Maggio 2008
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IL GAZZETTINO di Padova - SABATO 31 MAGGIO 2008
Piove di Sacco Vandalismi: la scuola manda il conto a casa
Atti vandalici a scuola. Se non si sa chi è il diretto responsabile dei danni, la soluzione è una sola: pagano tutti. È questo il ragionamento che ha portato il consiglio d’istituto dell’itcg “Enrico De Nicola” di Piove di Sacco ad approvare una delibera dal contenuto più o meno condivisibile: “Il danno economico dovrà essere risarcito da tutti gli studenti in parti uguali, nella misura massima di venti euro per ogni singolo studente”. «Riteniamo che questa iniziativa possa aiutarci ad acquisire un maggior senso di responsabilità», dicono gli studenti.
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IL GAZZETTINO di Padova - SABATO 31 MAGGIO 2008
Sala dedicata a Lucia Valentini Terrani
Pontelongo - Lo sguardo dolcissimo e l’indimenticabile voce di Lucia Valentini Terrani continueranno a vivere, a Pontelongo , grazie ad una sala di villa Foscarini-Erizzo che l’amministrazione comunale si appresta a dedicarle, nel corso di una serata di gala, in programma per lunedì 9 giugno. La cantante lirica, mancata prematuramente una decina di anni fa, era legata al paese per aver sposato un “pontelongano doc” come Alberto Terrani, famoso e stimato attore di cinema e teatro. Grazie al marito, Lucia Valentini era solita frequentare Pontelongo , dove aveva stretto negli anni solide e durature amicizie. Solo pochi giorni prima della sua scomparsa si era esibita proprio in paese, lasciando nei cuori di tutti un indimenticabile ricordo.
di : Fe.Be.
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IL GAZZETTINO di Padova - SABATO 31 MAGGIO 2008
PIOVE DI SACCO Il dirigente dell’istituto De Nicola ha informato le famiglie con una lettera. Molti i consensi - Vandali a scuola, 20 euro a studente - I ragazzi sono favorevoli: «Così impareremo ad avere maggiore senso di responsabilità»
Piove di Sacco - Chi rompe paga. E se non si sa chi sia il di retto responsabile dei danni, la soluzione è una sola: pagano tutti. È questo il ragionamento che ha portato il consiglio d’istituto dell’itcg “Enrico De Nicola” di Piove di Sacco ad approvare una delibera dal contenuto più o meno condivisibile.”In caso di danneggiamenti alle strutture scolastiche avvenuti senza l’individuazione dei responsabili - si legge nella notifica - il danno economico dovrà essere risarcito da tutti gli studenti in parti uguali, nella misura massima di venti euro per ogni singolo studente”.A causa di qualche alunno “furbetto”, che da settembre a oggi ha causato danni alle strutture scolastiche, guardandosi bene dal fare un “mea culpa”, da oggi saranno tutti i suoi compagni, e le rispettive famiglie, a doversi far carico delle conseguenze. La somma che ogni alunno dovrà versare potrebbe variare da un minimo di un euro ad un massimo di venti. La cifra esatta si saprà solo entro il 30 giugno, data entro la quale il consiglio d’istituto eseguirà un accurato conteggio delle spese sostenute dalla scuola per riparare porte, finestre, bagni e quant’altro, rovinati da ignoti responsabili. Per quanto riguarda le classi dalla prima alla quarta, il versamento della somma stabilita dovrà essere fatto dalle famiglie nel mese di gennaio, al momento del pagamento delle tasse scolastiche per l’anno successivo. Gli studenti di quinta verseranno la loro parte solo una volta conclusi gli esami, il giorno del ritiro del diploma di maturità. Nessun onere straordinario per gli studenti “insospettabili”, ovvero coloro che finiranno le scuole medie a giugno ed entreranno a far parte del “De Nicola” solo da settembre.La comunicazione, firmata dal dirigente scolastico Francesco Bagatella, è stata recapitata in questi giorni a tutte le famiglie, tramite gli alunni stessi. Per il momento sembra che la decisione sia stata apprezzata da tutti, ragazzi compresi.«Anche noi abbiamo votato la delibera in sede di consiglio d’istituto e di amo il pieno appoggio a questo provvedimento - dicono i rappresentanti degli studenti - Riteniamo che questa iniziativa possa aiutarci ad acquisire un maggior senso di responsabilità e, soprattutto, possa incentivare a parlare chi sa o ha visto i veri responsabili dei danneggiamenti. Finora non abbiamo ricevuto alcuna protesta da parte dei genitori, l’unica precisazione è stata sollevata da alcuni alunni di quinta, secondo i quali questa delibera doveva essere approvata all’inizio dell’anno scolastico e non alla fine». La possibilità che venga indetta un’assemblea aperta anche alle famiglie è comunque nell’aria. Solo allora si saprà se tutti, tra i genitori e i novecento alunni iscritti a ragioneria, geometri e perito turistico, hanno accettato di buon grado questa disposizione.
di : Federica Bertaggia
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IL GAZZETTINO di Padova - SABATO 31 MAGGIO 2008
Piove di Sacco - Tagliato, …
Piove di Sacco - Tagliato, farcito, assemblato e distribuito nel piazzale del centro commerciale Piazzagrande. Il tanto atteso panino dei record è stato realizzato, ieri pomeriggio, da un esercito di infaticabili volontari che per più di tre ore hanno imbottito fragranti “ciabatte” di gustosa mortadella. Messe in fila, una dietro l’altra, hanno costituito il panino più lungo del mondo: 1378,34 metri di bontà, ovvero 167 metri in più rispetto al precedente record assegnato in Portogallo. Soddisfatto il di rettore del centro commerciale, Filippo Lazzarin, che ha mostrato orgoglioso ai più di duemila presenti il certificato rilasciato dall’ispettore del “Guinness World Record”, Carlo Martines(assieme nella foto). Sistemato su un centinaio di tavoli lungo tutto il perimetro del parcheggio di Piazzagrande, il panino ha rappresentato per adulti e bambini una festa per gli occhi e per il palato. Una volta decretato il guinnes, infatti, è stato distribuito a fronte di un’offerta da destinare all’associazione Piove Solidarità e allo Iov. I più stupiti? Gli automobilisti di passaggio lungo la Piove se che strabuzzavano gli occhi al vedere tanta chilometrica prelibatezza in una veste e in un luogo così insolito.
di : (Fe.Be.)
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IL MATTINO di Padova - MERCOLEDÌ, 28 MAGGIO 2008
Quintali di cibo scaduto a Piove sequestrati nel negozio cinese
PIOVE DI SACCO. Blitz della Guardia di finanza al negozio cinese di via Paolo VI: sono stati sequestrati cinque quintali di generi alimentari scaduti da oltre un anno, liquori privi del contrassegno dell’accisa e decine di cd senza bollino Siae. Tutta la merce è stata posta sotto sequestro e per il negozio potrebbe profilarsi anche l’obbligo di chiusura. Misura che potrebbe intervenire su decisione del servizio di igiene dell’Usl. L’operazione delle Fiamme Gialle è stata compiuta nei giorni scorsi. I militari del comando provinciale di Padova stavano eseguendo in città una serie di controlli sulla corretta esposizione dei prezzi nei negozi così come impone la normativa in materia. Entrati nella rivendita cinese di via Paolo VI, facilmente riconoscibile dalla strada per le tipiche lanterne rosse che pendono ai alti delle vetrine, hanno notato la presenza di due banchi frigo pieni all’inverosimile di generi alimentari surgelati. Gli uomini della Guardia di finanza hanno deciso di eseguire una verifica più approfondita e hanno scoperto che tutta la merce era scaduta da oltre un anno: cinque quintali di pesce di vario genere, crostacei, funghi secchi, pasta, spaghetti e riso che sarebbero dovuti finire nella pattumiera già da tempo e che invece erano in vendita. Decine di confezioni di alimenti erano ammassate all’inverosimile nei due freezer ben oltre il limite di capacità segnalato con una linea rossa. Molti pacchi erano addirittura privi di qualsiasi tipo di etichetta. Ulteriori controlli all’interno del locale hanno permesso ai militari di scoprire sugli scaffali alcune bottiglie di liquore prive del contrassegno obbligatorio dell’accisa e pile di cd, sempre posti in vendita, sui quali mancava il bollino della Siae. Tutta la merce risultata irregolare è stata posta sotto sequestro e ora sarà il servizio di igiene dell’Usl a condurre ulteriori verifiche all’interno del locale. Il negozio cinese del quartiere Sant’Anna ha aperto circa due anni fa.
di : (Elena Livieri)
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IL MATTINO di Padova - MERCOLEDÌ, 28 MAGGIO 2008
Panino con la mortadella da Guinness dei primati al Piazzagrande - Si farà venerdì pomeriggio: sarà lungo ben 1.350 metri. Offerta libera per mangiarlo
PIOVE DI SACCO. Piazzagrande, grande in tutto: lo dice lo slogan e lo conferma l’ultima sfida che il centro commerciale ha deciso di affrontare venerdì. Si tratta di realizzare il panino più lungo del mondo: mille 350 metri di pane farcito con sei quintali di mortadella. Il mastodontico sandwich sarà «costruito» nel parcheggio del centro commerciale e, dopo la certificazione del Guinness World Record, sarà distribuito per la degustazione. L’iniziativa sposa ben due progetti di solidarietà: la raccolta fondi promossa dalla consulta PioveSolidarietà per la costruzione di una scuola in Congo e quella dell’associazione Onlus dell’Ascom Il faro per lo Iov. La manifestazione è stata presentata ieri mattina al centro commerciale dal direttore Filippo Lazzarin: «L’idea è nata quasi per caso sfogliando il libro dei record. Quello del panino più lungo è detenuto dal Portogallo e risale al 2005. Abbiamo deciso di fare tutto in casa - ha sottolineato Lazzarin - infatti il pane e la mortadella saranno forniti dal nostro supermercato Cityper. Il record, se riusciremo nell’impresa come ci auguriamo, sarà certificato dal giudice ufficiale del programma di Canale 5 «Lo show dei record». Per la parte logistica ci aiuteranno gli atleti della società Pallacanestro Piovese. Il mega panino poggerà su 800 tavoli nel parcheggio. E tutto l’incasso sarà devoluto ai progetti di PioveSolidarietà e Il faro per lo Iov. Piazzagrande - ha concluso Lazzarin - vuole riconfermare il proprio attaccamento al territorio». Per tutti i golosi l’appuntamento è venerdì a partire dalle 17.
di : (e.l.)
