della Saccisica all’Usl di Padova. Costituiva dunque un altro elemento di garanzia a tutela dei cittadini. Per questi motivi i consiglieri regionali del Pd hanno espresso un voto contrario. Ma la partita non si chiude qui. Il vaglio definitivo al provvedimento spetterà al Consiglio regionale e siamo determinati a dare battaglia fino in fondo per evitare che si dia suggello ad una decisione presa sulla testa dei cittadini. Altro che giornata memorabile, caro Padrin.
Giovanni Gallo Capogruppo Pd in Consiglio regionale
-
IL MATTINO di Padova – GIOVEDÌ, 11 SETTEMBRE 2008
Fugge con la droga usando una bicicletta appena rubata
BRUGINE. E’ stato fermato in bicicletta dai carabinieri che gli hanno trovato addosso un chilo e 280 grammi di marijuana: per Stefano Troncon, 28 anni, residente a Bojon di Campolongo Maggiore, si tratta dell’ennesimo incontro ravvicinato con le forze dell’ordine. Ha precedenti per spaccio, furto e resistenza a pubblico ufficiale. L’arresto è avvenuto lunedì notte in via Rialto a Brugine. I carabinieri di Casalserugo hanno notato il giovane che pedalava in sella a una bicicletta da donna. Vista l’ora, circa le due, i militari si sono insospettiti e hanno fermato Troncon per un controllo. Dal borsello che portava a tracolla è spuntato un sacchetto con dentro oltre un chilo di marijuana. La stessa bici su cui stava pedalando Troncon è risultata rubata qualche ora prima dal cortile di un’abitazione di via san Lorenzo a Pontelongo. Il ventottenne è stato ammanettato e condotto in carcere dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria. Troncon era finito davanti al giudice anche nell’agosto del 2005 per resistenza a pubblico ufficiale. Già nel 2004 era stato beccato dai militari in ben due occasioni in flagranza di furto ai danni di altrettanti negozi di Piove di Sacco.
di : (e.l.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – GIOVEDÌ, 11 SETTEMBRE 2008
SANITÀ Il primo cittadino confida nella riqualificazione delle strutture sanitarie locali attraverso il completamento dei servizi e il potenziamento dell’organico – L’Asl 14 divorzia da Piove. Tiozzo: «Era ora»
Chioggia – “Era ora”. Il sindaco Romano Tiozzo saluta in questo modo la decisione della Quinta commissione del Consiglio regionale che dà il via allo scorporo dall’Asl 14 di Piove di Sacco e degli altri Comuni della Saccisica. «Era ora ribadi sce il primo cittadi no – perché il matrimonio era risultato di fficile da subito». Per Chioggia in fatto di sanità i problemi non sono certo risolti, anche se per il sindaco la collocazione non è certo il problema più urgente. «Ora abbiamo del tempo da spendere bene per ottenere per il nostro ospedale la dotazione che ne faccia un ospedale di rete di qualità». Qualche segno dell’attenzione da parte della Regione s’è visto proprio in questi giorni «con il parere favorevole all’acquisto dell’apparecchiatura per emodi namica in modo da realizzare una cardi ologia di qualità», sottolinea Tiozzo. Un primo appuntamento è in programma per la fine di questo mese. La Quinta commissione sarà in visita all’ospedale di Chioggia e incontrerà il sindaco e una rappresentanza del consiglio comunale. «Noi abbiamo due ordi ni del giorno che consegnerò al presidente Buzzoni preannuncia il sindaco Tiozzo – Questi documenti mettono in primo piano il potenziamento e il completamento dei servizi e dell’organico». In definitiva «bando a qualsiasi polemica e ci si rimbocchi subito le maniche andando avanti dritti per la nostra strada». Non cessano nel frattempo le polemiche sul licenziamento dei primari in applicazione del cosiddetto “decreto Brunetta”. Ne hanno fatto oggetto di interrogazioni a risposta immedi ata i consiglieri Gallo e Pettenò. Il rappresentante di Rc chiede «come sia possibile che il decreto Brunetta sia utilizzato in Veneto in maniera così tendenziosa, tanto da arrivare al licenziamento di sette professionisti competenti quali i primari di Chioggia e Piove di Sacco ». Insieme al collega Gallo, Pettenò poi ipotizza che i citati licenziamenti possano essere «funzionali ad una operazione più vasta relativa allo smembramento della Asl 14 tra le Asl 16 e 12, rispettivamente di Padova e Venezia». Quanto alla decisione della Quinta commissione, che aggrega la Saccisica a Padova, il Pd parla di «approvazione alla cieca, che non rispetta neppure in minima parte le garanzie invocate dagli amministratori locali, riguardanti in primo luogo il mantenimento delle funzioni dell’ospedale di Piove di Sacco ».
DI : Giorgio Boscolo
-
IL GAZZETTINO di Padova – GIOVEDÌ, 11 SETTEMBRE 2008
PIOVE DI SACCO. I DISTINGUO DI AN SULLA SANITÀ «Arrivare alle Asl provinciali»
Piove di Sacco – «Noi abbiamo votato la legge 260 per il passaggio dei comuni piove si all’Asl 16 padovana, ma manteniamo comunque la nostra convinzione di arrivare alle asl provinciali che riteniamo una scelta migliore per far funzionare la sanità veneta». Raffaele Zanon e il capogruppo in Regione di An Piergiorgio Cortellazzo mettono dei di stinguo al loro voto dell’altro ieri in quinta commissione sanità che ha approvato la legge presentata da Regina Bertipaglia ed altri consiglieri regionali. «ei prossimi giorni presenteremo la nostra proposta di legge che prevede le Asl provinciali e che scavalca la legge appena approvata dalla quinta commissione. L’Asl 14 è sempre stata anomala, credo che si dovrà riequilibrare l’ospedale di Chioggia se non si vorranno avere dei grossi problemi quando il consiglio regionale dovrà ratificare il passaggio dell’ospedale piove se con Padova. Nei prossimi giorni assieme a Cortellazzo faremo una serie di verifiche sulle strutture sanitarie, sulle case di riposo e parleremo con gli operatori sanitari del Piove se per stabilire come muoversi per avere delle strutture che funzionino e che rispondano ai bisogni dei cittadi ni, come per altro ci batteremo per ottenere delle garanzie per l’ospedale piove se, considerato che non esistono delle schede ospedaliere che stabiliscano la sua dotazione all’atto dell’accorpamento con l’Asl 16 di Padova».
di
G.P.)
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 10 SETTEMBRE 2008
Via libera dalla commissione regionale «L’ospedale può passare con Padova»
PIOVE DI SACCO. Ieri pomeriggio la V Commissione regionale ha approvato il progetto di legge che prevede il passaggio dell’ospedale Immacolata Concezione nell’Usl 16 padovana. Hanno votato a favore gli esponenti di Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega, Udc e il consigliere Carlo Covi. Voto contrario, invece, da parte dei consiglieri del Partito democratico che si sono visti respingere l’emendamento che proponeva la definizione preliminare delle schede ospedaliere. Questo per garantire all’ospedale di Piove di Sacco primariati, posti letto e servizi. «Si tratta di un’approvazione alla cieca, che non rispetta le garanzie invocate dagli amministratori locali, riguardanti in primo luogo il mantenimento delle funzioni dell’ospedale piovese – rilevano i consiglieri del Pd Giovanni Gallo, Franco Frigo, Giampietro Marchese e Lucio Tiozzo – in questo modo si costringe un’intera area ad un autentico salto nel buio su un fronte così delicato come quello della sanità. E’ grave che il centrodestra non abbia voluto accogliere la nostra proposta che chiedeva come condizione di garanzia la modifica delle schede per la riorganizzazione degli ospedali di Chioggia e Piove, indispensabili per avere certezze sul loro futuro». Da parte sua il sindaco di Piove Mario Crosta ha accolto la notizia del voto in V Commissione con soddisfazione, anche se non nasconde una dose di rammarico: «Questo passaggio era importante così come sarà importante proseguire la discussione in consiglio regionale in tempi brevi. Tuttavia devo rilevare che la Commissione non ha accolto la richiesta di audizione di noi sindaci in agosto e oggi non ha accolto l’emendamento presentato dal Pd che in sostanza ribadiva le garanzie per il futuro del nostro ospedale. E si tratta di condizioni per noi irrinunciabili. La nostra deve restare una struttura per acuti, devono essere confermati tutti i primariati e le dotazioni dei reparti. Se così non fosse questa battaglia si rivelerebbe vana. Ma sono fiducioso – sottolinea Crosta – perché i consiglieri Regina Bertipaglia e Leonardo Padrin stanno sostenendo questo progetto con determinazione e se il futuro del nostro ospedale sarà compromesso non potranno esimersi dalle loro responsabilità». Scettico, nonostante gli esponenti del suo partito abbiano votato a favore, rimane il sindaco di Correzzola Mauro Fecchio: «An ha deciso di aderire al progetto perché questa è la volontà espressa dal territorio. Mi chiedo però quale peso il piovese potrà avere nella discussione con Padova quando passeremo nell’Usl 16. Mi pare di assistere ad una progressiva marginalizzazione del nostro territorio». Un appello alla collaborazione e alla fiducia giunge da Regina Bertipaglia: «Avrei preferito che il progetto fosse votato all’unanimità – afferma – capisco le perplessità dei colleghi del centrosinistra ma chiedo loro di avere fiducia. L’impegno per garantire un futuro di eccellenza per l’ospedale di Piove è stato più volte ribadito. Ora serve aprire un dibattito a livello territoriale su come si voglia intendere il futuro dell’ospedale di Piove e avviare la trattativa con Padova».
di : ELENA LIVIERI
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 10 SETTEMBRE 2008
L’INTERVENTO. LEONARDO PADRIN (PDL) «Una giornata memorabile per tutta la Saccisica Con l’Usl 16 potrà contare su strutture d’avanguardia»
Intervenire sulla questione del trasferimento dei comuni della Saccisica dall’Usl di Chioggia a quella di Padova oggi non è semplice per motivazioni serie e meno serie. Quelle serie sono conseguenti al fatto che oggi la V Commissione del consiglio regionale ha deliberato parere positivo alla proposta di legge 260 (che prevede questo trasferimento); dopo il voto di ieri il provvedimento sarà inserito nell’ordine del giorno del consiglio in attesa della sua definitiva discussione ed approvazione. E’ un fatto importante perché un territorio vede concretizzarsi un obiettivo perseguito da anni: agganciarsi alla sanità padovana per condividerne le qualità migliori. E’ un passaggio di grande valore istituzionale, amministrativo ed etico. Istituzionale perché il Piovese condivide una evoluzione della propria sanità passando da una centralità mandamentale a una logica di rete, nella quale mantiene le caratteristiche di ospedale per acuti migliorando la qualità delle prestazioni ma collegandosi in modo funzionale all’alta specialità padovana. A livello amministrativo perché la quasi totale condivisione di questo passaggio da parte dei comuni (di diversa colorazione politica) salda il territorio con le scelte regionali in una unità di obiettivi e di metodo che interpreta e coglie il valore «etico» dell’attività politica: il conseguimento del pubblico interesse. Tra le cose serie bisogna includere anche la definizione del futuro della sanità chioggiotta. Sarebbe miope preoccuparsi solo di Piove, specialmente dopo aver conseguito il risultato del passaggio con Padova; i protagonisti di questa scelta è giusto però siano i cittadini di quel che rimane dell’Usl 14, ai quali va garantito il nostro totale sostegno. In un giorno così buono per i cittadini della Saccisica, è giusto riservare un pò d’attenzione anche alle cose meno serie. In questo censimento uno spazio spetta alle gelosie interne ai partiti (rosse o nere non cambia) che in questi mesi hanno reso più difficile il percorso del provvedimento. Tra le cose meno serie (ma non meno dannose), le pressioni partitiche che da anni tengono inchiodato in consiglio regionale il Pdl che sposta il comune di Legnaro con Padova e che dovrebbero essere superate con il voto di ieri. Tra le cose meno importanti colloco anche me stesso: caratterialmente avrei reagito sempre quando mi ritenevo oggetto di ingiuste critiche o gratuite cattiverie patite su questa vicenda. Mi sono trattenuto a fatica per non compromettere la riuscita del progetto complessivo, il merito della quale va riconosciuto principalmente a Regina Bertipaglia ed alle sue capacità politico-relazionali. Adesso bisogna, entro il 31 dicembre, completare l’iter in consiglio regionale dove (a rigor di logica) il provvedimento dovrebbe poter contare sulla stessa maggioranza: salvo sorprese e salvo pentimenti.