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IL MATTINO di Padova - MERCOLEDÌ, 28 MAGGIO 2008
DISTRIBUTORE LATTE IN PIAZZA
SANT’ANGELO DI PIOVE - Verrà inaugurato ufficialmente questa mattina il distributore di latte automatico dell’azienda agricola di Magnasame Antonio. Si trova in piazza IV Novembre.
di : (m.ma.)
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IL GAZZETTINO di Padova - DOMENICA 25 MAGGIO 2008
SMS CONSUMATORI
Il progetto Sms Consumatori è promosso dal ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e prevede la rilevazione continua dei prezzi al consumo di oltre 80 prodotti alimentari di largo consumo in 2.200 punti vendita dei diversi canali distributivi. L’attività di rilevazione interessa l’intero territorio nazionale. La rilevazione viene effettuata quotidianamente (dal martedì al sabato) e prevede l’impegno giornaliero di 44 rilevatori. Per conoscere i prezzi è sufficiente inviare un sms al numero 47947 scrivendo il nome del prodotto che interessa. Dopo pochi minuti arriva il messaggio di risposta che indica il prezzo di vendita al nord, al centro e al sud del Paese.
di : (e.l.)
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IL GAZZETTINO di Padova - DOMENICA 25 MAGGIO 2008
Piove di Sacco Maria Grazia Dicati, presidente dell’Opera nomadi: «Non tutti lo sanno, ma qui rom e sinti sono italiani»
Piove di Sacco - «I nomadi del Piove se sono per la stragrande maggioranza italiani. È giusto ribadi rlo». Suona ferma e decisa la voce di Maria Grazia Di cati, presidente dell’Opera nomadi di Piove di Sacco . La sensazione è che sia un po’ stupita dal polverone che è nato negli ultimi tempi intorno a ordi nanze solo annunciate e provvedi menti firmati e indi rizzati ai nomadi della zona. Ma ammette fra le righe che prima o poi la situazione sarebbe venuta a galla: «Assodato che, come cittadi ni di questo Paese, i nomadi sono soggetti agli stessi di ritti e doveri di un qualsiasi altro connazionale, mi pare che finora non ci sia mai stata una normativa specifica in materia. Non si può andare avanti secondo gli umori di singole persone e secondo le circostanze. Ci vorrebbero delle regole da rispettare e da far rispettare». L’Opera nomadi di Piove di Sacco è affiliata all’associazione nazionale. Vi fanno parte principalmente rom e sinti che lavorano a progetti di integrazione e, soprattutto, scolarizzazione dei bambini che vivono nelle roulotte o nelle abitazioni affidate dai vari Comuni. «La realtà dei nomadi qui è un mosaico complesso che si è costituito nel tempo, risentendo di fattori interni ed esterni alla nostra comunità», spiega. Tutto è partito negli anni ‘70, quando nel Piove se arrivarono le prime storiche famiglie Udorovich, Lovacovich e Stoico. La seconda ondata di carovane fece tappa nel Foro Boario negli anni ‘90, a seguito della guerra civile scoppiata nei Balcani. Numerose proteste e petizioni popolari segnarono quel periodo, tanto che i nomadi furono costretti a sgomberare la zona. Da lì la di aspora nei vari Comuni, in particolare a Legnaro dove, fino ad una paio d’anni fa, esisteva uno fra i campi più abitati del padovano. Anch’esso, oggi, smantellato.
di : (Fe.Be.)
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IL GAZZETTINO di Padova - DOMENICA 25 MAGGIO 2008
PIOVE DI SACCO.L’UTILE OLTRE I 7 MILIONI DI EURO Bcc, bilancio 2007 da record
Piove di Sacco - Numeri che si possono considerare da record quelli contenuti nel bilancio 2007 della Banca di Credi to Cooperativo piove se.«Se si considera il momento particolarmente delicato per gli istituti bancari - afferma il presidente Leonardo Toson che dovrebbe essere riconfermato per la quinta volta alla guida della banca locale - ottenere un aumento della raccolta di retta da 507 milioni del 2006 a oltre i 577 del 2007 mi sembra significativo circa la salute della nostra banca».Inoltre l’utile di esercizio è passato dai 4,8 milioni a oltre 7 milioni. «Questo significa - aggiunge Toson - che la banca sta lavorando bene sul territorio dove ci sono realtà produttive molto varie, vedi il turismo, la pesca e l’agricoltura a Chioggia, imprese artigiane e agricoltura nella Saccisica e nel padovano lavoriamo col settore dei servizi, in questa maniera possiamo compensare quei settori produttivi che mostrano momenti di di fficoltà economica».Roberto Faggiani, di rettore della Bcc mette in rilievo il dato che riguarda la raccolta di retta: «Nel 2007 è cresciuta del 14,5\% a fronte dell’11,72\% di quella regionale e il 10,72\% di quella provinciale».Faggiani quindi mette in evidenza gli altri numeri positivi ottenuti dalla Bcc come i prestiti che nel 2007 sono cresciuti del 17,16\% mentre in provincia questo dato riporta un aumento del 15,78\% e in regione un + 13,38\%.Spesso Toson fa notare come la Bcc sia molto presente negli interventi di carattere sociale. Ecco allora che il bilancio sociale mette in evidenza che nel 2007 sono stati elargiti 642 mila euro in interventi di beneficenza. Non è da di menticare l’intervento di 200 mila euro della Bcc per assicurare all’ospedale la risonanza magnetica.
di : Gianni Patella
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IL MATTINO di Padova - SABATO, 24 MAGGIO 2008
Giostrai esclusi dalla sagra Il sindaco: «Lo chiede la gente»
CORREZZOLA. Niente autoscontri alla sagra di Sant’Antonio a Concadalbero: dal municipio negate le autorizzazioni ai giostrai. «Una decisione - precisa il sindaco Mauro Fecchio - che abbiamo già applicato gli anni scorsi a Brenta d’Abba e Civè. Il piazzale della chiesa non è utilizzabile peri lavori di straordinaria manutenzione in corso. Inoltre il comandante della Polizia locale non ha firmato le autorizzazioni in quanto non sarebbero rispettate le normative sulle attrazioni da piazza in tema di sicurezza». A tutto questo poi si aggiunge la volontà di garantire l’ordine pubblico. «A seguito dei giostrai italiani, purtroppo si stanziano anche altre carovane non ben identificate. Nel periodo della sagra, poi, si registra un aumento dei furti, degli schiamazzi e gli episodi di minacce. Il diniego è giustificato anche dalla richiesta esplicita di tanti cittadini e anche di qualche membro dello stesso comitato organizzatore. Il fatto però che nessuno voglia esporsi personalmente è quanto meno sintomatico di una situazione di disagio, se non di paura».
di : (Alessandro Cesarato)
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IL MATTINO di Padova - SABATO, 24 MAGGIO 2008
Blitz della Digos tra i nomadi I sindaci «blindano» i comuni
BAGNOLI. Blitz della Digos nel campo rom di via Settima strada. Ieri mattina gli agenti si sono presentati in zona industriale, davanti alle 30 roulotte accampate da 2 giorni. Li hanno identificati e hanno chiesto informazioni sul raduno (unito a un matrimonio) che si dovrebbe svolgere a fine mese a Padova. Contestualmente hanno notificato l’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco Alessandro Borile. I nomadi se ne devono andare entro le 16 di oggi. Tassativamente. C’è già qualche altro sindaco che ha messo le mani avanti. Quello di Agna, Giannicola Scarabello, nel primo pomeriggio di ieri, ha chiamato i carabinieri chiedendo di monitorare la situazione, per evitare che la carovana rom si stanzi in qualche piazzale del comune. Dopo una decina di giorni nella Bassa, la situazione è diventata insostenibile anche per la famiglia Hudorovich. Dopo Stanghella, Monselice e Cagnola, ora se ne dovranno andare anche da Bagnoli. «Stiamo pensando di andare verso Bologna - ha ammesso ieri Alessandro Hudorovich - Qui ormai si è creata troppa tensione. Non facciamo che fuggire da un comune all’altro. Certo, siamo nomadi, ma due giorni ogni volta sono davvero troppo pochi». Ieri mattina i capi del campo rom accampati dietro la Zilmet hanno chiesto dei bidoni per raccogliere tutta l’immondizia, per non lasciare sporcizia per terra. «Hanno detto che se ne andranno entro le 16 di oggi e, visto come si sono comportati negli altri comuni, non ho motivo di dubitarne - riferisce il sindaco Borile - Inviare l’ordinanza in prefettura e in questura, è servito per allertare anche le forze dell’ordine di Padova. Noi con i nostri mezzi limitati non saremmo mai riusciti a fare la notifica in un campo nomadi grande come questo». Il campo rom conta circa una trentina fra roulotte e camper: una cinquantina di persone in tutto, tra le famiglie Hudorovich, Brajdich e Levak. Entro la prossima settimana dovranno organizzare la grande festa per il fidanzamento di due loro parenti: un ragazzo di vent’anni e una diciannovenne. Ma il raduno clou sarà quello previsto per il 30 e il 31 maggio prossimi a Padova, dove, ribadiscono gli stessi nomadi, è in programma una riunione della Chiesa evangelica e sono attese centinaia di persone.
di : (Enrico Ferro)
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IL MATTINO di Padova - GIOVEDÌ, 22 MAGGIO 2008
«Mi deve mandare via il giudice» Rom in subbuglio ad Arzergrande
ARZERGRANDE - Siamo favorevoli al fatto che il governo intenda cacciare gli zingari stranieri. Siamo di altra etnia e siamo qui per un convegno della chiesa evangelica. Vogliono fare sentire anche la propria voce i componenti della famiglia rom che occupa il campo di sosta di via Marconi. A parlare è il responsabile del campo Marco Lovacovic, visibilmente amareggiato dalla decisione del sindaco Cesarina Foresti. «Sono diciannove anni che vivo in questo capo - esordisce - e vorrei restare con la mia famiglia ad Arzergrande. Sono nato in Italia e qui ho la residenza. Desidero solo di risistemare il campo e per questo chiedo che il comune ci aiuti». Sull’ipotesi di lasciare nell’immediato il campo, il capofamiglia aggiunge però che la cosa è praticamente impossibile. «Sulla mia persona c’è una misura restrittiva - confessa - che mi obbliga a restare in questo campo. Il mio avvocato mi ha detto che per spostarmi questa misura giudiziaria deve essere prima revocata». E se alla fine l’ordinanza dovesse arrivare cosa succederebbe? «Ci sposteremo intanto verso Codevigo e se necessario inizieremo una nuova vita». Sogna di avere una propria proprietà, ma intanto rivendica sulla situazione in cui si trovano a vivere. «Siamo senza acqua e servizi - spiega - e siamo costretti ad andarla a prendere nei campi sosta limitrofi. Nel campo siamo più del numero consentito dal regolamento ma cosa avrei dovuto fare? Non accogliere la moglie di mio figlio. Le famiglie sono fatte per crescere». E la casa abusiva? «L’ho costruita quando ero giovane ed inesperto. Oggi di certo non lo rifarei». Da parte sua il sindaco Cesarina Foresti è rimasta un po’ sorpresa dalla rilevanza mediatica che ha avuto la vicenda. «Le reazioni - afferma - sono venute più dall’esterno che dai cittadini di Arzergrande. Le persone del paese che ho incontrato mi hanno dimostrato il loro appoggio, ma nessuno è rimasto sorpreso. Il problema è da tempo sentito dalla nostra comunità e se ne è discusso, tra l’altro, in un incontro pubblico organizzato dal centrodestra sul tema della sicurezza tenutosi alla fine dello scorso anno. In quella occasione avevo già spiegato ai presenti quale era la situazione in quel momento e tutte le azioni che erano state messe in campo dall’amministrazione. In ogni caso - precisa il sindaco - quello che è stato detto in questi giorni è un orientamento che non si è trasformato ancora in un’ordinanza di sgombro. Avevo assicurato ai nomadi il rispetto di tempi funzionali».
di : (Alessandro Cesarato)
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IL MATTINO di Padova - GIOVEDÌ, 22 MAGGIO 2008
«Siamo italiani, lavoriamo e votiamo Lega» Rom a Cartura in attesa del raduno di fine mese - «Ronde notturne, temiamo di essere attaccati»
CARTURA. Si sentono italiani a tutti gli effetti. Lavorano presentando la partita Iva. Hanno un fortissimo senso religioso. E votano Lega Nord. Sono zingari, gitani del ceppo Kalderash, gente che ha sposato la vita nomade. Non vogliono essere chiamati Rom perché è troppo generale e di questi tempi è meglio specificare. «Noi siamo contenti che il nuovo Governo dichiari guerra ai campi nomadi, perché così saranno cacciati via i delinquenti. Noi non vogliamo un posto fisso. Non chiediamo campi permanenti. A noi servono aree di transito, per rimanere qualche giorno. Perché la nostra vita è viaggiare». Mirco Hudorovich ha 64 anni, i capelli grigi, i baffi lisciati in modo ordinato e la carnagione scura. E’ il capo di una famiglia della quale fanno parte che i Brajdich e i Levak, che conta in tutto 115 tra figli e nipoti. E si capisce subito che è lui che comanda, perché controlla tutto dalla sua seggiola proprio al centro di questo campo nomadi improvvisato a Cagnola di Cartura, dietro l’ex Zuccherificio. Qui tutti giurano di non aver mai rubato e di vivere di lavoro. Artigianato per la precisione: lavorano oro, argento, rame, ferro e nichel. Appena dentro al campo si avvicina una ragazza sulla ventina con dei braccialetti in mano. Ne vuole vendere uno a 15 euro. La trattativa si chiude a 5. Fuga dalla Bassa. Sono stati cacciati da Stanghella, poi da Monselice e ora anche da Cartura. Ieri mattina i vigili urbani e i carabinieri hanno ribadito loro più volte di dover sgomberare il piazzale, anche in virtù dell’ordinanza emessa dall’amministrazione. «Il sindaco di Monselice è stato il più cattivo di tutti - dicono - è stata emessa un’ordinanza immediata. Abbiamo potuto rimanere lì solo poche ore. Qui a Cartura invece siamo rimasti due giorni, ma ce ne dobbiamo andare». Gli Hudorovich questo fine settimana devono organizzare una festa per il fidanzamento di due giovani del campo, lui 20 anni, lei 19. Per questo motivo serve uno spazio in cui fermarsi, in cui poter rimanere qualche giorno. Raduno a Padova. L’evento clou per la comunità nomade sarà il 30 e 31 maggio, a Padova, dove verrà organizzato un grosso convegno evangelico. Non si sa ancora il luogo deputato a ospitare questo evento. Forse la fiera, ma la conferma arriverà a giorni. L’unica cosa certa è che in città giungeranno oltre 300 tra camper e roulotte, da tutta Italia. «Un tempo eravamo cattolici, ora abbiamo sposato la Chiesa Evangelica - racconta Mirco Hudorovich - ci troveremo tutti insieme per pregare e condividere un momento di fede. Stiamo attendendo l’autorizzazione per il luogo richiesto». Nell’ultima settimana di maggio quindi giungeranno carovane da tutto lo stivale.
Fede leghista. «Noi abbiamo votato Lega Nord o Pdl - ammette Alessandro Hudorovich - il fatto che vengano cacciati via i nomadi stranieri, non può che giovane a noi. La gente tende a generalizzare e a dire che siamo tutti zingari. Ma non è così. Noi siamo italiani, siamo originari di Fiume, abbiamo fatto il militare, abbiamo la partita Iva e paghiamo le tasse. Viviamo lavorando l’oro, l’argento e il nichel. Ristoranti e ospedali ci danno pentole e stoviglie da riparare. Da un ospedale siamo riusciti a ricavare anche 50 mila euro per un lavoro di questo genere. Noi non rubiamo e non facciamo rapine». Basta guardarsi intorno per capire il tenore di vita di questa gente. Ci sono Audi fiammanti, ma anche nuovissime Mercedes, Bmw e persino una Lotus. Anche le roulotte e i camper, una trentina in tutto, sono di ultima generazione. Tutti perfettamente attrezzati.
Ronde notturne. «Due giorni fa, durante la notte, abbiamo visto dei ladri che si avvicinavano al cantiere dell’ex Zuccherificio, probabilmente per rubare rame o altri metalli. Noi ci siamo accorti e li abbiamo cacciati via. Perché se sparisce qualcosa da qua intorno, è ovvio che tutti danno la colpa a noi». Il concetto di «ronde» i nomadi lo conoscono eccome. Di notte c’è sempre qualcuno che sorveglia il campo, soprattutto di questi tempi, con le cronache che arrivano da città come Napoli. Nel bel mezzo di una di queste ronde sono stati testimoni di un tentativo di furto. E l’hanno pure sventato. «Alla fine abbiamo anche chiamato i carabinieri».