Leonardo Padrin consigliere regionale Pdl
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 10 SETTEMBRE 2008
La banda dei bancomat Miscela di gas esplosivo e assalti stile Far West – Anche al supermercato Famila di Vigonza fecero saltare con l’acetilene la cassa continua
PADOVA. Una gang di professionisti aveva trovato il sistema per far saltare bancomat e casse continue dosando la giusta miscela d’esplosivo e adottando perfino un apparecchio in grado di rilevare le «cimici» piazzate dagli investigatori. La gang aveva pure uno storditore elettrico per paralizzare gli eventuali intrusi. Ma una tarda sera di novembre dell’anno scorso uno degli assalitori al volante della sua Bmw ha commesso un errore da principiante facendo benzina, all’Agip di Albignasego, con una banconota da 50 euro bruciacchiata. Grazie al raffronto tra l’ora del «pieno» di carburante e le immagini scattate dalla telecamera fissa, la polizia di Padova è riuscita a rilevare il numero di targa (quello anteriore) dell’auto risalendo al legittimo proprietario: Alessandro Dianin, 42 anni, di Campagnola di Brugine via dei Campagnola 3, uno dei due autisti della banda. Quattro gli assalti (di cui uno fallito) addebitati agli arrestati. Ma una ventina di analoghi raid sono al vaglio degli inquirenti, alcuni dei quali commessi nel Trevigiano. Sono sei le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba di ieri mattina dalla polizia padovana che ha anche recuperato circa 90 mila euro. Oltre a Dianin, sono finiti in carcere il «cervello» della banda Giuliano Franceschin, 53 anni, di Piove di Sacco piazza Incoronata 9, già al servizio di Felicetto Maniero nelle file malavita del Brenta; Giorgio Azzolin (49), di Mason Vicentino via Cantarana 40; Pierluigi Braga (36), residente a Padova via Trieste 26 ma domiciliato a Vigonza via Padova 1; Andrea Celin (49), di Pontelongo via Roma 3; Nicola Fornaro (45), di Pontelongo via Gozzi 161. I provvedimenti restrittivi portano la firma del gip bassanese Massimo Morandini, su richiesta del pm Monica Massa. In realtà per dieci mesi l’inchiesta venne diretta dal pm padovano Paolo Luca che poi ha dovuto trasmettere gli atti alla procura di Bassano, competente per territorio. Sugli arrestati grava l’accusa di associazione a delinquere finalizzata agli assalti di bancomat e casse continue con l’uso di miscele esplosive ma anche di possesso, fabbricazione, detenzione e porto di «misture» esplosive. La banda deve rispondere di tre colpi andati a segno e di un altro fallito, per un bottino complessivo di 260 mila euro. Il primo venne compiuto il 12 dicembre 2007 ai danni della cassa continua del supermercato Famila di Vigonza; un colpo da 100 mila euro. E alla vigilia di Natale Franceschin e compagni racimolarono ulteriori 120 mila euro ai Magazzini Nico di San Zeno di Cassola. Altri 40 mila euro ottennero il 14 aprile scorso, al centro commerciale Alta Sfera di Sant’Angelo Mosciano (Teramo). E c’è poi il fallito assalto al Mercatone di Noventa Padovana del 17 marzo 2008, nonostante i vari sopralluoghi compiuti da Franceschin che aveva spruzzato della schiuma sui sensori del dispositivo d’allarme per neutralizzarlo. Il direttore s’era accorto del trucco.
di : ENZO BORDIN
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 10 SETTEMBRE 2008
In paese una vita nell’ombra – In tre vivevano nella Saccisica: auto potenti e tanti soldi
PIOVE. Quattro dei sei arrestati vivevano nel Piovese. Abitava in un appartamento in pieno centro a Piove di Sacco, affacciato su piazza Incoronata, Giuliano Franceschin, 53 anni, la mente della banda. Originario di Codevigo, si è trasferito a Piove solo l’anno scorso. Un personaggio schivo, che non frequentava i luoghi pubblici della città e pare non avesse nemmeno rapporti di vicinato. Chi vive e lavora in piazza Incoronata fatica a focalizzarne il volto. Ma ieri non si parlava d’altro che della rocambolesca fuga che Franceschin ha tentato quando la polizia lo ha sorpreso nel suo appartamento. Certo a quell’ora, le cinque di mattina, in giro non c’era nessuno. Ma si sa che le voci si spargono in fretta. Qualcuno ha visto le macchine della polizia, gli agenti affacciati al balcone, un viavai inusuale per un alba in centro storico. Fa ancora un uncerto effetto da queste parti sentire parlare di personaggi che sono stati legati in passato a Felice Maniero e alla Mala del Brenta. Fa effetto sapere che si tratta dell’inquilino della porta accanto, uno qualunque fino a ieri. Sono di Pontelongo Andrea Celin, 49 anni, che vive al civico 3 di via Roma e Nicola Fornaro, 45, residente in via Gaspare Gozzi 16. Pure loro hanno un ricco curriculum alle spalle in fatto di reati e in paese la notizia che sono finiti in carcere non sorprende più di tanto. Fornaro era dipendente di una cooperativa che presta servizio nello stabilimento di Italia Zuccheri. Forse solo una copertura per lui. Chi lo conosce, almeno di vista, sostiene che aveva un tenore di vita decisamente alto per uno che scaricava sacchi di zucchero: lo si vedeva spesso girare per il paese a bordo di auto potenti e costose. Più di qualcuno sospettava che avesse altre fonti di reddito e che si trattasse di fonti non proprio lecite visto il suo passato. Abitava in un condominio di via Campagnola, a Brugine, Alessandro Danin, 42 anni. In paese, però, non è conosciuto, anche perché vi si è trasferito da pochi mesi. In via Campagnola ci sono un paio di condomini in cui tutti gli appartamenti sono dati in affitto e c’è un turn over di inquilini piuttosto frequente. Danin viveva in uno di questi alloggi dal novembre scorso. L’operazione della procura di Bassano si inserisce in un momento caldo sul fronte della sicurezza in Saccisica. In particolare a Pontelongo, teatro sabato notte di una rapina in villa ai danni dei coniugi Rodolfo Bardelle e Favorita Converso messa segno da tre individui con accento dell’est.
di : (Elena Livieri)
-
IL GAZZETTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 10 SETTEMBRE 2008
Dopo dieci mesi di indagini la Polizia ha arrestato sette individui con l’accusa di aver fatto saltare otto postazioni: fra di essi Giorgio Azzolin, pregiudicato di Mason Un bassanese nella gang delle casse continue – Il gruppo è composto in gran parte da ex-componenti della banda Maniero. È stato scoperto grazie a rilevamenti assai sofisticati
La banda che faceva saltare le casse continue in mezza Italia aveva una predilezione per il nostro territorio e nel nostro territorio aveva una pericolosa “spoletta” ovvero un membro di spicco, Giorgio Azzolin. Dopo dieci mesi di indagini le Procure di Bassano e Padova e il Commissariato della nostra città con la Mobile della città del Santo hanno sgominato un’organizzazione dedita allo svuotamento dei forzieri automatici di banche ed empori mediante l’inserimento di gas e la sua detonazione. La gang è composta quasi per intero da malviventi di lungo corso della zona di Piove di Sacco (Pd), alcuni dei quali ex-componenti della Mala del Brenta. L’inchiesta è incardinata presso la Procura di Bassano perchè il primo degli otto episodi contestati è il blitz ai Magazzini “Nico” di S. Zeno di Cassola della notte fra il 23 e il 24 dicembre scorsi; se ne occupa il pm. dott.ssa Monica Mazza. Ed è stato il gip del nostro Tribunale, dott. Massimo Morandini, a firmare i 7 ordini di custodia cautelare eseguiti ieri. In manette sono finiti: il citato Azzolin, 49 anni, residente a Mason Vicentino, in via Cantarana 40; Giuliano Franceschin, 53 anni, di Piove di Sacco, reputato il capo del gruppo; Pierluigi Braga, 36 anni, di Padova; Andrea Celin, 49, di Pontelongo (Pd); Alessandro Dianin, 42, residente a Campagnola di Brugine (Pd); Nicola Fornaro, 45 anni, di Pontelongo ; Marco Repetto, 43, nativo Novi Ligure (Al), ma abitante a San Nazzaro (Pv). Vi sono anche 3 indagati. Come accennato, l’indagine è partita con l’assalto ai Magazzini Nico (bottino 150.000 euro), ma a quanto pare la Mobile patavina già da qualche tempo stava studiando il fenomeno dei bancomat fatti esplodere. La tecnica era quella classica: i banditi, di notte, raggiungevano gli obiettivi prescelti, immettevano acetilene nelle fessure delle casse, davano un impulso elettrico e i pannelli blindati saltavano in aria. Arraffavano i contanti e sparivano. A S. Zeno però i delinquenti devono aver lasciato una traccia che è stata raccolta dagli investigatori di viale P. Gilardi e poi sviluppata dai colleghi della Mobile. Sono iniziate attività certosine e sofisticate; a parte i normali pedinamenti sono state attuate speciali osservazioni a distanza con microspie e satelliti e naturalmente molte intercettazioni telefoniche. I malviventi, tutti scafati, sono stati assai prudenti (per esempio hanno limitato al massimo l’uso dei cellulari) e intanto hanno continuato a colpire nel Triveneto (nella lista vi sarebbero anche due assalti falliti ad altrettanti supermercati di Bassano) e perfino in una occasione in Abruzzo. Ma ormai avevano sul collo gli inquirenti, che hanno ricostruito otto attacchi e alla fine di luglio hanno chiesto i provvedimenti cautelari. Gli uomini del commissario Campagnolo hanno bussato alla porta di Azzolin ieri alle 5. Il pregiudicato, operaio, da qualche tempo convivente con una donna, non ha opposto resistenza. É stato ammanettato e condotto al S. Pio X di Vicenza. In casa sua sono stati trovati tubi di gomma con tracce di acetilene. Giorgio avrebbe coordinato le attività della gang nel Vicentino e sarebbe stato presente in buona parte delle incursioni. Azzolin è figura di primo piano nella “mala” veneta. Nel giugno del 2004 rischiò di morire in una tentativo di rapina al Cavallino di Jesolo. Ebbe uno scontro a fuoco con una guardia giurata e fu ferito gravemente al volto; i complici lo scaricarono all’ospedale dove poi fu bloccato.
di : Bruno Cera
-
IL GAZZETTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 10 SETTEMBRE 2008
SICUREZZA. DOPO L’ULTIMO ASSALTO IN VILLA, IL MONITO DEL PARLAMENTARE – Ascierto: «L’emergenza non è finita»
«L’emergenza-sicurezza a Padova non è finita e sino a quando non lo sarà, di togliere i militari dalle strade non se ne parla nemmeno». Anzi. «Credo che il Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza potrebbe chiedere al governo un incremento degli uomini dell’esercito. In questo modo le pattuglie potrebbero coprire anche le ore notturne». Parola dell’onorevole del Pdl-Alleanza nazionale, Filippo Ascierto, che sul ruolo delle ronde miste esercito-forze dell’ordine ha sempre avuto le idee chiare. E che riguardo agli ultimi avvenimenti di cronaca, come la rapina in villa di sabato sera a Pontelongo , avanza l’ipotesi di coinvolgere le polizie locali nei turni serali e notturni per monitorare il territorio. «Con la criminalità rumena premette Ascierto la politica del pugno di ferro è già stata avviata. Ora si tratta di vedere se e come si possono sostenere i comuni della cintura urbana nel controllo del territorio». Al riguardo un’idea arriva dal suo collega di partito, il senatore Maurizio Saia: «La Regione sta facendo la sua parte consorziando le polizie locali di alcune amministrazioni. A questo punto però dovrebbe intervenire anche la legge nazionale soprattutto per uniformare il loro equipaggiamento». «Non è infatti possibile insiste il senatore che questa materia sia lasciata alla discrezionalità dei consigli comunali. Inoltre dovrebbero essere ridefiniti i poteri di polizia giudiziaria degli agenti locali. Perché i sindaci debbono avere la possibilità di incidere sulla sicurezza delle città proprio attraverso il ruolo della loro polizia». Ma sul tema-sicurezza intervengono anche i rappresentanti dei comitati cittadini. «Il sindaco Zanonato esordisce Paolo Manfrin, presidente del comitato Stanga ha dichiarato che i militari è sufficiente rimangano sulle strade di Padova per soli sei mesi. Errore. Noi cittadini chiediamo la loro presenza sia allungata almeno di ulteriori sei mesi, perché la presenza degli uomini dell’esercito noi la stiamo vedendo e ne stiamo percependo anche gli effetti positivi». «Il militare continua Paolo Manfrin rappresenta la figura di quel vigile di quartiere che nonostante le promesse noi purtroppo non abbiamo mai visto». Poi sull’ipotesi di estendere la presenza delle pattuglie durante le ore notturne, il presidente del comitato Stanga osserva: «Sarebbero molto utili soprattutto al Pescarotto dove anche di notte continua l’attività legata allo spaccio e alla prostituzione».