di : ENRICO FERRO
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IL GAZZETTINO di Padova - GIOVEDÌ, 22 MAGGIO 2008
Piove di Sacco - In principio era Legnaro il comune della Saccisica che saltava nella mente di tutti solo a sentire parlare di nomadi . Nel paese della seconda cintura urbana, poco meno di otto mila abitanti e un polo universitario famoso in tutto il mondo, c’era una zona buia: lo storico campo nomadi di via Rovigo, da cui si irradi avano la maggior parte dei problemi legati all’integrazione. Per anni è successo che in patronato gli adolescenti non potessero più organizzare una partita di calcetto senza mettere in preventivo l’irruzione di una banda di coetanei rom per attaccar rissa. Non passava una sagra senza che non si registrassero furti di radi o nelle auto in sosta lungo la strada. Impossibile pensare a un cinema estivo all’aperto, sicuramente si sarebbe verificato il pretesto per rovinare la serata. E via con una sequela di di sagi che rischiavano di soffocare il normale svolgimento delle attività di un paese. Una decisione del sindaco Giovanni Bettini salva la situazione dal tracollo nel 2006, quando il campo viene smantellato e alle famiglie rom residenti, una decina in tutto, viene assegnato un alloggio popolare. «Da quel momento il contesto è decisamente migliorato, in primis per loro e poi per tutta la comunità», analizza Bettini a di stanza di due anni. Il problema della convivenza tra rom e locali si ripete in forme e misure di verse in altri paesi della Saccisica. Ultimo ad essere balzato agli onori della cronaca èArzergrande, dove abita una sola famiglia di nomadi , nati e vissuti in Italia, che ha tolto più di una volta il sonno al sindaco Cesarina Foresti. Fino a farle esprimere una sorta di ultimatum: «Come i cittadi ni di Arzergrande rispettano le regole così, pur essendo liberissima di mantenere la propria cultura, deve fare la famiglia che vive in roulotte nel campo sosta di via Marconi. Altrimenti dovremo pensare ad un’ordi nanza. In quattro anni abbiamo fatto di tutto per favorire l’inserimento, soprattutto quello dei loro figli nelle scuole. Ma l’integrazione deve essere bilaterale, altrimenti non funziona. Cosa succede se una famiglia qualsiasi non manda i figli a scuola, accumula un debito di 3 mila euro con l’acquedotto tanto da indurre i tecnici a interrompere il rifornimento e manomette gli impianti elettrici costringendo il Comune a intervenire? Se sarò costretta a prendere una decisione di certo non sarà dettata da un raptus ma da un percorso lungo anni nel quale l’unica cosa che si è modi ficata è stata la percezione del di sagio da parte del paese intero, aumentata fino a preoccuparmi». Una caso a sè rappresenta il multietnico quartiereSant’Anna di Piove di Sacco dove, assieme a italiani e marocchini, vivono da più di di eci anni alcune famiglie rom, assegnatarie di alloggi popolari. Per capire che aria tira a Sant’Anna basti questa notizia: il 21 giugno è in calendario la festa “Quartiere senza frontiere”, alla quale parteciperanno quattro comunità di verse, che presenteranno danze, cibi e tradi zioni tipiche. Pacifica convivenza interrotta solo da qualche screzio aCorrezzola, comune dove vivono una cinquantina di nomadi sparsi tra capoluogo e frazioni. «La situazione si è stabilizzata nel tempo - commenta il sindaco Mauro Fecchio - Ma qualche problema rimane. Ultima in ordi ne di tempo la decisione di non concedere l’autorizzazione ad alcuni giostrai che l’anno scorso avevano causato problemi durante la sagra di Conca d’Albero». Una situazione più tranquilla sembra esserci aBrugine, dove nel campo nomadi di via Palù Inferiore vivono un paio di famiglie da circa otto anni.
di : Federica Bertaggia
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IL MATTINO di Padova - MERCOLEDÌ, 21 MAGGIO 2008
«Siamo tolleranti, ma non c’è stata integrazione» Il sindaco di Arzergrande difende la sua scelta. Il capo rom: «Siamo italiani, non ce ne andiamo»
ARZERGRANDE. «La decisione di chiudere il campo sosta non nasce sull’onda emotiva delle scelte dell’attuale governo ma è il risultato di un percorso lungo, preciso e puntuale». Ci tiene a precisarlo subito il sindaco Cesarina Foresti, mostrando il grosso fascicolo con tutte le lettere, gli avvisi e i solleciti inviati alla famiglia rom che sosta in via Marconi. La decisione di chiudere l’area è la conclusione inevitabile di un percorso di tentata integrazione fallito. Nella giornata di ieri i nomadi si sono anche recati dal sindaco per chiedere di desistere dalla sua decisione. «Sono nato in Italia - ribadisce il responsabile del capo Marco Lovacovic - e da qui non mi muovo. Anzi chiediamo al comune un aiuto per sistemare il campo». Per il sindaco la decisione è legata invece al comportamento tenuti negli anni dai nomadi. «Da parte di questa amministrazione - spiega Foresti - abbiamo tentato in tutti i modi di aprire un dialogo ma ogni tentativo è stato vano. Credo che quello che abbiamo fatto, a questo punto, ci assolva da ogni responsabilità. Tra i nostri obiettivi c’è sempre stata soprattutto la scolarizzazione dei bambini perché su di essi puntavamo in ottica di integrazione. Avevamo chiesto ai genitori, come condizione per la permanenza, l’impegno a mandarli a scuola dove avevamo finanziato anche dei progetti didattici. Ma ogni richiesta è stata vana». «Questa famiglia rom sosta nel nostro campo dal 1990 ed è sempre stata la sola ad occuparlo in maniera stanziale. Non possiamo pertanto attribuire ad altri le colpe per il mancato pagamento di quasi tre mila euro di utenze idriche. La nostra comunità - conclude - è tollerante e si è sempre dimostrata disponibile all’accoglienza. Lo dimostra il fatto che ci sono cittadini di altre etnie perfettamente integrati nel tessuto tessutosociale del paese. Tuttavia l’integrazione è il frutto di una volontà reciproca delle parte». Paura di qualche ripercussione? «Nessuna paura, ma provo lo stesso disagio da sempre provato dei miei concittadini». La decisione del sindaco è sposata in pieno dal capogruppo della Lega Nord Liga Veneta e consigliere di minoranza Vittorio Sambin che da tempo, in consiglio comunale, ha portato aventi una sua personale battaglia per la chiusura del campo. «Prendiamo atto - dichiara - della decisione del sindaco che ha ripreso quelle prerogative e battaglie in tema di sicurezza che il nostro gruppo ha sempre sostenuto. Da tempo, infatti, chiediamo che il campo sia sbaraccato e sia riconsegnato alla sua vocazione originaria, ovvero agricola. In paese abbiamo assistito a degli episodi eclatanti che hanno confermato le nostre teorie sul fatto che il campo fosse un covo di malavitosi. Ci auguriamo che ora le parole del sindaco si concretizzino alla svelta e che non vengano assegnate case popolari». Più pepata la reazione del consigliere di minoranza Antonio Maritan dei Moderati per Arzergrande e Vallonga: «Ora anche i sindaci di centrosinistra cavalcano il problema della sicurezza ma se un sindaco di centrodestra avesse tenuto lo stesso comportamento cosa sarebbe successo?».
di : ALESSANDRO CESARATO
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IL MATTINO di Padova - MERCOLEDÌ, 21 MAGGIO 2008
BRUGINE Salvagnin: «Il mio campo non lo sgombero Servono strategie, non colpi di spugna»
BRUGINE. Non è previsto alcuno sgombero per il piccolo campo nomadi di via Palù Inferiore a Brugine: lo ribadisce chiaramente il sindaco Silvia Salvagnin. «Prima si trovano delle soluzioni, e poi si possono prendere i provvedimenti - al telefono il tono di voce del sindaco suona estremamente fermo - Dare i colpi di spugna e prendere le decisioni drastiche non serve, se mancano delle strategie precise. Passato il momento del titolone sul giornale, sono i sindaci a dover fare i conti con tutta la catena di conseguenze. Ritengo comunque che in questo campo le soluzioni vadano individuate collegialmente, assieme alla Prefettura e a tutte le istituzioni competenti. Non dobbiamo poi dimenticare che gli occupanti del nostro campo nomadi sono cittadini italiani, residenti nel Comune, e i loro bambini frequentano le scuole del paese». Collocato nei pressi del cimitero, l’insediamento di via Palù Inferiore ha circa otto anni di vita, e copre un’area grosso modo di 500 metri quadrati; vi risiedono due famiglie, che vivono in due roulotte e una casa mobile. Tra di loro anche alcuni parenti di Emanuele Crovi, il nomade morto il 19 luglio 2005 durante il tragico assalto di Abano che costò la vita al gioielliere Gianfranco Piras. Il campo è servito dagli allacciamenti di acqua ed energia elettrica, che non viene, assicura il sindaco, pagata dal Comune. «Ogni tanto queste persone ci chiedono un contributo proprio per le bollette», aggiunge Silvia Salvagnin, che non teme di veder riversarsi in quell’area i nomadi italiani e rom cacciati dai comuni vicini. «Il campo è troppo piccolo - conclude il sindaco - E so che alle famiglie stesse non piace creare assembramenti». Tra nomadi e cittadini stanziali di Brugine la convivenza ha conosciuto alti e bassi; alcuni anni fa contro la presenza del campo nel paese vennero presentate anche delle petizioni. Ma oggi la situazione appare tranquilla.
di : (Patrizia Rossetti)
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IL MATTINO di Padova - MERCOLEDÌ, 21 MAGGIO 2008
CORREZZOLA In cinquanta dall’ex Jugoslavia, ora vivono in case proprie «Situazione tranquilla, ma abbiamo blindato gli argini»
CORREZZOLA. Parlare di oasi felice sicuramente è eccessivo. A Correzzola, infatti, non esistono campi nomadi, ma la presenza dei rom è tutt’altro che trascurabile e la situazione articolata. Dopo anni più difficili, che hanno visto ondate di carovane invadere il territorio, la situazione si è stabilizzata poco meno di una decina di anni fa. Attualmente nel territorio del comune i rom sono quasi una cinquantina, distribuiti tra il capoluogo e le frazioni di Villa del Bosco e Concadalbero. Appartengono all’etnia croata e hanno lasciato l’ex Jugoslavia agli inizi degli anni Novanta, in concomitanza del conflitto civile scoppiato nei Balcani. Abitano tutti in case di loro proprietà e generalmente si tratta di famiglie giovani. «Complessivamente - spiega il sindaco Mauro Fecchio - non si registrano grossi problemi di ordine pubblico. In particolare la situazione è migliorata da quando una famiglia si è trasferita in un’altra sede. Ora il problema si circoscrive a qualche lamentela dei cittadini per schiamazzi notturni. Le vere difficoltà riguardano tuttavia la scolarizzazione dei bambini, che troppo spesso mancano alle lezioni. I veri problemi con i rom - continua Fecchio - si sono avuti negli anni passati con gli stanziali che occupavano gli argini nella frazione di Brenta d’Abbà. Il loro passaggio lasciava dietro di sé veri disastri. Per risolvere il problema siamo stati costretti a blindare gli argini, chiudendo le rampe di accesso. (al.ces.)
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IL GAZZETTINO di Padova - MERCOLEDÌ, 21 MAGGIO 2008
ARZERGRANDE - Campo nomadi, sindaco pronto a ordinare lo sgombero
Arzergrande - «Conosco la situazione che c’è in via Marconi, la conosco molto bene in quanto l’ho ereditata e me la sono trovata fra capo e collo, ma per il momento non ho fatto alcuna delibera di sgombero del campo nomadi, la farò quando riterrò sia giunto il momento opportuno per non creare problemi. Il decreto del ministro Maroni non c’entra perché i nomadi di via Marconi sono cittadini italiani». E’ quanto ci ha detto ieri Giannina Foresti, sindaco di Arzergrande . La presenza dei nomadi in via Marconi di sicuro è mal sopportata dai cittadini. Da una famiglia di otto persone spesso il loro numero aumenta di molto. C’è un tour over continuo di camper e roulottes che affollano il poco spazio aperto disponibile. «La famiglia aveva fabbricato una casa abusiva - aggiunge il sindaco - che abbiamo acquisito al patrimonio del comune nell’agosto scorso con l’autorizzazione del magistrato. Poco dopo abbiamo dovuto murare porte e finestre in quanto il fabbricato non aveva nessun requisito di abitabilità e tagliare il tubo dell’acqua potabile perché i nomadi erano morosi nei confronti dell’azienda piovese che gestisce il ciclo dell’acqua per 3.000 euro, si erano addirittura fabbricati una piscina. Di certo posso affermare di aver fatto di tutto per favorire l’integrazione dei nomadi, ma ho solo ricevuto silenzi. Come amministrazione abbiamo stilato un regolamento per il campo nomadi, che loro hanno disatteso del tutto, non mandano i figli a scuola regolarmente come dovrebbero fare, non comunicano quando arrivano dei nuovi ospiti. Come sindaco sono tenuta a far rispettare le leggi ai miei cittadini e se i nomadi si ritengo tali devono a loro volta rispettare le norme del vivere civile. Come amministrazione abbiamo fatto di tutto per andare loro incontro ma non abbiamo ottenuta nessuna collaborazione. Quando farò l’ordinanza di sgombero dovranno andarsene, li ho invitati a comperarsi una casa o un terreno ma in ogni caso saranno costretti a rispettare le leggi». Nel 2006 il campo nomadi è stato oggetto di una perquisizione delle forze dell’ordine che vi hanno trovato della refurtiva.
di : Gianni Patella
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IL GAZZETTINO di Padova - MERCOLEDÌ, 21 MAGGIO 2008
Emergenza maltempo, strade e campi allagati - Solo ieri pomeriggio sono caduti 27 litri di pioggia per metro quadrato. Problemi per lo scarico nella laguna veneziana
Ventisette litri di pioggia ogni metro quadrato solo nelle prime ore del pomeriggio. Una quantità impressionante, che ha mandato in tilt molti comuni della Bassa Padovana. Le zone più colpite sono state Conselve, Monselice e la zona di Anguillara Veneta verso Cavarzere. I temporali, che erano comunque stati segnalati dalle previsioni meteo, hanno colpito a macchia di leopardo un po’ tutta la provincia. Le precipitazioni, aggiunte a quelle di domenica (in 24 ore a Cà di Mezzo di Codevigo sono caduti 89 millimetri di pioggia, pari a 89 litri d’acqua ogni metro quadrato di suolo, a Cà Oddo di Monselice ne sono caduti 53 in meno di due ore, a Gesia di Cavarzere 64 in un’ora e mezza e a Zennare di Chioggia 50; in tutto sono piovuti in poche ore circa 25 milioni di metri cubi d’acqua sul suolo del consorzio), superano i 110 millimetri di pioggia, pari al 15 per cento della pioggia annua. E il tutto in sole 60 ore. Questo tipo di fenomeno non accadeva da molti anni nella zona. «Siamo in continuo contatto con l’Arpav - ha detto il direttore del consorzio di bonifica Adige Bacchiglione Giuseppe Gasparetto Stori - che ci ha comunicato solo nel tardo pomeriggio l’esaurimento della fase metereologica avversa. Purtroppo c’è stata anche un’alta marea che ha ostacolato lo scarico in laguna delle acque provenienti da oltre 46 mila ettari di territorio che sono di competenza del Consorzio. Gli impianti idrici sono tutti in funzione e i nostri tecnici stanno monitorando le zone critiche. I terreni non assorbono più, e questo rappresenta un male per il pericolo allagamenti, ma anche un bene per il “ravvenamento” della prima falda e per la diluizione e lo scioglimento della salinità dei suoli più vicini alla laguna. Queste zone, infatti, tendono ad accumulare piccole quantità di sale in superficie proveniente dal cuneo salino che risale dalla falda». Permangono grosse difficoltà di scarico dell’acqua in quei terreni dove i fossi non sono curati o ben collegati alla rete consorziale. «I fenomeni di alternanza di alluvione e siccità - conclude Gasparetto - saranno sempre più frequenti. Secondo gli esperti Arpav Chiaudani e Barbi, i mutamenti del clima provocheranno non pochi problemi ai Consorzi». Ieri sera il consorzio di bonifica Adige Bacchiglione ha riunito la giunta per monitorare più da vicino l’andamento della crisi che si sta protraendo ormai da alcuni giorni. La speranza è che le precipitazioni non continuino anche oggi. Se così fosse, bisognerà intervenire in alcune zone considerate maggiormente a rischio come Bovolenta, Casalserugo e Pontelongo , paesi dove i tecnici dei consorzi hanno lavorato a lungo per “travasare” le acque da un canale all’altro cercando di evitare situazioni pericolose come quelle che si sono verificate anni fa, prima che fossero portati a termine i lavori di sistemazione delle idrovore.
di : Stefania Mastellaro
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IL MATTINO di Padova - MARTEDÌ, 20 MAGGIO 2008
Il sindaco chiude il campo dei rom «Vano ogni tentativo di integrazione»
ARZERGRANDE. Tempo scaduto per gli zingari di via Marconi: il campo sosta, infatti, verrà definitivamente chiuso. Si avvia così verso questo inevitabile epilogo la vicenda dello storico campo nomadi presente in paese. A nulla, infatti, sono serviti gli innumerevoli richiami amministrativi nei confronti della famiglia rom, che lo occupa stabilmente, e degli altri gruppi che vi stazionano saltuariamente. Come non sono servite le misure più drastiche messe in campo non meno di un anno fa come l’interruzione della fornitura idrica da parte dell’allora Apga per l’annosa morosità nel pagamento delle bollette e la decisione dell’amministrazione di murare l’ingresso dell’abitazione costruita in abuso sul terreno pubblico. La questione è viva da sempre, anche se effettivamente il problema negli anni non è mai stato affrontato con il giusto approccio. Nel frattempo però il malumore in paese è via via cresciuto e si è strasformato in indignazione quando nell’aprile del 2006 una grossa operazione delle forze dell’ordine ha scoperto che il campo era una delle basi dove veniva raccolto e smistato il bottino di numerosi furti e rapine ai danni di orafi vicentini. «Quando quattro anni fa questa amministrazione si è insediata - spiega il sindaco Cesarina Foresti - si è iniziato un lavoro, senza pregiudizi di fondo, che aveva l’obiettivo di inserire ed integrare queste persone. In tutto questo periodo però non abbiamo avuto il minimo riscontro. Abbiamo sempre chiesto il rispetto della frequenza scolastica per i bambini, la cura della struttura utilizzata ed uno sforzo al dialogo. I segnali che abbiamo ricevuto sono stati tuttavia pressoché nulli». Il campo sosta, atto a contenere all’origine otto persone, è stato istituito agli inizi degli anni Ottanta e per un decennio è stato occupato da un’unica famiglia che lo ha lasciato nel 1990 a favore dell’attuale nucleo familiare. Ufficialmente gli «ospiti» oggi sono otto, ma il via vai è continuo per cui è sempre stato difficile quantificare quante persone effettivamente vi siano. «Due anni fa - continua il sindaco - abbiamo anche riscritto il regolamento risalente al 1992 sull’utilizzo del campo. In quell’occasione ci siamo spesi per spiegarlo ai nomadi in maniera chiara ed inoltre li abbiamo richiamati ad una presa di responsabilità che comportava l’adeguarsi ai doveri di tutti i cittadini come ad esempio pagare le utenze per i servizi». «I nomadi oggi non sono in possesso di nessuna autorizzazione e pertanto lo occupano in maniera abusiva. I richiami di tutti questi anni sono stati necessari perché queste persone non potevano essere sgombrate su due piedi, avendo esse ottenuto, in passato, la cittadinanza italiana e la residenza in paese. I tempi per la chiusura del campo ora però sono maturi». «Le occasioni di confronto sono state numerose - conclude categorica la Foresti - come pure i richiami ed i solleciti. Il responsabile del campo non potrà di certo dire che la decisione lo coglie di sorpresa».
di : Alessandro Cesarato
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IL MATTINO di Padova - MARTEDÌ, 20 MAGGIO 2008
Nomadi cacciati dai campi sosta
ARZERGRANDE. Il campo sosta per gli zingari di via Marconi sarà smantellato: si avvia verso questo inevitabile epilogo la vicenda dello storico accampamento di nomadi del paese, identificato nel 2006 come una delle basi dove veniva raccolto e smistato il bottino di furti e rapine ai danni di orafi vicentini. «Avevamo traguardato l’obiettivo di integrare queste persone - dice il sindaco Cesarina Foresti che guida una giunta di centrosinistra - ma in quattro anni non abbiamo avuto il minimo riscontro». E sgomberi ieri anche a Monselice, per 23 roulotte in zona industriale, e a Stanghella, per 32 camper di Rom.