di : (M.B.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 10 SETTEMBRE 2008
PIOVESE La commissione regionale ha approvato a maggioranza il distacco da Chioggia e l’incorporazione nell’Usl 16 patavina – a sanità della Saccisica passa a Padova – Per i consiglieri di opposizione è “un salto nel buio”. I nuovi confini entreranno in vigore nel gennaio 2009
Piove di Sacco – La commissione Sanità del Consiglio regionale del Veneto ha approvato, a maggioranza, il passaggio dei comuni di Piove di Sacco, Arzergrande, Brugine, Codevigo, Correzzola, Polverara, Pontelongo e Sant’Angelo di Piove dall’Ulss 14 di Chioggia all’Ulss 16 di Padova. La proposta di legge, presentata un anno fa da Regina Bertipaglia (Forza Italia) e sottoscritta da tutti i consiglieri padovani del centrodestra e dai socialisti Carlo Covi e Nereo Laroni, fa seguito ad una precedente proposta di legge, già licenziata dalla commissione e tuttora all’ordine del giorno del Consiglio, che prevede il distacco dall’Ulss 14 del comune di Legnaro e la sua aggregazione all’Ulss 16. Entrambe le iniziative legislative, sostenute dal voto unanime dei consigli comunali interessati, sono state approvate con i voti del centrodestra, contrarie le opposizioni. Nel corso della discussione di ieri sulla separazione dell’unica Ulss interprovinciale del Veneto, il presidente della commissione Raffaele Bazzoni (FI) aveva cercato, d’intesa con il vicepresidente Diego Bottacin (PD), di arrivare a un voto unanime sul provvedimento accogliendo la richiesta del centrosinistra di vincolare l’efficacia dei nuovi ambiti territoriali alla modifica della programmazione socio-sanitaria e delle schede ospedaliere delle due Ulss interessate. L’emendamento formulato da Bazzoni e Bottacin e inserito come clausola aggiuntiva avrebbe risposto, infatti, alle richieste delle opposizioni di affrontare il problema del ridisegno delle due Ulss non solo in termini geografici ma soprattutto dal punto di vista della loro riorganizzazione, in modo da garantire sia agli abitanti del Padovano, sia quelli della parte sud del Veneziano certezza di servizi e adeguate prestazioni e da rappresentare un primo tassello dell’auspicata revisione del piano regionale socio-sanitario. Ma i consiglieri del centrodestra, dopo un vertice di maggioranza, hanno preferito astenersi e non votare tale clausola in modo da assicurare – come ha spiegato Leonardo Padrin (FI) – un iter veloce alla norma che sancisce il distacco, senza ancorarla ai tempi incerti e forse troppo lunghi della nuova programmazione sanitaria. Per i consiglieri di opposizione la scelta del centrodestra, che ha scelto di astenersi al momento del voto (e l’astensione vale voto contrario) sull’emendamento Bazzoni-Bottacin, rappresenta un salto nel buio e un tradimento delle attese delle comunità locali che, con voto unanime dei rispettivi consigli comunali, avevano chiesto il passaggio all’Ulss 16 di Padova. «La soluzione che inizialmente avevano proposto presidente e vicepresidente della commissione – ha dichiarato Giovanni Gallo, capogruppo del Partito Democratico, motivando il voto contrario del centrosinistra alla proposta di distacco – offriva chiarezza e garanzie sull’assetto della futura Ulss padovana e su ciò che resta dell’Ulss 14, ridotta ai soli tre comuni di Chioggia, Cona e Cavarzere». La separazione dell’Ulss 14 tra Chioggia e Piove di Sacco è ora in attesa dell’esame e del voto definitivo dell’aula consiliare. I nuovi confini non entreranno comunque in vigore prima del 1° gennaio 2009 o comunque – secondo quanto prevede la norma relativa alle modifiche territoriali – il 1° gennaio dell’anno successivo all’approvazione della legge.
-
IL GAZZETTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 10 SETTEMBRE 2008
Gli specialisti del gas si stavano armando – Volevano acquistare pistole e Kalashnikov. Nei tre colpi accertati hanno racimolato 260 mila euro. Fuggivano sempre in autostrada
Catturata la banda dei bancomat. Da mesi imperversavano su gran parte del territorio italiano. Si muovevano tra il Veneto, la Lombardia, la Toscana e l’Abruzzo. La tecnica sempre la stessa: riempivano le casse continue dei centri commerciali e dei grandi magazzini con la giusta dose di acetilene (gas incolore ed estremamente infiammabile) e poi le facevano brillare. Dei professionisti, capaci di racimolare in tre colpi 260 mila euro. Sono così scattate le manette con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al furto per sei veneti, tra cui due collegati in passato a esponenti di spicco della disarticolata “Mala del Brenta”. Il capo è Giuliano Franceschin di 53 anni nato a Codevigo e residente a Piove di Sacco in piazza Incoronata e vicino a Felicetto Maniero. Al suo fianco Giorgio Azzolin di 49 anni nato a Marostica e residente a Mason Vicentino in via Cantarana, Pierluigi Braga di 36 anni nato a Padova e residente in via Trieste ma domiciliato a Vigonza in via Padova, e Nicola Fornaro di 45 anni nato a Pontelongo dove è residente in via Gozzi. Lui è il secondo della banda che negli anni ‘90 ha avuto un contatto con la “Mala del Brenta”. Gli automobilisti del gruppo sono Alessandro Dianin di 42 anni nato a Piove di Sacco e residente a Campagnola di Brugine in via Dei Campagnola e Andrea Celin di 49 anni nato a Strà e residente a Pontelongo in via Roma.Tutti, tranne il Dianin, sono stati arrestati ieri mattina intorno alle cinque dalla squadra Mobile della polizia coordinata da Marco Calì che ha ricevuto la collaborazione di diversi reparti della questura e di quello della squadra Mobile di Vicenza. Dianin, infatti, è stato tradotto in carcere l’otto febbraio perchè è stato trovato in possesso di una Beretta calibro 9,22 con il numero di matricola cancellato. Il suo posto, al volante delle auto con cui la banda si spostava, è stato preso da Celin. L’operazione è stata battezzata “Auto Ruote”, ossia autostrada per le migliaia di chilometri che gli investigatori hanno dovuto percorrere su tutta la penisola per inseguire la banda. Il boss Franceschin, che ieri ha opposto resistenza all’arresto cercando di fuggire attraverso i tetti, individuava i centri commerciali e i grandi magazzini sempre vicino all’autostrada. In modo da avere una facile via di fuga. Sono stati indagati anche altri due soggetti. Uno vive in Lombardia e sembra abbia rifornito di armi la banda, che poco tempo fa gli aveva chiesto di poter acquistare un Kalashnikov. Gli uomini della squadra Mobile hanno sequestrato 90 mila euro, una trentina di cellulari, dei Walkie Talkie, una smerigliatrice, uno Schock Tronic (lancia scariche elettriche) e una Fiat Punto piena di materiale come le bombole con l’acetilene ritrovata nel garage della madre di Franceschin.
di : Marco Aldighieri
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
EMERGENZA CRIMINALITA’ NEL PIOVESE Trovate le impronte lasciate dai rapinatori Accurato sopralluogo ieri mattina nella villa dove vivono i coniugi Bardelle, aggrediti sabato sera
PONTELONGO. Il pesante cancello verde della villa al civico 185 di via Villa del Bosco dei coniugi Rodolfo Bardelle e Favorita Converso si è aperto ieri mattina solo per far entrare e uscire le auto dei carabinieri, tornati ad interrogare la coppia sulla rapina avvenuta sabato notte. Marito e moglie sono stati sentiti per circa un’ora dal maggiore Ivan Petracca, comandante del Nucleo investigativo provinciale dei carabinieri, e dal tenente Giuseppe Bonadonna, a capo della prima sezione «antirapina». I militari hanno voluto sentire nuovamente, a freddo, i coniugi su quanto è accaduto sabato intorno alle 23.30, quando tre uomini li hanno attesi nel giardino della villa e, minacciandoli con una pistola, un cacciavite e un coltello, li hanno costretti a farli entrare in casa, facendosi poi aprire la cassaforte. La coppia è stata rinchiusa in uno sgabuzzino per circa 40 minuti, mentre i tre malviventi fuggivano con un bottino di circa 80.000 euro in orologi e denaro contante (sembra non coperto da assicurazione). Rodolfo Bardelle è poi riuscito a sfondare la porta e a dare l’allarme. I carabinieri hanno voluto risentire ogni particolare della rapina, hanno girato per la casa cercando di ricostruire con la massima precisione gli spostamenti dei malviventi. Durante il sopralluogo sono state rinvenute delle impronte di scarpe in giardino, che non risultano combaciare con alcuna calzatura presente nella villa o appartenente ai familiari. Tra l’altro è emerso che sabato sera, intorno alle 23, era stata segnalata alla centrale dell’Arma la presenza di un’auto sospetta con tre persone a bordo lungo l’argine del Bacchiglione, a meno di un chilometro di distanza dalla villa dei Bardelle, già patron dei marchi Outsider e Americanino che negli anni 80 aveva fatto bei quattrini vendendo i jeans made in Italy in tutto il mondo. Il pubblico ministero di turno, Paolo Luca, titolare dell’inchiesta, ha aperto un fascicolo sulla vicenda di Pontelongo: si tratta di un caso a cui viene dedicata particolare attenzione, perché vi è il timore che possa essere il segnale di una recrudescenza del fenomeno delle rapine in villa.
ELENA LIVIERI
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
Consiglio comunale straordinario sulla sicurezza a Piove di Sacco
PIOVE DI SACCO. La rapina in villa di sabato scorso a Pontelongo rilancia con vigore la questione della sicurezza nel Piovese: sullo stesso tema ieri sera a palazzo Jappelli si è svolto un consiglio comunale straordinario, richiesto dai gruppi di minoranza a seguito dell’omicidio avvenuto il 27 luglio nella Pescheria comunale, dove un ragazzo marocchino è stato accoltellato a morte da un connazionale. Il sindaco Mario Crosta annuncia anche il Comitato per la sicurezza a cui interverrà il Prefetto: «La riunione – fa sapere il primo cittadino – si terrà a Piove di Sacco il 14 ottobre: abbiamo preferito spostare in avanti la data per attendere l’avvicendamento al comando della Compagnia dei carabinieri previsto per la fine di questo mese. Il brutto episodio di Pontelongo ha riproposto il problema della sicurezza, che non può essere sottovalutato e nemmeno affrontato con sterili proclami e inutili proteste. Ovviamente al Comitato per la sicurezza sono invitati tutti i sindaci del territorio. E’ necessario programmare un coordinamento sistematico tra le forze dell’ordine per il presidio dell’intera Saccisica». Anche Forza Nuova interviene sui fatti di Pontelongo: «L’ennesima rapina in villa, con corollario di maltrattamenti, il sequestro, le minacce, le pistole e i coltelli puntati sulle vittime, alla faccia delle rassicuranti statistiche sui reati che sarebbero diminuiti». Così il coordinatore Paolo Caratossidis invita tutti alla riflessione: «Molti reati non vengono neanche denunciati e la presenza dei militari non ha minimamente arginato i problemi. La criminalità è diventata asfissiante e le bande dedite alle rapine in villa sono tuttora operative. Sabato, alle 16.30 in corso del Popolo a Padova, terremo una manifestazione anticriminalità e degrado».
di : (e.l.)
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
LA SANITA’ NEL PIOVESE L’Usl manda in pensione quattro primari Sono quelli di Chirurgia, Ostetricia, Ortopedia e Rianimazione
PIOVE DI SACCO. Il direttore generale dell’Usl 14 Chioggia-Piove di Sacco Antonio Padoan ha inviato a sei primari il preavviso di pensionamento, applicando la legge Brunetta che dà facoltà di «mandare a riposo» i dipendenti pubblici che abbiano raggiunto i quarant’anni di servizio indipendentemente dal raggiungimento dell’età massima. Il provvedimento riguarda per la struttura piovese i responsabili dei reparti di Chirurgia, Ostetricia-Ginecologia, Ortopedia e Rianimazione-Anestesia. A Chioggia, invece, i primari di Nefrologia e Geriatria. Da mesi l’Usl 14 è nell’occhio del ciclone politico per la questione della riorganizzazione territoriale che vorrebbe scindere l’unione tra gli ospedali di Chioggia e Piove di Sacco, unendo il primo a Venezia e il secondo a Padova. In questo contesto, la scelta della direzione di pensionare sei primari ha destato le preoccupate reazioni degli esponenti chioggiotti del Pd: il consigliere regionale Lucio Tiozzo e il consigliere comunale Pino Penzo sostengono che si tratti di un segnale inequivocabile verso lo smantellamento delle due strutture. La direzione dell’Usl però rassicura: «Nell’applicare la legge Brunetta – sostiene il direttore generale Padoan – sarà garantita la continuità dei servizi sanitari. Ai medici è stato concesso un preavviso di sei mesi con la possibilità di continuare il servizio con incarico a tempo determinato che potrà protrarsi fino all’assunzione dei sostituti. E la Regione Veneto ha già garantito l’autorizzazione ai concorsi per l’assunzione dei nuovi primari. Le reali volontà dell’azienda – aggiunge Antonio Padoan – si deducono dal fatto che a Piove di Sacco sono stati nominati il nuovo direttore del Distretto sanitario e il primario di Medicina, e sono stati riattivati i bandi per i responsabili di Psichiatria, Ser.T e Neurologia».
di : (e.l.)