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IL MATTINO di Padova - MARTEDÌ, 20 MAGGIO 2008
Agricoltura in ginocchio nel Piovese
CODEVIGO. Agricoltura in ginocchio a causa del maltempo. Le precipitazioni cadute tra sabato e domenica scorsa sono state all’origine di nuovi allagamenti dopo quelli di settembre. Anche questa volta il conto dei danni si prospetta particolarmente salato per le aziende agricole. Il maltempo in sole 7 ore ha scaricato tra Codevigo e Arzergrande quasi 120 millimetri di pioggia. Nonostante le pompe di emergenza del consorzio di bonifica, in breve tempo i campi coltivati ad orticole e seminativi, sono stati sommersi dall’acqua. Compromessa, in particolare, parte dei raccolti di cavolfiori, barbabietole e mais. Fra le tante aziende colpite, quella di Roberto Baretta, che negli ultimi 12 mesi ha dovuto far fronte a 3 gravi allagamenti. «Solo in danni alle coltivazioni, fra il 2005 e il 2007 abbiamo subito perdite per 140 mila euro. Ogni volta che piove più del normale per noi è un dramma. Non trovo giusto che usino le nostre aziende come bacini di scarico». Le idrovore si sono mostrate ancora una volta inadeguate. «Sembra che nella gestione delle acque piovane - dice il presidente di Confagricoltura Padova Antonio da Porto - manchi un serio coordinamento tecnico-operativo». Intanto a Codevigo l’amministrazione ha già richiesto alla Regione lo stato di calamità. Lo ha comunicato il sindaco Graziano Bacco, che ieri ha fatto il punto con i rappresentati dell’Adige Bacchiglione. «Il 20% del territorio - commenta il sindaco stimando i danni - è stato sommerso. Grossi danni li ha subiti l’agricoltura, in particolare i raccolti di mais e soia. Le aree più colpite sono state a Rosara, ma anche a Conche e a Cambroso i danni sono ingenti. I cittadini possono già recarsi all’ufficio tecnico per ricevere lo stampato per la richiesta di risarcimento. Li invito ad allegare anche foto, in maniera da raccogliere materiale anche per testimoniare in altre sedi la nostra situazione. Durante l’incontro col consorzio è emersa la loro difficoltà a gestire il territorio. Tra le soluzioni prospettate si è parlato di un potenziamento dell’idrovora di Rosara e la possibile costruzione di un’altra sullo scolo Altipiano». La Regione, intanto, sta predisponendo un decreto del presidente Giancarlo Galan per la dichiarazione dello stato di crisi. Conseguentemente verrà informato il Dipartimento nazionale della Protezione civile. La decisione é stata assunta sulla base dei rapporti dei tecnici regionali, attivati sin da sabato. Nelle province di Venezia e di Padova, a supporto delle forze già impegnate nell’attività di soccorso, sono state inviate 40 squadre di volontari con attrezzature per il prosciugamento delle abitazioni e l’insacchettamento della sabbia. Alla luce del previsto peggioramento delle condizioni meteo nelle prossime 24-36 ore, il servizio regionale di Protezione civile assicura di garantire il presidio della sala operativa 24 ore su 24 fino al cessare dello stato di emergenza meteo.
di : (al.ces.)
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IL MATTINO di Padova - LUNEDÌ, 19 MAGGIO 2008
Case protette dai sacchi di sabbia Residenti esasperati a Codevigo
CODEVIGO. Maltempo fatale per abitazioni e culture. Le forti precipitazioni che hanno interessato l’area del Piovese nella prima parte della giornata di ieri hanno, infatti, lasciato alle spalle una scia di danni e disagi. Vigili del fuoco di Piove di Sacco subissati di chiamate in particolare nel primo pomeriggio dopo che l’acqua, caduta incessante in mattinata, ha iniziato ad allagare scantinati ed abitazioni. Anche i gruppi della Protezione civile hanno fornito il loro supporto. Particolarmente colpito, ancora una volta, il territorio di Codevigo e in particolare le abitazioni di via Osteria nel centro del paese. «Ci siamo ritrovati con 20 centimetri di acqua in casa», raccontano i componenti della famiglia Barbierato, impegnati in serata a rimuovere i sacchi di sabbia forniti dalla Protezione civile per contenere il deflusso dell’acqua. In casa i mobili e la mura portano ancora i segni dell’alluvione di settembre. «Non è possibile che ad ogni precipitazione - continuano - succedano cose del genere. E pensare che fino a pochi anni fa, quando l’area era meno urbanizzata non succedeva mai nulla». Allagamenti anche a Rosara, Cambroso e Santa Margherita come testimonia il nuovo sindaco Graziano Bacco, impegnato tutto il giorno a controllare e verificare la situazione. «Da una prima stima - sostiene - il 30% del raccolto è finito sott’acqua, e visto che l’acqua non defluirà velocemente andranno probabilmente perduti. Ancora una volta dovremmo richiedere lo stato di calamità. In ogni caso a Codevigo urgono interventi strutturali». «E’ preoccupante - commenta da parte sua il consigliere di minoranza Maurizio Ruzzon - che dopo i fatti del settembre scorso non sia cambiato nulla. A Codevigo la situazione è diventata improcrastinabile. Chiederemo la convocazione di un consiglio comunale straordinario in quanto la colpa non è tutta del maltempo». Nel corso della giornata è stato attentamente monitorato anche il canale Novissimo che scorre nel territorio di Conche. Il canale, seppure le situazioni più allarmanti si siano verificare in territorio veneziano, anche qui ha raggiunto livelli di guardia. PIOVE DI SACCO. Disagi di minore entità registrati anche a Piove di Sacco con interventi dei Vigili del Fuoco in qualche scantinato, soprattutto lungo via Provinciale di Corte. ARZERGRANDE. Qui cronici allagamenti nella zona di via Vigna sulla quale confluiscono anche le acque provenienti dal territorio di Brugine ed Arzerello. Larghi tratti della sede stradale, che attualmente ospita diversi cantieri, sono rimasti per ore completamente sommersi dall’acqua.
di : ALESSANDRO CESARATO
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IL MATTINO di Padova - LUNEDÌ, 19 MAGGIO 2008
DA PONTELONGO CON LA CROCE - Pellegrini sotto la pioggia In 150 fino a Sottomarina
CODEVIGO. Sono stati quasi centocinquanta i giovani che nella notte tra sabato e domenica hanno partecipato al pellegrinaggio notturno «Cammino di Libertà» da Codevigo a Sottomarina organizzato dalla sezione giovani dell’Azione Cattolica della diocesi di Padova. Un evento itinerante nel territorio della diocesi e che si è ripetuto quest’anno per la quarta volta. Peccato che la serata sia stata guastata dal maltempo, altrimenti la partecipazione sarebbe stata più numerosa. Le adesioni ufficiali, giunte da tutta la diocesi, erano state quasi 250, ma probabilmente qualcuno all’ultimo ha desistito a causa della pioggia. Tra i partecipanti, quasi tutti ragazzi under 30, anche qualche famiglia al completo. «L’esperienza del pellegrinaggio notturno - spiega un raggiante don Raffaele, incurante di partire sotto la pioggia e di portare la croce in testa alla fila - è un’occasione importante di meditazione e di preghiera ma anche un’esperienza che mette alla prova la pazienza e la fatica di camminare insieme durante la notte, accompagnati da un messaggio e da testimonianze che inducono a riflettere e a confrontarsi sulla nostra vita di giovani». Nel corso del loro cammino di oltre venti chilometri, tra strade asfaltate e sterrati, i pellegrini hanno fatto delle soste per momenti di preghiera e anche di ristoro e riposo. Dopo la partenza avvenuta alle 23.30, hanno fatto una prima fermata nella chiesa di Brenta d’Abbà, nel comune di Correzzola; hanno poi proseguito lungo l’argine del Bacchiglione sino a Ca’ Bianca di Chioggia. Da qui poi sono nuovamente ripartiti per arrivare a Sottomarina attraversando Ca’ Pasqua e Brondolo. Sono arrivati alla chiesa della parrocchia del Buon Pastore, a poche decine di metri dalla spiaggia, poco dopo le 7,30. Qui è stata celebrata prima la messa e quindi, prima di tornare ciascuno alle proprie case, una colazione tutti assieme. «Nessuno si è perso per strada o ha abbandonato - racconta con il sorriso Nicolas Marcetic, uno dei laici organizzatori dell’evento - nonostante molti siano arrivati visibilmente stremati per la fatica e per la notte passata in bianco. Rispetto agli scorsi anni ho notato con piacere la presenza di molti giovanissimi. Alla fine, nonostante il tempo e la fatica, per tutti è stata un’esperienza forte e significativa». Per tutto il loro cammino i pellegrini sono stati supportati dai volontari della Protezione Civile di Codevigo e, nei punti più pericolosi, dalla Polizia Locale di Codevigo e di Chioggia e anche dai Carabinieri.
di : (Alessandro Cesarato)
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IL MATTINO di Padova - LUNEDÌ, 19 MAGGIO 2008
AVRUSCIO (FORZA ITALIA - «Il futuro della sanità padovana non si decide a cena»
La recente cena fra accademici della medicina padovana fa discutere. Soprattutto per gli argomenti sviscerati nel dibattito che ha coinvolto una trentina di professori universitari. Giampiero Avruscio, medico e consigliere comunale di Forza Italia, interviene nel merito: «I cittadini non sanno che tra non molto l’Azienda ospedaliera di Padova non esisterà più. Infatti la sua denominazione giuridica cambierà in “Azienda Sanitaria Integrata”. Sulla base del protocollo siglato tra Regione e Università, questa nuova Azienda tra le altre cose prevede tre organismi di gestione, programmazione e organizzazione sanitaria, tutti a maggioranza universitaria, oltre al Direttore Generale nominato dalla Regione, ma sempre con il benestare del Rettore. In questo modo le risorse della Regione saranno sempre di più sotto il controllo dell’Università». Avruscio insiste sul metodo della discussione: «Risulta quanto meno improprio che la politica sanitaria della città venga decisa da un gruppo, pur se di rispettabilissimi, professori universitari. Vale la pena ricordare che difronte alle dichiarazioni di autorevoli professori universitari secondo cui l’Azienda Sanitaria Integrata avrebbe dovuto “assimilare” anche l’ospedale Sant’Antonio, ci fu la levata di scudi del personale sanitario, del vertice dirigenziale socio-sanitario, dei medici di medicina generale, dei sindacati e di tutta la politica cui si era aggiunta anche la Provincia». Il riferimento è alla mozione con cui si invitava la Regione a tenere distinte la futura Azienda sanitaria integrata dall’Usl 16 con l’ospedale Sant’Antonio. «Sembra che ora l’Università non voglia inglobare solo il Sant’Antonio, ma anche l’ospedale di Piove. E questo dopo che la conferenza dei sindaci ha deciso l’organizzazione della cosiddetta “area vasta” e dopo che è stato nominato dalla Regione un direttore generale per un anno, proprio per questa nuova finalità organizzativa. E’ quanto meno paradossale che l’Università possa dettare le regole della politica sanitaria» conclude Avruscio, intenzionato a far chiarezza.
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IL MATTINO di Padova - SABATO, 17 MAGGIO 2008
LAVORI AL CIMITERO DI PONTELONGO
PONTELONGO. Partirà a breve il secondo stralcio di realizzazione del nuovo cimitero. L’intervento riguarda la costruzione di un edificio costituito da quattro unità adibite a tomba di famiglia, tra l’altro già vendute. Ogni unità può ospitare sei salme disposte ai lati rispetto all’entrata della cappella. «La tipologia costruttiva - spiega l’assessore ai Lavori pubblici Adriano Burattin - utilizza una tecnologia consolidata nel nostro patrimonio architettonico. Da un punto di vista formale l’intervento si segnala per la sua semplicità e sobrietà». Sicuramente questo tranquillizzerà chi aveva criticato le scelte utilizzate per l’ampliamento del camposanto. «Con questa realizzazione - continua l’assessore - prende corpo un progetto che si basa sull’idea di lasciare il più pulito possibile l’impianto decorativo e permettere ai visitatori di concentrarsi maggiormente nel ricordo dell’estinto». Per la realizzazione del progetto saranno necessari 11 mesi. Si prevede una spesa di 108 mila euro.
di : (al.ces.)
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IL MATTINO di Padova - SABATO, 17 MAGGIO 2008
Deciso in nottata il nuovo Cda della Banca cooperativa di Piove - I carabinieri bloccano delle hostess che davano all’esterno depliant «contestati»
PIOVE DI SACCO. Il cinema Marconi ha ospitato ieri sera l’assemblea dei soci della Bcc di Piove di Sacco (nelle foto Piran): all’ordine del giorno, oltre alla relazione del presidente Leonardo Toson, con la presentazione del bilancio economico e di quello sociale dell’istituto di credito, anche la nomina del nuovo Cda che ha scadenza triennale. L’incontro è stato anticipato da un curioso episodio: intorno alle 17.45 si sono piazzate davanti all’entrata del Marconi quattro ragazze in vestito blu per dispensare ai soci che arrivavano un volantino: si trattava di un fac-simile della scheda con la lista dei candidati al Cda, con l’indicazione di voto per quelli proposti dalla cordata guidata dall’imprenditore Giulio Falasco. Il volantino riportava il nome della banca, quasi a far credere che l’iniziativa fosse promossa dallo stesso istituto. Così evidentemente non era. Sono intervenuti i carabinieri che hanno sequestrato i volantini e le hostess se ne sono andate. L’episodio la dice lunga sul clima di competizione che ha animato l’assemblea. Oggi si conosceranno i componenti il nuovo Cda.
di : (e.l.)
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IL GAZZETTINO di Padova - VENERDI’ 16 MAGGIO 2008
FECCHIO SULL’APGA «Le bollette torneranno care»
PIOVE DI SACCO - «Attenzione perché non è tutto oro quello che lucida». L’avvertimento viene dal sindaco di Correzzola Mauro Fecchio e si riferisce al calo delle bollette dell’acqua che sono giunte nei giorni scorsi agli utenti dell’Apga. «Innanzitutto - spiega Fecchio - devo chiarire che il Tar del Veneto non ha rigettato il mio ricorso, ma si è di chiarato incompetente e che sia tutt’ora valido lo si deduce dal fatto che il Tar ha concesso la compensazione delle spese dei due attori. Per tutelare il mio Comune e anche gli altri comuni del Piove se che si sono di chiarati insoddi sfatti circa la fusione di Apga con Acegas-Aps ho già dato mandato ai miei legali di presentare ricorso al Consiglio di Stato e di avviare la causa civile. Il tutto in forza della perizia che ho valuta l’Apga dalle tre alle quattro volte il valore pagato da Aps, inoltre l’operazione-fusione dovrà essere valutata sotto l’aspetto amministrativo anche dalla Corte dei Conti, voglio chiarire che col mio ricorso al Tar chiedevo la nomina di un perito allo scopo di stabilire il vero valore di Apga e di arrivare ad una traslazione, quello che è stato pagato è un prezzo da vera e propria liquidazione». Poi Fecchio vuole dire la sua anche sulla riduzione delle bollette dell’acqua che l’Aps ha equiparato a quelle meno salate di Padova: «Il 20% in meno che stanno pagando gli utenti Apga durerà ben poco, sono più che mai convinto che il prossimo anno le tariffe ritorneranno al valore precedente». Come chiosa, quindi , Fecchio entra in polemica personale con Ernesto Trovò, recentemente nominato all’interno del comitato di garanzia della Saccisica: «Da quel che mi pare di capire Trovò ormai è il vero e proprio gestore dell’acqua per il nostro territorio».
di : (G.P.)
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IL GAZZETTINO di Padova - MERCOLEDÌ 14 MAGGIO 2008
Bilancio della Bcc di Piove, dati positivi «L’utile di esercizio supera i 7 milioni»
PIOVE DI SACCO. Dati positivi per il bilancio della Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco che ha registrato nell’ultimo anno una crescita superiore alla media provinciale e regionale. «Il bilancio è estremamente positivo - sottolinea il presidente Leonardo Toson - La raccolta diretta è passata da 507 milioni di euro a oltre 577, gli impieghi da 488 milioni a oltre 566. Ma il dato più significativo è l’aumento dell’utile di esercizio passato da 4 milioni e 800 mila euro a oltre 7 milioni. Il punto di riferimento della nostra banca è il territorio in tutte le sue realtà: turismo, pesca e agricoltura sul versante chioggiotto, imprese, artigianato, agricoltura in Saccisica e servizi nel padovano. Realtà così variegate ci permettono di compensare momenti di debolezza di un settore con quelli di forza di un altro. Questo è anche il motivo per cui, nonostante l’apertura di filiali di altre banche, il nostro istituto non ferma la sua crescita, anzi aumenta la sua quota di mercato». Il direttore della Bcc Roberto Faggiani fa notare: «La crescita della raccolta diretta è al 14,45 per cento, a fronte del 10,72 della media provinciale e dell’11,57 di quella regionale. I prestiti crescono del 17,16 per cento, mentre la media provinciale è al 15,78 e quella regionale al 13,38. Sono dati che dimostrano la vivacità e la solidità della banca». Accanto al bilancio economico il Credito Cooperativo presenta anche quello sociale, ovvero gli interventi di beneficenza e mutualità: in tutto sono stati elargiti 642 mila euro. Venerdì si terrà l’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio e il rinnovo del Cda: la cordata capeggiata dall’imprenditore Giulio Falasco, non preoccupa Toson: «Siamo sereni e convinti di aver lavorato bene. Non conosco le motivazioni che animano queste persone e non giudico le intenzioni. L’unico timore è la prospettiva di un Cda non coeso e il danno che ne deriverebbe per la sua operatività».
di : (e.l.)
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IL GAZZETTINO di Padova - DOMENICA 11 MAGGIO 2008
«Una moglie e un’artista dal talento straordinario»
A dieci anni dalla morte, Alberto Terrani ripercorre la sua vita con il grande mezzosoprano Lucia Valentini - L’amore, la felicità, l’allegria, il successo. Poi, improvvisi e imprevedibili, il dolore, l’angoscia, la morte. Non è facile essere insieme protagonisti e testimoni della propria vita e di quella della persona alla quale la propria vita è stata in gran parte dedicata. Un ruolo non cercato, ma capitato, tanto più difficile da sostenere quando il destino prende una piega inattesa e tragicamente sorprendente. Alberto Terrani da dieci anni, da quell’alba dell’11 giugno 1998 in cui Lucia Valentini se ne andò a soli 51 anni mentre lui le teneva la mano nel letto dell’ultima speranza a Seattle, stroncata da una forma di leucemia subdola e crudele, quel ruolo se lo è caricato sulle spalle, così come dietro le quinte, per ventisei anni aveva seguito passo passo la sua luminosa carriera di cantante, considerata la più grande interprete rossiniana contemporanea. Non era solo questione di voce. “Dalla sua persona - ha scritto di lei Claudio Abbado - traspirava un qualche cosa di straordinario, di vero, di profondamente umano, che certamente veniva dal suo mondo interiore”.