-
IL MATTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
OSPEDALE Mariotto è il nuovo direttore del distretto
PIOVE DI SACCO. Arriva dall’Usl 17 Monselice-Este il nuovo direttore del Distretto sanitario dell’ospedale piovese: Aldo Mariotto (nella foto), 50 anni, veneziano di origine e padovano di adozione, subentra al dottor Amedeo Buzzo. Mariotto si è laureato in Medicina e Chirurgia a Padova col massimo dei voti e si è specializzato in Igiene e medicina preventiva a Ferrara. A partire dai primi anni Novanta ha lavorato come assistente e poi come vice direttore all’ospedale di Bassano del Grappa. Dal 1995 al 1999 è stato direttore dell’ospedale universitario geriatrico di Padova. Nel 2000 è andato in Friuli a ricoprire il ruolo di responsabile dell’Area della medicina di comunità. Dopo quattro anni è tornato in Veneto per dirigere l’Unità operativa delle cure primarie all’Usl 17 dove, successivamente, ha ricoperto il ruolo di facente funzioni di direttore Distretto socio sanitario di Este. «Accogliamo con soddisfazione Aldo Mariotto – ha dichiarato il direttore generale dell’Usl 14 Antonio Padoan – certi che le sue riconosciute capacità e l’apporto di esperienza non potranno che garantire un servizio più efficace ed efficiente per i nostri cittadini».
di : (e.l.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
Una banda di professionisti che controllava le loro vittime …
Una banda di professionisti che controllava le loro vittime da giorni o aveva avuto informazioni sicure sui loro spostamenti. Il colpo messo a segno nella tarda serata di sabato a Pontelongo , nel Padovano, nella villa dell’ex titolare dell’”Americanino jeans”, era stato preparato nei minimi dettagli. I tre malviventi non si sono lasciati alle spalle nessuna traccia. Sulla mobilia dell’abitazione di Adolfo Bardelle, 68 anni, e della moglie Favorita, non è stata trovata nemmeno un’impronta. Nella mezz’ora trascorsa nella villetta tenendo in ostaggio la coppia di coniugi, i banditi non hanno mai dimostrato nervosismo. Non hanno alzato la voce. Calmi, quasi metodici. Sembravano aver studiato ogni mossa. Il figlio della coppia, Nicola, non ha dubbi: «I miei genitori erano controllati, o qualcuno che li conosce ha segnalato i loro movimenti».
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
NOSTRA REDAZIONE – Professionisti. Affatto una …
Professionisti. Affatto una “batteria” improvvisata, ma un trio ben rodato, di consumata esperienza. Gli investigatori dei carabinieri ne sono certi. Il “colpo” messo a segno nella tarda serata di sabato a Pontelongo , nella villetta dell’ex patron dei celeberrimo jeans Americanino, è stato preparato con cura e metodo. I tre malviventi non hanno lasciato alle loro spalle nessun indizio, nessuna traccia utile a scoprirne l’identità. Giubbotti, passamontagna, guanti. Neanche uno straccio di impronta è stato rinvenuto sulla mobilia della lussuosa abitazione di Adolfo Bardelle, 68 anni, e Favorita Converso, 64. Sul prato all’inglese sono state trovate alcune orme: ma l’impianto di irrigazione le ha rese del tutto inutilizzabili. Professionisti, si diceva. Mai, nella eterna mezz’ora che i malviventi hanno trascorso nella villetta tenendo in ostaggio la coppia di coniugi, hanno dimostrato agitazione. Perfettamente calmi, addirittura metodici. Non hanno mai alzato la voce. Segno evidente che la banda non era alla sua prima rapina, perchè un comportamento così freddo ed efficiente si acquisisce solo con l’esperienza. Il figlio Nicola, oggi a capo di un marchio di lusso nel settore dei jeans come “Jacob Cohen”, è sicuro: «Evidentemente i miei cari erano stati controllati, o qualcuno che li conosce bene ha indicato i loro movimenti». Non hanno scelto un obiettivo a caso. Sapevano che “Casa Favorita”, che sorge all’angolo tra via Villa Del Bosco e via Dante, la strada percorsa dagli autoarticolati per raggiungere lo storico zuccherificio già della famiglia Montesi, celava un bottino ricco. Qualche dritta la banda deve averla avuta. Anche se non troppo particolareggiata. Sicuramente i banditi sapevano che i coniugi sabato pomeriggio non erano nella villetta. Hanno avuto tutto il tempo di preparare l’agguato. Hanno scavalcato la cancellata dell’attiguo capannone, si sono portati sul retro, hanno accatastato alcuni bancali di legno per superare il muro di cinta prefabbricato su cui si appoggia un filare di tuie. Un gioco da ragazzi calarsi nel giardino della villetta, dalla parte della piscina. E aspettare il ritorno dei padroni di casa dalla cena a Cavanella d’Adige. Una pistola, un coltello e un cacciavite. Un armamento ai minimi termini. D’altronde non servono i mitragliatori per ridurre all’impotenza una coppia di sessantenni. La forza intimidatrice è già nell’abbigliamento e nel numero. E anche questo è un particolare che denota grande sicurezza e consumata esperienza. È toccato a “Ita” Converso l’onere del primo impatto con i rapinatori. Quando è scesa dall’auto per aprire la porta di servizio si è vista acciuffare da una mano guantata. Istintivamente ha urlato. Il bandito l’ha zittita all’istante con un ceffone. Poi si è fatto “perdonare” portandole un bicchiere d’acqua. È l’unica violenza patìta dai coniugi, se si eccettua il superficiale taglio al gomito riportato da “Tato” Bardelle: un “infortunio” in corso d’opera, prodotto da un gesto involontario del braccio che ha finito per urtare la lama del coltello impugnato da uno dei malviventi. «Apri le tre cassaforti», hanno detto all’imprenditore. Un bluff. Hanno tirato a indovinare. Quando Bardelle ha risposto che di cassaforti ne aveva una sola, non hanno reagito, non si sono messi ad urlare, a imprecare, a minacciare. Hanno continuato a mantenere la calma. Anche questo è un particolare che avvalora l’ipotesi della professionalità. Ieri mattina il tenente colonnello Antonio Rizzi, comandante del Reparto Operativo provinciale, e il tenente Giuseppe Bonadonna, della sezione antirapina, sono tornati a Casa Favorita per precisare alcuni particolari della testimonianza resa dai coniugi. L’imprenditore era talmente spaventato che non è neppure riuscito a descrivere che tipo di pistola fosse puntata contro di lui. Li hanno tenuti seduti su un divano, sempre guardati a vista da un bandito, mentre i complici andavano e venivano dalle stanze. L’indagine, che è coordinata dal sostituto procuratore Paolo Luca, si preannuncia alquanto ardua.
di : Gabriele Coltro
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
La dynasty dei jeans: il successo, il crac poi la resurrezione puntando sul lusso
Dal successo degli anni Ottanta alle difficoltà di un mercato forse troppo inflazionato dalla concorrenza. La parabola di Adolfo Bardelle, per tutti “Tato”, è tutta disegnata nel mondo della moda giovanile: trionfo e fin troppo rapido oblio per i marchi che seppero conquistarsi una bella fetta di notorietà, come Outsider, Americanino (che fu anche sponsor del Petrarca pallavolo in serie A) e Kinghino. Fino a quell’ultima scommessa, il marchio Jacob Cohen (un nome pianificato a tavolino), al quale però nessuno sembrava credere. Fino a quando, dopo i tracolli di famiglia, un concordato giudiziario, alcuni marchi abbandonati, altri venduti e altre peripezie, l’intraprendente figlio Nicola, oggi quarantenne, s’inventò un rilancio, tutto giocato sul target alto, altissimo del settore. «Nel 2003 – racconta lo stesso Nicola – stanco della moda jeans troppo larga e trascurata, ho deciso di riprendere in mano il marchio Jacob Cohën, che mio padre mi aveva intestato, per disegnare un prodotto jeans di nicchia molto curato nei dettagli e dedicato alla fascia alta, quella del lusso. Ho creato il jeans che avrei sempre voluto indossare: comodo, elegante e adatto anche a chi ha poca confidenza con il denim. Il punto di forza è stato quello di andare a vendere il prodotto nei negozi dove normalmente si commercializza il “su misura”, nelle boutique più chic ed esclusive del mondo, offrendo jeans di sartoria caratterizzati dall’etichetta in cavallino, i bottoni placcati in argento e l’orlo a punto catenella. Tutto nel preziosissimo denim giapponese Kurabo». L’attuale collezione autunno inverno 2008-2009 ha già venduto oltre 170mila capi. Oggi produzione e distribuzione dei Jacob Cohën sono affidate alla Giada spa di Adria (Ro), che a fine 2008 registrerà un giro d’affari globale che si dovrebbe attestare attorno ai 30 milioni di euro. Il 75 per cento del fatturato è italiano, ma nei piani dell’imprenditore padovano sono previsti importanti investimenti anche sui mercati esteri. All’estero la presenza più forte è in Giappone, Olanda, Belgio e Germania, ma anche Francia e Spagna registrano incrementi a doppia cifra. E il brand Jacob Cohën è pronto a sbarcare entro il 2009 anche nei Paesi scandinavi e negli Usa con la sua mission sartoriale. Insomma, un’altra avventura dorata per la Bardelle family, quella stessa che a Pontelongo accese mille invidie tra la villona con piscina e idromassaggio e le Bentley parcheggiate in giardino, tra scafi offshore iperveloci (era suo quello in cui Stefano Casiraghi, il marito di Carolina di Monaco, trovò la morte in un tragico incidente al gran premio di Monaco, nel 1990) e le amicizie altolocate. Oggi i Bardelle “frequentano poco” e si vedono raramente in giro. Ma il marchio Jacob Cohen, inventato da Tato, sta regalando altri successi. E, ovviamente, altri soldi. «Sì, è vero – dice Nicola – sono contento, ma oggi tutto passa in secondo piano. Oggi penso solo ai miei genitori e a quello che è capitato, una cosa che ritenevo non potesse succedere mai ».E dire che adesso non ci sono più Bentley, nessuna Porsche: i Bardelle, l’altra sera, stavano rientrando a casa sulla loro vecchia Mercedes familiare.
di : R.P.
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
Passamontagna, guanti, informazioni, nessuna violenza gratuita. Per i Carabinieri si tratta di una banda esperta – Assalto in villa, erano professionisti
La famiglia Bardelle molto nota per aver lanciato i marchi, da Americanino a Outsider, a Kinghino
Professionisti. Affatto una “batteria” improvvisata, ma un trio ben rodato, di consumata esperienza. Gli investigatori dei carabinieri ne sono certi. Il “colpo” messo a segno nella tarda serata di sabato a Pontelongo , nella villetta dell’ex patron dei celeberrimo jeans Americanino, è stato preparato con cura e metodo. I tre malviventi non hanno lasciato alle loro spalle nessun indizio, nessuna traccia utile a scoprirne l’identità. Giubbotti, passamontagna, guanti. Neanche uno straccio di impronta è stato rinvenuto sulla mobilia della lussuosa abitazione di Adolfo Bardelle, sessantotto anni, e Favorita Converso, sessantaquattrenne. Sul prato all’inglese sono state trovate alcune orme: ma l’impianto di irrigazione le ha rese del tutto inutilizzabili. Professionisti, si diceva. Mai, nella eterna mezz’ora che i malviventi hanno trascorso nella villetta tenendo in ostaggio la coppia di coniugi, hanno dimostrato agitazione. Perfettamente calmi, addirittura metodici. Non hanno mai alzato la voce. Segno evidente che la banda non era alla sua prima rapina, perchè un comportamento così freddo ed efficiente si acquisisce solo con l’esperienza.
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
«I banditi conoscevano i movimenti dei miei genitori»
Parla Nicola Bardelle, figlio della coppia rapinata, e artefice del successo mondiale del marchio “Jacob Cohen”
«Lo scorso week-end ero tornato da Londra, dove risiedo, così ho potuto stare vicino alla mia famiglia. E’ stato un fulmine a ciel sereno, mai mi sarei aspettato succedesse una cosa del genere ma, a mio avviso, i delinquenti conoscevano bene i movimenti dei miei cari». A parlare è Nicola Bardelle, il figlio quarantenne dei coniugi rapinati sabato notte nella loro villa di Pontelongo . Il padre Adolfo, detto “Tato”, è stato l’ideatore del noto marchio di luxury jeans “Jacob Cohën”. Noto imprenditore di Pontelongo , negli anni ottanta è stato proprietario di brand di successo come Outsider, Americanino e Kinghino. Nel 1985 aveva registrato il nome di fantasia “Jacob Cohën” per creare una linea fashion di jeans. Un progetto però quasi subito tralasciato. Fu il figlio Nicola a rilanciarlo e a portarlo al successo. «Nel 2003, stanco della moda jeans troppo larga e trascurata – racconta Nicola -, ho deciso di riprendere in mano il marchio Jacob Cohën, che mio padre mi aveva intestato, per disegnare un prodotto jeans di nicchia molto curato nei dettagli e dedicato alla fascia alta, quella del lusso. Ho creato il jeans che avrei sempre voluto indossare: comodo, elegante e adatto anche a chi ha poca confidenza con il denim. Il punto di forza è stato quello di andare a vendere il prodotto nei negozi dove normalmente si commercializza il “su misura”, nelle boutique più chic ed esclusive del mondo, offrendo jeans di sartoria caratterizzati dall’etichetta in cavallino, i bottoni placcati in argento e l’orlo a punto catenella. Tutto nel preziosissimo denim giapponese Kurabo. Mi sono fatto portavoce del concetto di “tailored Jeans”, sartoriale in ogni dettaglio e assolutamente made in Italy». L’attuale collezione autunno inverno 2008/9 ha venduto oltre 170 mila capi. Oggi produzione e distribuzione dei Jacob Cohën sono affidate a Giada spa (di Adria), che a fine 2008 registrerà un giro d’affari globale che si attesterà attorno ai 30 milioni di euro. Attualmente il 75\% del fatturato è italiano, ma nei piani dell’imprenditore veneto sono previsti importanti investimenti anche sui mercati esteri. Questo jeans di nicchia ha già saputo affermarsi al fianco delle principali griffe nelle vetrine dei trend setter mondiali dell’eleganza. All’estero la presenza più forte è in Giappone, Olanda, Belgio e Germania, e anche Francia e Spagna registrano incrementi a doppia cifra. Ma Jacob Cohën è pronto a sbarcare entro il 2009 anche nei Paesi Scandinavi e negli U.S.A. con la sua mission sartoriale. «Sono molto soddisfatto a livello lavorativo, ultimamente stiamo anche sviluppando un marchio nuovo per la collezione primavera-estate 2009 di alta camiceria sartoriale conclude Bardelle . Anche se purtroppo in questo momento i successi della mia attività passano in secondo piano, per la rapina avvenuta a casa dei miei genitori».
di : Katia Rossi
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
«Tato? Lui viaggiava in elicottero»
Pontelongo – «Quando leggi queste cose sui giornali o le senti alla tv ti sembrano distanti. Invece è capitato anche qui, a Pontelongo . E a una persona che conosco bene. A dire queste parole, commentando la rapina nella villa dei coniugi Adolfo Bardelle e Favorita Converso, è un pensionato seduto ai tavolini del Milù, il bar del centro del paese. «Vede quel tavolino? continua l’uomo – Lì di solito è seduto Adolfo Bardelle. Lo conosco da anni. Da quando era un signore e si muoveva con l’elicottero privato che sorvolava le nostre teste. Ma nella vita gli alti e i bassi capitano a tutti. Penso che un momento di crisi negli affari sia capitato anche lui. E adesso questa batosta della rapina. Fa specie sapere che un fatto del genere è avvenuto a pochi passi da casa mia ma non posso dire di essere preoccupato. Personalmente, io non ho mai ricevuto nemmeno la visita sgradita dei ladri. Ritengo di abitare in un paese tranquillo, dove anche gli immigrati non fanno paura». «Nemmeno io mi faccio spaventare da ciò che è successo – gli fa eco un altro amico del bar . Penso che ciò che è capitato sia comunque legato alla posizione sociale di Bardelle. I ladri si immaginavano che da quella villa non sarebbero usciti a mani vuoti. A casa mia di certo non sarebbero venuti aggiunge con un po’ di ironia . Con la pensione mia e di mia moglie sarebbero rimasti a bocca asciutta». In paese, oltre agli avventori del bar Milù, in pochi conoscono Bardelle. «E’ successo a loro come poteva succedere a chiunque altro ed è successo qui come poteva succedere altrove afferma una donna che vive nel complesso residenziale di fronte alla villa -. Non li conosco personalmente ma credo sia una famiglia tranquilla. Li vedo uscire spesso con una Citroen C2 o con l’Audi. Mi salutano sempre. Sono rimasta di stucco quando ho saputo ciò che è successo. Io a quell’ora di sabato stavo già dormendo con mio marito e non ho sentito alcun rumore. Se solo avessimo avvertito che c’era qualcosa di strano saremmo scesi in strada». Idem per quanto riguarda la famiglia Convento, che vive dall’altra parte di via Villa del Bosco in una casa rurale: «Difficile che avremmo potuto sentire trambusto provenire dalla villa afferma il capofamiglia Francesco . E anche se i rapinatori avessero fatto confusione comunque tutto sarebbe stato coperto dai rumori del traffico lungo la strada, soprattutto dal via vai dei camion che in questi giorni passano di frequente lungo la strada che costeggia la villa per portare le barbabietole allo zuccherificio». «Io non ho paura aggiunge la moglie -. Ma stanotte ho controllato bene che porte e finestre fossero chiuse prima di andare a dormire…».
di
F.B.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
Era una banda con già tanta “esperienza”
Le modalità della rapina lasciano poche incertezze: si tratta di professionisti in questo genere di crimini
Giubbotti, passamontagna, guanti. Non si sono lasciati alle spalle nessuna traccia, nessun indizio. Professionisti. Una pistola, un coltello e un cacciavite. Un “armamento” ai minimi termini. Non è necessario imbracciare un kalashnikov per fare paura, perchè la forza intimidatrice è già nell’abbigliamento e nel numero. Nessuna agitazione, nessun eccesso, nessuna violenza gratuita, neppure quel ceffone che ha interrotto le urla di Favorita Converso, “perdonato” con un bicchiere d’acqua. Calmi, freddi, efficienti, come può esserlo solo chi ha sulle spalle una robusta esperienza. Già, professionisti. Poche parole, con un leggero accento dell’est. Affatto una “batteria” improvvisata, ma un trio ben rodato. Gli investigatori dei carabinieri ne sono certi. Il “colpo” messo a segno nella tarda serata di sabato a Pontelongo , nella villetta di Adolfo Bardelle, l’ex patron dei celeberrimo jeans Americanino, non solo è stato preparato con cura e metodo, ma non era neppure il primo. Altra certezza: non hanno scelto un obiettivo a caso. Sapevano che “Casa Favorita”, che sorge all’angolo della via percorsa dagli autotreni per raggiungere lo stabilimento saccarifero, celava un bottino ricco. Sicuramente qualche dritta la banda l’ha avuta. Anche se non troppo particolareggiata. I banditi dovevano sapere che i coniugi sabato sarebbero stati fuori a cena. Hanno avuto tutto il tempo di preparare l’agguato, penetrando nel giardino della villetta dal cortile dell’adiacente capannone artigianale. Hanno utilizzato alcuni bancali per scavalcare il muro prefabbricato su cui si appoggia un filare di tuie. Un gioco da ragazzi. «Apri le tre cassaforti», hanno detto all’imprenditore. Un bluff. Hanno tirato a indovinare. Quando Bardelle ha risposto che di cassaforti ne aveva una sola, non hanno reagito, non si sono messi ad urlare, a imprecare, a minacciare. Hanno continuato a mantenere la calma. Anche questo è un particolare che avvalora l’ipotesi della professionalità. I coniugi sono stati tenuti su un divano, sempre guardati a vista da un bandito, mentre i complici andavano e venivano dalle stanze accumulando preziosi. E una volta svuotato il forziere hanno chiuso marito e moglie in un ripostiglio. Ci avrebbero messo un po’ a liberarsi: un vantaggio sufficiente per dileguarsi nel nulla. Come nel più perfetto dei manuali degli assalti in villa.
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
Orologi, gioielli e 13 mila euro in contanti – Era un bottino previsto dai malviventi? Chi ha fornito le indicazioni sui movimenti della coppia?
Pontelongo – Nella villa della paura ieri è stato il giorno delle indagini. A casa di Adolfo Tato Bardelle, 68 anni, ex patron dell’Americanino, oltre che dei meno conosciuti marchi Outsider e Kinghino, e della moglie Favorita Converso, 64 anni, sono tornati gli investigatori. Sono rimasti per più di due ore, dalle 10 fino a mezzogiorno e mezzo, all’interno della villa dove i coniugi sono finiti nelle mani dei tre malviventi che, sabato notte, li hanno sequestrati per quaranta minuti e rapinati di gioielli e contanti per un valore totale di circa 80 mila euro. Nella casa signorile, che sorge all’angolo tra via Dante e via Villa del Bosco, ieri mattina sono tornati il tenente colonnello Antonio Rizzi, comandante del reparto operativo provinciale dei carabinieri di Padova, il tenente Giuseppe Bonadonna della prima sezione antirapina, e gli uomini del nucleo investigativo provinciale, comandati dal maggiore Ivan Petracca. C’erano anche i carabinieri di Codevigo, i primi a intervenire sul posto, sabato notte, dopo che Adolfo Bardelle è riuscito a sfondare a spintoni la porta della cantina dove i malviventi, prima di lasciare la villa con il bottino, avevano rinchiuso lui e sua moglie e a chiamare i soccorsi. Nonostante il via vai degli inquirenti, dalla casa non è trapelata alcuna novità. Al citofono risponde una voce femminile: «Io sono la donna delle pulizie dice -. Mi dispiace ma i signori non sono in casa». La stessa donna si affaccia al cancello più grande quando esce la prima auto con a bordo gli investigatori. Ripete che in casa non c’è nessuno, ma forse è solo un tentativo di allontanare i giornalisti che fuori attendono notizie. Perché l’impressione è che qualcuno ci sia e che, comprensibilmente, non voglia parlare. Troppo fresco il ricordo di quegli attimi di paura quando in tre, vestiti di scuro e con il volto coperto, hanno sorpreso i coniugi nel cortile, mentre rincasavano da una cena da amici. Li hanno tenuti sotto tiro con una pistola, un coltello e un cacciavite fino all’interno dell’abitazione, dove si sono fatti aprire la cassaforte per mettere nel sacco orologi e gioielli di valore e dove si sono fatti anche consegnare 13 mila euro in contanti che marito e moglie tenevano in casa e nei portafogli. Poi, prima di andarsene, hanno voluto le chiavi dell’auto e il telecomando del cancello. Per essere sicuri di avere il via libera li hanno infine rinchiusi in cantina con due giri di chiave. Quando esce la seconda auto dei carabinieri, poco dopo mezzogiorno, in cortile si nota un’altra donna, con i capelli biondi corti, stavolta. Si avvicina all’Audi, parcheggiata a pochi metri dalla piscina, e alza la maniglia della portiera come per assicurarsi che sia chiusa. Anche in questo caso, silenzio. E l’imponente cancello in ferro verde che si richiude. Chiudendo il sipario anche sulla villa della paura e sulle sensazioni del giorno dopo.
di :Federica Bertaggia
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
PIOVE DI SACCO. IL TAGLIO DECISO DAL COMMISSARIO PREOCCUPA IL PARLAMENTARE MARGHERITA MIOTTO . Interrogazione al Ministro sul “licenziamento” dei primari
Piove di Sacco – Ha creato non poco allarme in città l’annuncio che il commissario dell’Asl 14 ha deciso di applicare alla lettera il decreto Brunetta mettendo in pensione quattro primari dell’ospedale di Piove , vale a di re quelli di Chirurgia generale, Ginecologia e Ostetricia, Ortopedi a, Rianimazione-Anestesia. Molto preoccupata per le sorti del nosocomio piove se la parlamentare Margherita Miotto. «Sto già buttando giù un’interrogazione che presenterò al ministro della Sanità su questo provvedi mento ha di chiarato se passa questa manovra senza che prima ci sia stato un documento regionale che stabilisca esattamente la dotazione dei reparti per l’ospedale, come per altro hanno richiesto i sindaci del Piove se, mi chiedo che fine farà il nosocomio piove se quando andrà a far parte dell’Asl 16 e quali livelli di assistenza avranno i cittadi ni della Saccisica». Poi la Miotto fa un’altra considerazione: «Mi consta che questa operazione si l’unica fatta nel Veneto. Se il commissario Padovan pensava fosse necessario uno svecchiamento dell’apicalità di Chirurgia e Ortopedi a piove si poteva farlo senza coinvolgere anche i reparti di Rianimazione e di Ginecologia. Se l’Asl 14 verrà modi ficata, l’ospedale piove se non ha alcun documento che imponga la sostituzione di questi primari. Sono venuta a conoscenza che in Regione si sta lavorando per approvare l’Asl 14 costituita solamente dall’ospedale chioggiotto, e si sa che ogni Asl deve avere un ospedale per acuti, ma che fine farà quello di Piove di Sacco ?» In un comunicato la di rezione dell’Ulss 14 annuncia l’applicazione del decreto Brunetta, “preoccupandosi comunque di garantire la continuità ed efficienza dei servizi sanitari. Infatti, ai medi ci interessati è stato concesso un preavviso di almeno sei mesi con la possibilità di continuare il servizio con incarico a tempo determinato che potrà protrarsi fino all’assunzione dei nuovi responsabili. Per le sostituzioni, la Regione Veneto ha già garantito l’autorizzazione all’espletamento delle procedure concorsuali che, in via ordi naria, verranno concluse entro il 2009″.
di : Gianni Patella
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
ALDO MARIOTTO DIRETTORE DEL DISTRETTO
Arriva dall’Ulss 17 di Moselice-Este il nuovo di rettore del Di stretto socio sanitario di Piove di Sacco (Padova). Aldo Mariotto, classe 58, veneziano di origine e padovano di adozione, subentra al dottor Amedeo Buzzo che dallo scorso giugno ha preso servizio come di rettore della Medi cina del lavoro all’Asl 2 Isontina. Mariotto si è laureato in Medi cina e Chirurgia all’Università di Padova col massimo dei voti. Specializzato in Igiene e Medi cina Preventiva, inizia a lavorare prima come assistente e poi come vice di rettore all’ospedale di Bassano del Grappa. Dal 1995 al 1999 è di rettore dell’ospedale universitario geriatrico di Padova. Nel 2000 passa in Friuli dove è responsabile dell’Area della Medi cina di Comunità. Nel 2004 passa a di rigere l’Unità Operativa delle cure primarie all’Ulss 17 dove ricopre per un anno (2007-2008) il ruolo di Facente funzioni di di rettore Di stretto socio sanitario d’Este.
-
IL GAZZETTINO di Padova – MARTEDÌ, 09 SETTEMBRE 2008
SANITÀ Il vertice dell’Asl tranquillizza Padoan: «Entro il 2009 avremo nuovi primari» Il “decreto Brunetta” ne taglia due
Chioggia – Sui “pensionamenti” anticipati dei primari dell’Asl 14 la parola ora passa alla di rezione. Un comunicato del commissario Antonio Padoan precisa che i primari interessati all’applicazione del cosiddetto “decreto Brunetta” (in pensione al compimento dei 40 anni di attività indi pendentemente dall’età anagrafica) sono sei e non sette. Nel dettaglio, se ne andranno quattro primari (chirurgo, ostetrico, ortopedi co, anestesista) di Piove di Sacco e due (neurologo e geriatra) dell’ospedale di Chioggia. Il settimo, il primario del Pronto soccorso di Chioggia, precisa la di rezione dell’Asl, «sta andando in pensione perché ha raggiunto l’età massima per farlo, come previsto per legge». La decapitazione del livello sanitario apicale prevede, si premura di precisare la citata di rezione, una sorta di paracadute. Ci si è, in altre parole, preoccupati di «garantire comunque la continuità ed efficienza dei servizi sanitari». Ai medi ci interessati è stato infatti concesso un preavviso di almeno sei mesi, «con la possibilità di continuare il servizio con incarico a tempo determinato che potrà protrarsi fino all’assunzione dei nuovi responsabili. Per le sostituzioni la Regione ha già garantito l’autorizzazione all’espletamento delle procedure concorsuali che, in via ordi naria, verranno concluse entro il 2009». Ma i primari, stando a quanto affermato da uno degli interessati, parlano di «situazione fluida che richiede una precisa presa di posizione dell’autorità cittadi na», del sindaco in altre parole. Per di mostrare «le reali volontà dell’Azienda aggiunge il comunicato dell’Asl – recentemente ha preso servizio a Piove di Sacco il nuovo di rettore del Di stretto socio-sanitario» e, sempre a Piove di Sacco , dal primo ottobre sarà operativo il nuovo primario di Medi cina, il dottor Scipione Martini. Per Chioggia «si sottolinea che sono stati assunti sette medi ci per la nuova Cardi ologia e sono stati riattivati i nuovi bandi per i responsabili di Psichiatria, Sert e Neurologia di Piove di Sacco ». Per il personale paramedi co, invece, l’Asl ha di sposto 47 assunzioni dal primo gennaio e 26 previste entro la fine d’anno, a fronte di 46 pensionamenti. Il consigliere del Pd, Lucio Tiozzo, che ha denunciato il caso dell’Asl 14, sostiene che un caso di licenziamento con le stesse modalità si sarebbe già verificato all’Asl 12 di Venezia-Mestre e un altro in quella di Rovigo. «Per la Asl 14, che deve essere di saggregata aggiunge Tiozzo – era forse il caso di attendere». Il sindaco Tiozzo, dal canto suo, minimizza: «Non servono proclami allarmistici, ma un percorso più veloce per rendere stabile la sanità chioggiotta, favorendo il prima possibile la scelta a livello regionale dei comuni piove si».
di : G.B.
-IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
Lutto cittadino per Luigi Bozzato
PONTELONGO. Sarà celebrato oggi alle 16 nella chiesa di Sant’Andrea il funerale di Luigi Bozzato (nella foto), uno degli ultimi testimoni delle atrocità dei lager nazisti. Per rendergli omaggio il sindaco Federico Ossari ha proclamato per oggi una giornata di lutto cittadino. «Con la morte di Bozzato – dice Ossari – se ne va un pezzo di storia locale e nazionale, ma soprattutto un testimone coraggioso che ha speso una parte importante della vita per raccontare le atrocità perpetrate nei lager. Il suo impegno si è sviluppato soprattutto verso i giovani, portando la sua testimonianza nelle diverse scuole venete ed accompagnando intere classi in quei luoghi, per cercare di spiegare quello che nessun essere umano può spiegare».
di : (al.ces.)
-
IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
Assalto in villa, notte di terrore
PONTELONGO. Si sono trovati una pistola puntata in faccia e sono stati costretti ad aprire la cassaforte, consegnando ai tre banditi oro, orologi e denaro in contanti. Notte di terrore per Rodolfo Bardelle, 64 anni, re dei jeans anni Ottanta marchiati Outsider, Americanino e Kinghino, sequestrato insieme alla moglie, Favorita Converso, 68 anni, al rientro in villa da una cena. I banditi, armati di pistola, cacciavite e coltello, hanno atteso che i coniugi scendessero dalla loro Audi A6 per aprire la porta di servizio, quindi i sono fatti condurre in cantina e, dopo aver messo insieme un bottino stimato in 100 mila euro, hanno rinchiuso i padroni di casa nel forziere, dandosi alla fuga.
di : BARON E LIVIERI
-
IL GAZZETTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
Ore di terrore in villa, a Pontelongo nel Padovano. Alfonso …
Ore di terrore in villa, a Pontelongo nel Padovano. Alfonso Bardelle, detto Tato, 68 anni, già imprenditore della moda, molto conosciuto negli anni Ottanta quando era titolare dell’Americanino jeans e la moglie Favorita Converso, 64 anni, stavano rincasando da una cena quando sono stati aggrediti da tre uomini a volto coperto, uno dei quali con una pistola in pugno, gli altri armati di cacciavite e coltello. Un assalto con molte analogie con la tragedia di Gorgo al Monticano ma fortunatamente in questo caso non è stata fatta violenza. Dopo averli rinchiusi nello sgabuzzino, i tre malviventi, con accento dell’Est, hanno portato via 13mila euro in contanti, orologi e oggetti d’oro per un valore complessivo di circa ottantamila euro. Dopo circa un’ora la coppia è riuscita a forzare la porta, liberandosi e dando l’allarme. L’impressione degli investigatori, che stanno indagando sulla rapina, è che i banditi abbiano agito a colpo sicuro, come già conoscessero la casa. Le indagini dei carabinieri si stanno perciò concentrando su persone che potrebbero essere già entrate in passato nella villa, magari per fare qualche lavoretto. Intanto sul fronte sicurezza il ministro dell’Interno Maroni scettico sul bracialetto per detenuti lontani dalle carceri.
di : Bertaggia e Giannini
-
IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
Rodolfo «Tato» Bardelle e Favorita Converso erano appena rientrati nella loro casa a Pontelongo – Sequestrati e rapinati in villa – Terrore per l’ex re dei jeans e la moglie: bottino 100 mila euro
Si sono trovati una pistola puntata in faccia, di ritorno da una cena a Cavanella d’Adige. E sono stati costretti ad aprire la cassaforte e a consegnare ai banditi ori, orologi e contanti. Rapina in villa la notte scorsa a Pontelongo in via Villa del Bosco 105 a casa di Rodolfo «Tato» Bardelle, 64 anni, il «Renzo Rosso degli anni Ottanta», il re dei jeans marchiati Outsider, Americanino e Kinghino. L’uomo, nato a Chioggia, è stato rapinato e sequestrato per quasi un’ora insieme alla moglie Favorita Converso, 68 anni, detta «Ita», originaria di Cavarzere. I ladri – tre, armati di pistola, cacciavite e coltello – hanno scavalcato l’alta recinzione sul retro e poi hanno aspettato che la coppia scendesse dalla Audi A6 e aprisse la porta di servizio. L’allarme, secondo quanto appurato, non era stato inserito. I rapinatori – che secondo quanto riferito da «Tato» e «Ita» parlavano in italiano ma con accento dell’Est europeo – una volta all’interno della lussuosa villa, hanno costretto i coniugi a scendere in cantina e ad aprire il forziere, fuggendo con un bottino di circa 100 mila euro, dopo averli chiusi dentro. Mezz’ora più tardi «Tato» Bardelle è riuscito a sfondare la porta e a chiamare i carabinieri. L’uomo (che nell’aprire la porta si è ferito all’avambraccio sinistro) ha rifiutato di andare al pronto soccorso. Illesa anche la moglie, che però durante il colpo si è presa due ceffoni da uno dei banditi, che poi l’ha calmata dandole un bicchiere d’acqua. Il colpo è stato messo a segno verso le 23,30 di sabato. «Tato» Bardelle e la moglie sono stati spinti all’interno della villa dai tre che li hanno costretti a sedersi su un divano. Poi hanno chiesto all’uomo di aprire le tre casseforti che secondo loro erano in cantina. In realtà in cantina c’è un solo forziere. Mentre la cassaforte veniva svuotata, uno di loro è andato in camera da letto, al piano superiore, per completare la razzia. Prima di fuggire (e chiudere la coppia in cantina) i rapinatori si sono fatti consegnare le chiavi dell’auto, il telecomando del cancello e gli orologi che marito e moglie avevano al polso: un Cartier d’oro lei, un IWC lui. Portati via anche un orologio d’oro con diamanti da donna, un Patek Philippe e un Corum Bubble. I contanti, circa 13 mila euro, li avevano addosso i coniugi. Tremila euro lui, circa 10 mila euro in contanti lei. Soldi che la signora Bardelle aveva con sé da qualche giorno e che sarebbero serviti per sistemare la camera del loro unico nipotino. Un bel «regalo» per i rapinatori, che forse non si aspettavano di trovare addosso alle due vittime tanto denaro in contante. Comunque sia, per i carabinieri del Nucleo investigativo provinciale comandati dal maggiore Ivan Petracca e gli uomini della Prima sezione «antirapina» del tenente Giuseppe Bonadonna, si è trattato di una rapina «vera». Anche se non se la sentono di escludere nulla in questo momento. Dato che ci sarebbero ancora alcuni punti da chiarire. Per esempio, nonostante Rodolfo Bardelle e Favorita Converso vivano praticamente da sempre nella villa (con annesse piscina e vasca idromassaggio all’aperto) a Pontelongo, figurano essere soltanto i custodi dell’edificio. La villa, infatti, risulta intestata ad una società immobiliare di Abano, la Gecofin che riporterebbe ad una società con sede in Lussemburgo, uno dei paradisi fiscali mondiali. Inoltre, i marchi Outsider e Americanino non esistono più. Solo la marca di jeans Jacob Cohën, resiste: ma del business di famiglia se ne occupa il figlio Nicola, che vive fra Londra e Adria. Già. Perché Rodolfo Bardelle in questi anni ha conosciuto alterne fortune, finendo anche nel mirino della giustizia per questioni finanziarie poco chiare. E in questo momento non è titolare di alcuna attività imprenditoriale. Anche se risulta essere socio di un circolo privato (il Royal Club) in via Ungheria sempre a Pontelongo. Ma da ieri Bardelle è soprattutto l’ennesima vittima di una rapina in villa. Un colpo messo a segno da persone che erano a conoscenza di troppi particolari. Forse fra loro c’è anche un basista, uno che sapeva dove erano i preziosi e che la villa non era videosorvegliata.
-
IL GAZZETTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
L’assalto a Pontelongo, nel Padovano, con pistola e coltelli. Alfonso Bardelle, originario di Cavarzere, era il titolare dell’Americanino jeans – Terrore in villa, coppia aggredita e rapinata
Tre banditi, forse dell’est, si erano nascosti in giardino dove hanno atteso il rientro a casa di due anziani coniugi. Assaliti alle spalle, minacciati con pistola e coltello e rinchiusi in uno sgabuzzino per quaranta minuti, il tempo necessario ai rapinatori, probabilmente rumeni, per ripulire la villa da tutti gli oggetti di valore in essa presenti, per un bottino totale di circa 80 mila euro. Vittime della notte di terrore sono stati i coniugi Favorita Converso, 64 anni, e il marito Adolfo Bardelle, detto Tato, 68 anni, originari di Cavarzere, un tempo proprietari della villa Casa Favorita, che sorge all’angolo tra via Villa del Bosco e via Dante, oggi custodi della stessa. A far vivere loro un copione che tanto ricorda quello sfociato in tragedia a Gorgo il Monticano – dove i coniugi Guido e Lucia Pellicciardi, custodi di Villa Durante, sono stati torturati e ammazzati per poche centinaia di euro sono stati tre malviventi con il volto coperto da passamontagna nero, vestiti con giubbotti i pantaloni scuri e armati rispettivamente di pistola, coltello e cacciavite. I tre li hanno attesi al varco, dietro alla cancellata che i coniugi avevano appena oltrepassato a bordo di una Mercedes familiare. Favorita Converso e Adolfo Bardelle erano stati a cena da amici. Una serata tranquilla come tante altre, che si era conclusa intorno alle 23. Mezz’ora dopo erano già a casa, ignari di ciò che li aspettava. Hanno aperto dalla strada il cancello elettrico. Appena lo hanno oltrepassato e questo si è richiuso alle loro spalle, è iniziato l’inferno. I tre malviventi li hanno colti di sorpresa. Hanno teso loro un agguato alle spalle sbucando dal giardino nel quale si erano introdotti in precedenza, tramite un buco sulla recinzione esterna. Favorita e Adolfo non hanno potuto reagire in nessun modo. Due dei rapinatori li tenevano sotto giogo con un cacciavite e un coltello. Il terzo, quello con la pistola, dirigeva la situazione. Si è fatto seguire dai complici e dai coniugi fino all’ingresso posteriore della villa. Ha intimato loro di aprire il portoncino. Alle urla di terrore di Favorita, il malvivente che la teneva ferma ha risposto con un schiaffo. Una volta dentro, visto lo stato di agitazione in cui versava la donna, l’hanno fatta sedere sul divano dove le hanno portato anche un bicchiere d’acqua. Nel frattempo gli altri due malviventi costringevano il marito Adolfo a consegnare nelle loro mani i contanti che i coniugi tenevano nascosti in casa, 13 mila euro in tutto. Non contenti si sono fatti portare davanti alla cassaforte, hanno intimato ad Adolfo di digitare la combinazione e, una volta aperto il forziere, si sono preso monili in oro e orologi preziosi. Infine l’ultima richiesta: Dateci il telecomando del cancello e le chiavi dell’auto. I coniugi hanno obbedito, poi sono stati presi dai rapinatori e rinchiusi in uno sgabuzzino. Lì sono rimasti per quaranta minuti, fino a che Adolfo Bardelle è riuscito a sfondare la porta ferendosi con una scheggia al braccio sinistro. Una volta usciti dalla prigione hanno chiamato loro stessi i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Piove di Sacco e quelli del nucleo investigativo di Padova che non escludono nessuna pista per risolvere il caso, neppure quelle legate alla passata attività di Adolfo Bardelle, già titolare del marchio Americanino poi fallito. Risale a quel periodo l’acquisizione della villa da parte dell’agenzia immobiliare Gecofin di Abano Terme, che ha concesso l’usufrutto ai coniugi. A continuare l’attività del padre nel settore abbigliamento ci ha pensato il figlio Nicola, che vive tra Adria e Londra dove ha fondato il marchio Jacob Cohen. «Rimane comunque un fatto anomalo e isolato è il commento del sindaco di Pontelongo Federico Ossari – Pertanto non è il caso di allarmarsi o creare inutili psicosi. E’ necessario piuttosto considerare il caso nel suo contesto e fare le dovute valutazioni. Per questo mi sento in dovere di interpellare il prefetto e i parlamentari della nostra città, ai quali scriverò una lettera, per chiedere di mantenere alto l’interesse sulla sicurezza dei grandi centri come dei piccoli paesi». Sulla possibilità che i rapinatori siano persone che conoscono bene la coppia di custodi, magari siano anch’essi residenti a Pontelongo , Ossari alza le mani: «Abbiamo piena fiducia sulle indagine dei carabinieri e degli investigatori dice -. Non è il caso di fare ipotesi. Ci affidiamo al lavoro degli inquirenti che di sicuro sarà condotto nel miglior modo possibile».
di : Federica Bertaggia
-
IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
POSSIBILE UNA BANDA DI PREDONI DELL’EST – Nuova stagione di violenza: molti lati oscuri e caccia al basista
E’ iniziata una nuova stagione della rapine in villa? Gli investigatori tendono ad escluderlo. Perché l’assalto alla villa di Bardelle di Pontelongo potrebbe anche portare ad un’altra soluzione. Nessuno sospetta che il colpo sia solo una brutta messa in scena, per carità. Tuttavia, molti particolari fanno pensare che la banda che ha agito non sia formata solo da predoni dell’Est come in altri casi in passato. Per esempio: i tre malviventi, pur parlando con accento straniero (ma potrebbe essere una finta), non hanno messo le mani addosso a «Tato» e a sua moglie. Quando uno dei tre ha perso la pazienza e ha tirato uno schiaffo alla signora Bardelle, poi le ha portato anche un bicchiere d’acqua. Questo non per dire che si tratta di malviventi gentiluomini, ma perché «certe attenzioni» le bande composte da albanesi e rumeni, che in passato hanno depredato le ville nel Padovano, non le hanno mai avute. E non bisogna ricordare il tragico assalto a Gorgo al Monticano per rimarcare la differenza. Dunque, i rapinatori potrebbero essere anche in parte italiani. D’altro canto, gli investigatori dell’Arma non scartano alcuna l’ipotesi. Nemmeno quella che indica che nel gruppo ci sia anche un basista. Uno che sapeva che i preziosi erano custoditi in cassaforte in cantina. O che la signora Bardelle tenesse da qualche giorno nella borsetta 10 mila euro in contanti. O ancora che i coniugi, di ritorno la sera, entrano in casa sempre dal retro. E proprio sul retro si erano nascosti i banditi. Una semplice coincidenza? Mah…
di : (p.bar.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
Torna la paura per le rapine in villa. Questa …
Pontelongo – Torna la paura per le rapine in villa. Questa volta il “colpo” è stato messo a segno a Pontelongo sabato notte, intorno alle 23.30. Tre individui vestiti di nero, con il volto coperto, hanno assalito, maltrattato e rapinato i coniugi Favorita Converso, 64 anni, e il marito Adolfo Bardelle, 68 anni, detto Tato, nella villa chiamata Casa Favorita, che sorge all’angolo tra via Villa del Bosco e via Dante. I coniugi, una volta proprietari dell’edificio, ora ne sono i custodi. La coppia è stata sorpresa dai tre malviventi di ritorno da una serata trascorsa a cena da amici. Oltrepassato il cancello a bordo della loro Mercedes famigliare sono stati bloccati dai tre individui, che precedentemente si erano intrufolati in giardino aprendosi un varco nella recinzione posteriore. Marito e moglie sono stati minacciati con un coltello, un cacciavite e una pistola. Portateci in casa, hanno intimato i rapinatori. Alle urla di terrore della donna uno dei malviventi ha risposto con uno schiaffo, ma per placare l’agitazione di Favorita, una volta entrati in casa, l’hanno fatta sedere sul divano offrendole dell’acqua. Nel frattempo il marito Adolfo è stato costretto a consegnare nelle mani dei tre 13 mila euro in contanti e ad aprire la cassaforte dove i rapinatori hanno trovato oggetti in ora e orologi preziosi. Il tutto per un valore di 80 mila euro. L’ultima richiesta dei rapinatori è stata quella di farsi consegnare il telecomando del cancello e le chiavi dell’auto. Forse volevano prendersi anche la Mercedes ma non ci sono riusciti. Prima di andarsene si sono fatti portare da marito e moglie in cantina e lì li hanno rinchiusi. Dopo 40 minuti Adolfo è riuscito a sfondare la porta della prigione, provocandosi delle ferite al braccio sinistro con le schegge di legno. Sono stati loro a dare l’allarme ai carabinieri di Piove di Sacco, arrivati sul posto con i colleghi del nucleo investigativo di Padova. «Non abbiamo subito violenze – racconta Bardelle con la voce che ancora rivela molta paura – Erano in tre, probabilmente stranieri. Li abbiamo trovati appena arrivati a casa». Nessuna pista viene esclusa. Neppure possibili legami con la precedente attività di Adolfo Bardelle, già fondatore del marchio Americanino, poi fallito. Risale a quel periodo l’acquisizione della villa da parte dell’agenzia immobiliare Gecofin di Abano Terme, mentre ai coniugi è rimasto l’usofrutto.
di : Federica Bertaggia
-
IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
«Sapevano bene cosa cercare» Le reazioni in paese: da tempo Bardelle si faceva vedere meno Qui fino a ieri c’era tranquillità, anche se la presenza di stranieri è molto aumentata Il sindaco Ossari: mi rivolgerò al prefetto.
Ieri mattina nei bar del paese non si parlava d’altro: a tenere banco fra chi andava a bere il caffè o prendere un cappuccino con brioche era la rapina perpetrata qualche ora prima, a notte fonda, nella villa al civico 185 di via Dante Alighieri. Rodolfo Bardelle, che tutti conoscono come Tato Bardelle, non si vede molto spesso in paese. Frequenta il bar Milù, dove va a prendere il caffè ogni tanto. «Fino a due anni fa lo vedevamo ogni giorno – racconta un anziano – ma adesso lo si vede meno. Quando arriva non passa certo inosservato. Ha sempre avuto la passione per le grosse auto, credo giri ancora con una Bentley. Talvolta arriva in sella a una moto Bmw enorme». «Ha fatto un sacco di soldi negli anni ’80 – ricorda un altro avventore del bar – con il marchio di jeans Outsider e poi Americanino. Andava e veniva dalla sua villa con l’elicottero. Poi ha avuto dei problemi, forse un fallimento. Però vive ancora in quella casa. Non è una persona che parla molto dei suoi affari privati quindi nessuno sa sabene cosa faccia. So però che il figlio ha rilanciato da un paio di anni un marchio di abbigliamento che sta avendo molto successo». In paese la rapina, i cui contorni non sono ancora stati definiti nella percezione che ne ha avuto la gente, non sembra avere comunque lasciato segni di paura. «Chi è andato lì ieri sera – osserva infatti un uomo – sapeva bene cosa andava a cercare, non hanno colpito a caso. Qui in paese non si sta male e in passato non ci sono mai stati particolari problemi di sicurezza». «Però siamo invasi dagli immigrati – ribatte serafico un altro anziano – e io non mi sento più tranquillo come una volta. Anche un paese tradizionalmente calmo come il nostro, oggi sotto questo punto di vista è cambiato, anche se certamente siamo ben lontani dalle tensioni che si verificano nei grossi centri». Un vicino di casa dei coniugi Bardelle conferma che la zona dove vivono, in via Dante Alighieri, è tranquilla: «Noi stiamo qui da due anni e non abbiamo mai avuto alcun problema – dice infatti Giulio Lanzotti – Anche l’altra sera per la verità tutto sembrava normale. L’unica cosa che ho sentito di strano era il cagnolino del vicino che abbaiava con insistenza: chissà se c’entrava con la rapina. I rapinatori sono entrati nel giardino della villa passando per il capannone qui a fianco, ma noi non ci siamo accorti di nulla». Sull’episodio interviene anche il sindaco Federico Ossari: «Sono convinto si tratti di un fatto isolato, che tuttavia non deve essere sottovalutato. Quanto accaduto – prosegue il primo cittadino – deve far riflettere su una questione fondamentale che è la necessità di garantire un presidio maggiore da parte delle forze dell’ordine nel nostro territorio. Non mi riferisco al nostro paese, ma all’intero Piovese». «Domani scriverò una lettera al prefetto – annuncia Ossari – per chiedergli di prendere in particolare considerazione questa esigenza. Fatti simili non devono ripetersi, nè qui né altrove. Come amministrazione comunale sono già alcuni mesi che abbiamo avviato una serie di controlli mirati, coordinati fra i nostri vigili e i carabinieri, tanto verso le persone che le situazioni anomale che riscontriamo. A Pontelongo c’è un tasso di immigrati molto alto, circa al 13 per cento, 600 persone su un totale di 4.000 residenti, ma questo non comporta problemi di ordine pubblico, nel modo più assoluto. Si tratta per lo più di famiglie inserite nella comunità, uomini e donne che lavorano e bambini che vanno a scuola. Facciamo molti sforzi per favorire l’integrazione e posso affermare con serenità che nel nostro paese non c’è alcun allarme sicurezza legato alla presenza massiccia di stranieri». «Questa rapina – - sottolinea ancora il sindaco – deve essere un monito per alzare la guardia: è un segnale che la criminalità esiste e deve essere arginata e credo che l’arma migliore sia la prevenzione. Ma i Comuni con le loro sole forze non possono fare più di tanto. Ora mi auguro che i responsabili vengano individuati e sono fiducioso del lavoro che stanno facendo le forze dell’ordine».
di Elena Livieri
-
IL GAZZETTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
La rapina subita dai coniugi Bardelle non puiò non riportare …
La rapina subita dai coniugi Bardelle non puiò non riportare alla mente quella di Gorgo al Monticano, dove i coniugi Guido e Lucia Pellicciardi, custodi di villa Durante, furono torturati e ammazzati dai rapinatori. Le cronache di Pontelongo non ricordano fortunatamente nessun episodio così efferato. L’ultima rapina che fece scalpore risale al marzo del 2005, quando Marina Varotto, proprietaria dello Spritz bar di Piovega, residente a Pontelongo , fu assalita di notte, in via Belfiore, da due rapinatori che la costrinsero a consegnare nelle loro mani l’incasso della serata. La aspettarono lungo la via, dove sapevano sarebbe passata. Le bloccarono la strada mettendo di traverso una Fiat Punto, risultata poi frutto di un furto. Minacciarono lei e un suo amico con un piccone fino a che non ottennero 1600 euro in contanti. Un altro episodio di cronaca nera vide come protagonista un’anziana residente nella frazione di Terranova nel 2000. La donna aveva appena riscosso mezzo milione di lire in banca. Aveva messo la mazzetta con i soldi nel portafoglio che aveva in tasca. In via Isola di Terranova, in prossimità dell’argine, è stata bloccata da due individui in sella ad uno scooter e con il volto travisato dai caschi integrali. Uno dei giovani le ha infilato una mano nella tasca e le ha preso il portafoglio. La malcapitata non ha potuto opporre resistenza. E i malviventi si sono rapidamente dileguati con il denaro. Quasi certamente i due sconosciuti avevano seguito le mosse della donna anche in banca.
-
IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
Miotto e Naccarato del Pd: sicurezza non garantita – Interrogazione a Maroni «Fatti, basta chiacchiere»
Una interrogazione al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per chiedere come intenda affrontare la questione della sicurezza, con i fatti e non con le parole: è quanto ha in animo di proporre nei prossimi giorni l’onorevole Margherita Miotto del Partito Democratico. «Insieme al collega Alessandro Naccarato – annuncia Miotto all’indomani della rapina messa segno ai danni dei coniugi Rodolfo Bardelle e Favorita Converso nella loro villa di Pontelongo – presenterò l’interrogazione a ministro Maroni sottolineando che la rapina dell’altra sera rappresenta un episodio grave, anche se appare del tutto isolato. Certo che dopo tanto parlare di sicurezza e legalità, un fatto simile arriva dritto come uno schiaffo a chi tanto ha predicato negli ultimi mesi su questi temi. Un’amara sorpresa – prosegue la deputata del Pd – per chi credeva che bastasse alzare la voce e proporre qualche espediente mediatico come l’invio dei soldati in alcune città, per arginare un problema che esiste e che è ora venga affrontato con i fatti. Di parole ne sono state dette e scritte a fiumi, è tempo di passare al piano della concretezza. Al ministero dell’Interno – incalza Margherita Miotto – ci rivolgeremo perché vogliamo sapere se e come abbia intenzione di rafforzare l’organico delle forze dell’ordine, perché è innanzitutto di questo che c’è bisogno». La questione della sicurezza balza quindi sui tavoli della politica, ed è certo che l’episodio di Pontelongo farà discutere nei prossimi giorni. Anche il sindaco Federico Ossari ha annunciato di voler scrivere al prefetto.
di : (e. liv.)
-
IL GAZZETTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
Nessun allarmismo ma nemmeno la volontà di far …
Nessun allarmismo ma nemmeno la volontà di far passare inosservato un fatto così grave. Il sindaco di Pontelongo , Federico Ossari, ha già deciso come muoversi per far calare un velo di silenzio sulla rapina in villa che si è verificata sabato notte a Pontelongo . «Domani (oggi per chi legge, ndr) scriverò una lettera al prefetto e ai parlamentari padovani annuncia Ossari per far presente loro quanto successo nel nostro paese e portare l’attenzione sui temi della sicurezza». Pur trattandosi di un episodio che in paese ha sollevato più di qualche preoccupazione, il sindaco sottolinea: «Rimane comunque un fatto anomalo e isolato. Almeno secondo la mia memoria a Pontelongo non si era mai verificata una rapina in casa in questi termini. Pertanto non è il caso di allarmarsi o creare inutili psicosi. E’ necessario piuttosto considerare il caso nel suo contesto e fare le dovute valutazioni. Per questo mi sento in dovere di interpellare il prefetto e i parlamentari della nostra città, per mantenere alto l’interesse sulla sicurezza dei grandi centri come dei piccoli paesi». Sulla possibilità che i rapinatori siano persone che conoscono bene la coppia di custodi, magari siano anch’essi residenti a Pontelongo , Ossari alza le mani: «Abbiamo piena fiducia sulle indagine dei carabinieri e degli investigatori dice -. Non è il caso di fare ipotesi. Ci affidiamo al lavoro degli inquirenti che di sicuro sarà condotto nel miglior modo possibile». Intanto due parlamentari del Partito democratico, Margherita Miotto e Alessandro Naccarato preannunciano un’interrogazione al ministro dell’Interno. «Non si sono mai verificati fatti di questa portata – dice la Miotto – e che avvengano mentre si sta facendo una campagna con l’impiego dell’Esercito significa proprio che gridare non serve a nulla. Bisogna rafforzare le forze dell’ordine».
(Fe.Be.)
-
IL MATTINO di Padova – LUNEDÌ, 08 SETTEMBRE 2008
SEQUESTRATI E RAPINATI IN VILLA. L’impero di Bardelle negli anni Ottanta, poi la crisi – L’Americanino, il boom, il declino – Grande appassionato di off-shore e sponsor del Petrarca pallavolo – LA PROPRIETA’ Ha venduto la villa dove vive a una società immobiliare: «Tato» risulta essere ora solo il custode
«Sono usciti dal buio. Erano in tre. Erano stranieri. Ci hanno detto: questa è una rapina. Gli abbiamo dato quello che avevamo in casa. E non ci hanno fatto del male. Ci hanno chiuso in cantina. Poi se ne sono andati». Telegrafico, come nel suo stile. Marcato accento chioggiotto e poca voglia di ricordare ciò che gli è accaduto poche ore prima. D’altronde Rodolfo «Tato» Bardelle, fondatore più di vent’anni fa dei marchi Outsider (quelli con la picca come logo), Americanino, Kinghino, Frank Scozzese, Jacob Cohën, è sempre stato un così. Diverso da tutti, «outsider», nel bene o nel male. Per natura. Anche quando, adesso, è vittima di una rapina. Chiacchierato, invidiato, stimato, odiato, Rodolfo «Tato» Bardelle, 64 anni, è partito da molto lontano. Perché prima di diventare il «Renzo Rosso degli anni Ottanta» piazzando sul mercato marchi di jeans di successo a ripetizione, faceva il guidatore di ambulanze per l’ospedale di Chioggia. Ma già allora aveva il pallino della moda. O meglio: dei jeans. Che commerciava per arrotondare lo stipendio. Anche se i maligni in paese dicono che la sua fortuna non sia stata altro che aver sposato Favorita «Ita» Converso, originaria di Cavarzere, di quattro anni più vecchia di lui e di famiglia più che benestante. In realtà l’unione fra «Tato» e «Ita», come tutti li chiamano a Pontelongo, ha dato vita ad un sodalizio «outsider» sia nel privato che nel lavoro. Tutti in paese ricordano quando quasi trent’anni fa i due fecero costruire la maestosa villa in via Villa del Bosco 105 (all’angolo con via Dante): due piscine esterne più idromassaggio, sei bagni, camere sopra e sotto, e una serie infinita di auto e moto parcheggiate in giardino da fare invidia a un collezionista: Rolls, Bentley, una Porsche dai colori sgargianti che molti ancora ricordano quando sfrecciava per le vie del centro. D’altra parte, le auto e la velocità sono sempre stato il pallino di «Tato». Quando il business andava a gonfie vele «Tato» e «Ita» frequentavano i salotti buoni di Padova, piazzando successi imprenditoriali uno dietro all’altro. Che tradotto significa soldi a palate. In quegli anni «Tato» Bardelle poteva tutto. Convincere compaesani a diventare contoterzisti per lui, sponsorizzare la squadra di pallavolo del Petrarca, co-finanziare una società sportiva impegnata in gare offshore con i motoscafi, diventare, appunto, copilota di un equipaggio offshore, variare la produzione rimpiazzando un marchio con un altro senza pensarci su. Poi, però, con l’avvento degli anni Novanta, all’improvviso, il declino. Anche in questo caso, da vero «outsider», amante della velocità e dell’azzardo. Quindi, la guerra con i creditori, le accuse di clienti e fornitori, i guai con la giustizia e la vendita della villa ad una società immobiliare di Abano Terme che via internet porta ad una società con sede principale in Lussemburgo. E il passaggio da proprietario della villa a semplice custode. Il declassamento fa un po’ sorridere alcuni compaesani di Bardelle. Ma tant’è. La villa è di proprietà di altri. Ma c’è da scommetterci che «Tato» Bardelle ancora una volta saprà mettere a frutto il suo fiuto per gli affari. Uno dei suoi marchi, infatti, Jacob Cohën sta conoscendo in questi anni un successo inaspettato. Dietro al business non c’è «Tato» in prima persona, ma il figlio Nicola, 40 anni. Ma il nome del prodotto è tutta farina del sacco di «Tato». Un nome inventato nel 1985 e che deriva dall’unione di Jacob Devis, il primo produttore di denim che collaborò con Levi Strauss, e Cohën, il cognome ebraico più diffuso sul pianeta. Il figlio Nicola ha iniziato ad occuparsi del brand di famiglia a partire dal 1993. Ma la «label» è stata ufficialmente rilanciata solo dieci anni più tardi, nel 2003. Ora i prodotti Jacob Cohën si trovano sugli scaffali delle più prestigiose boutique di tutto il mondo. Il volume d’affari della società è milionario.
di : (Paolo Baron)
-
IL MATTINO di Padova – MERCOLEDÌ, 3 SETTEMBRE 2008
Doppio colpo dei ladri in pieno giorno Ma rimediano solo pochi oggetti d’oro
PONTELONGO. Ladri scatenati in pieno giorno ieri a Correzzola e Pontelongo: approfittando dell’assenza dei padroni di casa, i malviventi si sono intrufolati in due abitazioni e hanno rubato oggetti d’oro. Il primo colpo è stato messo a segno nella frazione di Concadalbero, al civico 1 di via Giotto, dove Claudio Crepaldi vive con la famiglia. I ladri sono entrati forzando balcone e finestre del soggiorn e una volta in casa hanno rovistato in tutte le stanze, aprendo armadi e cassetti in cerca di soldi e preziosi. Alla fine se ne sono andati con qualche gioiello d’oro per un valore di circa 1.500 euro. Il furto è stato scoperto intorno alle, 15 quando il padrone di casa è rientrato dal lavoro. Ai carabinieri recatisi subito in via Giotto per i rilievi del caso, è arrivata a tamburo battente la segnalazione di un secondo colpo, stavolta in via Aldo Moro a Pontelongo, al civico 22 dove vive Alessandra Dan. Anche in questo caso i malviventi per entrare in casa hanno forzato una finestra della cucina al piano terra. Hanno passato al setaccio le stanze e si sono accontentati, come bottino, di una collana d’oro. I carabinieri sono intervenuti per il sopralluogo, rilevando i segni dell’effrazione. E’ probabile che a colpire a Concadalbero e a Pontelongo siano state le stesse persone, dato che le modalità con cui sono stati messi a segno i due furti sono praticamente identiche. Indipendentemente dal valore del bottino, si tratta di episodi particolarmente spiacevoli che alimentano il clima di insicurezza delle persone. Tanto più che i malviventi hanno agito indisturbati in pieno giorno.
di : (e.l.)
-
Continua nella sotto-pagina Ago 08