L’incontro - La premonizione di una storia straordinaria per l’intensità con cui è stata vissuta era arrivata una sera del 1972, a Roma. «Questa ti sposa», era stata la sentenza di Laura Efrikian, allora moglie di Gianni Morandi, entrando nel pianerottolo della casa di Terrani. «C’era un odore datocetodi spezzatino mai sentito fino ad allora - racconta Terrani, ora tornato al teatro con la sua Accademia - Ero partito da Pontelongo , senza soldi ma ormai potevo dirmi arrivato. In casa però avevo solo tre cose che mi avevano regalato i Morandi: un divano letto, una moka e due tazze da caffè». Quella sera, la casa, l’aveva prestata a Lucia, forse all’inizio considerata una delle tante conquiste di quella faccia da bello e cattivo che l’aveva reso famoso in teatro e in alcune ineguagliabili pre-fiction di fine anni Sessanta (mitico il suo Uriah Heep nel “David Copperfield” di Majano). «C’eravamo conosciuti poco prima, a una serata. Lo spettacolo aveva due parti, e il finale doveva essere mio, ero il divo. Contattarono Lucia, le andò bene la prima uscita. Fece il Rondò della Cenerentola. Quando finì, non avevo più il coraggio di uscire». Ma dopo quella sera, tra timidezza e azzardo, i contatti erano continuati. In quella fine del 1972 Terrani aveva dato la casa a Lucia perché la cantante aveva delle prove a Roma. «In mia assenza, aveva comprato tutte le pentole e aveva cucinato per me». Tre mesi dopo, l’8 febbraio del 1973, erano marito e moglie.
Il successo - Il dopo è storia personale e pubblica. Terrani allora aveva 38 anni, era bellissimo, affermato, corteggiatissimo. Lucia Valentini, già vincitrice del concorso “Voci nuove rossiniane”, a 25 anni era all’inizio della carriera. «Ero convinto che non mi sarei mai sposato - ricorda Terrani - Ma quando la conobbi mi comparve davanti un sole. Era una ragazzotta dai riccioli troppo biondi e dai vestiti troppo colorati, ma bellissima dentro e fuori. In lei c’erano astuzia, umiltà, intelligenza, semplicità, un’allegria e una gioia di vivere che contagiava chi le stava vicino. Era spiritosissima. In una serata poco riuscita era capace di salire su una sedia in mezzo al ristorante e di intonare la Carmen. Aveva una voce grandiosa». La svolta arriva il 19 aprile 1973. Lucia debutta alla Scala sostituendo Teresa Berganza nella “Cenerentola”. «In poche ore il suo cachet era passato da seicentomila lire a dieci milioni, cifre che io mai avrei guadagnato. Doveva partire in tournèe per un anno, non me la sono sentita». Terrani abbandona tutto. Da allora, una vita sempre insieme, in giro per il mondo, tra teatri, alberghi, mondanità. «Ma a lei di tutto ciò non importava nulla, era a me che interessava. Era una donna dalla fede ferma, intima, profonda. Amava suo marito, il canto e la buona cucina».
L’addio - Per tanti anni non si sono lasciati un attimo. «Ho amato solo lei e sono stato un marito perfetto, fedele e presente. Lei mi ricopriva di complimenti, ma era molto meglio di me. Ci sono stati momenti pieni di allegria e altri difficili: con gli anni il suo ruolo la caricava di responsabilità, non era mai contenta di se stessa». La vera forza interiore era però fortissima. «Quando si è ammalata, non si voleva arrendere. Ha subìto le cure, e poi il trapianto di midollo, convinta di tornare a cantare. Ma anche quando aveva capito che non c’era più nulla da fare, non ha perso il suo spirito. La notte in cui è mancata mi ha detto: “Adesso non metterti a fare teatro, mettiti qui e aspettiamo”». A sorreggerla anche quella fede profonda che, con grande discrezione - la stessa usata nella vita privata - l’aveva sempre spinta verso le persone più deboli e sfortunate.
di :Maria Grazia Bocci
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IL MATTINO di Padova - SABATO, 10 MAGGIO 2008
PONTELONGO - ZUCCHERIFICIO, 100 ANNI
PONTELONGO - Iniziano con un importante convegno sul tema del lavoro i festeggiamenti per il centenario della presenza dello zuccherificio in paese. Il titolo del dibattito, che si terrà all’interno dello stabilimento a partire dalle 10 di domani sarà: «Il lavoro. Una grande Azienda in un piccolo Comune». e vedrà la partecipazione di importanti esponenti del mondo politico, produttivo e sindacale. Nel corso della manifestazione saranno premiati alcuni ex dipendenti che con la loro attività hanno contribuito alla crescita ed allo sviluppo dello stabilimento. Durante la mattinata sarà possibile vedere anche la mostra fotografica «Ti guadagnerai il pane» con vecchie foto che riprendono le attività lavorative all’interno dello stabilimento.
di : (al.ces.)
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IL GAZZETTINO di Padova - SABATO, 10 MAGGIO 2008
Imprenditori alla conquista della presidenza della Bcc
PIOVE DI SACCO. Cordata di imprenditori tenta la scalata alla Banca di Credito Cooperativo, gettando di fatto le basi per una nuova leadership a capo dell’istituto di credito, detenuta da ben tredici anni da Leonardo Toson. L’attuale Cda è accusato di poca informazione e trasparenza nei confronti dei soci. A capo della nuova cordata spicca il nome di Giulio Falasco, titolare della ditta Only T-shirt di Polverara, nonché presidente della delegazione piovese di Confindustria. Al suo fianco altri otto nomi di rilievo nel panorama imprenditoriale, ma non solo, della Saccisica: l’imprenditore Giovanni Prearo (Codevigo), la commercialista Chiara Benasciutti (Piove di Sacco), gli imprenditori Vittorio Sambin (Arzergrande), Albino Ghirardon (Chioggia), Pierluigi Benetello (Piove di Sacco), l’artigiano Loris Michielon (Brugine), il commerciante Adriano Pezzin (Piove di Sacco) e il pensionato Giorgio Frison (Piove di Sacco). La notizia della presentazione di una lista diversa da quella che proporrà in occasione dell’elezione del nuovo Cda di venerdì prossimo l’attuale consiglio, è stata annunciata dai suoi promotori tramite una lettera, inviata a tutti i soci. «Nel corso degli ultimi anni - denunciano i soci promotori della lista - si sono verificate alcune prospettive che non sono state chiarite dall’attuale Cda. Una ci preoccupa in modo particolare: la ventilata possibile fusione tra il nostro Istituto con la Bcc di Cartura. Ci chiediamo quali siano le opportunità e i vantaggi, le perdite e il futuro per la nostra banca. Perché nessuna informazione in merito è stata trasmessa ai soci? Venerdì prossimo si svolgerà l’assemblea per il rinnovo del Cda. Alla vigilia di tale importante appuntamento, una possibile fusione con un’altra banca e la riconferma dell’attuale Cda non ci sembrano le migliori garanzie per la tutela del nostro istituto, che deve, innanzi tutto, essere vicino, ascoltare le esigenze e proporre reali iniziative a vantaggio preminente dei propri soci. Gli amministratori - si sottolinea nella lettera - devono essere a disposizione e al servizio dei soci e riconsegnare una banca dinamica, moderna e centro pulsante e aggregante del territorio». Evidentemente quello che, secondo Falasco e i suoi, il Credito Cooperativo piovese ora non è. Venerdì prossimo sono chiamati a votare il nuovo Cda ben 1.800 soci: dovranno scegliere fra la vecchia e la nuova guardia a capo dell’Istituto.
di Elena Livieri
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IL MATTINO di Padova - VENERDÌ, 09 MAGGIO 2008
PONTELONGO. SVENTATO IL FURTO IN MUNICIPIO Tenta di intrufolarsi nel municipio di sera ma viene visto e fatto scappare: …
PONTELONGO. Tenta di intrufolarsi nel municipio di sera ma viene visto e fatto scappare: è successo l’altra sera intorno alle 22.40 a Pontelongo. Un residente si è accorto, guardando dalla finestra di casa sua, della presenza di un giovane che stava armeggiando sulla serratura di una porta finestra della sede del comune e ha iniziato ad urlare per cacciarlo via. Il malvivente infatti se l’è data a gambe. Nel frattempo, il cittadino ha chiamato i carabinieri che hanno raggiunto il municipio dopo pochi minuti. I militari hanno effettivamente rilevato sulla serratura della porta indicata dal residente i segni del tentativo di effrazione. Fortunatamente sventato. Non è la prima volta, per altro, che il comune viene preso di mira. Tempo fa, infatti, i ladri sono riusciti ad intrufolarsi negli uffici e a rubare qualcosa. Stavolta, grazie al tempestivo intervento di un cittadino, il furto è stato scongiurato. L’episodio è stato denunciato ai carabinieri.
di : (Elena Livieri)
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IL MATTINO di Padova - GIOVEDÌ, 08 MAGGIO 2008
PREVENZIONE ONCOLOGICA PIOVESE
PIOVE DI SACCO. Oltre 150 persone hanno partecipato martedì alla serata dedicata all’oncologia organizzata dall’associazione il Veneto delle Libertà (nella foto, i relatori). Dopo i saluti di Daniele Biasin del coordinamento del Piovese è intervenuto Leo Padrin, sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale che ha illustrato le finalità della serata. Pier Carlo Muzzio, direttore dello Istituto oncologico veneto ha presentato la struttura e i progressi che si sono conseguiti negli ultimi due anni e le correlazioni con le strutture sanitarie del piovese. Adriano Fornasiero, primario oncologo di Piove di Sacco (4600 pazienti seguiti nel 2007), ha spiegato i servizi sanitari offerti dal suo reparto e le collaborazioni con lo Iov. Fausto Pittarello, primario di Radiologia, ha parlato della prevenzione dell’utilizzo della nuova risonanza magnetica attivata a Piove di Sacco. Regina Bertipaglia, consigliere regionale e prima firmataria della proposta di legge che prevede il passaggio del Piovese dall’Usl 14 di Chioggia all’Usl 16 di Padova, ha annunciato che nelle prossime settimane la 5ª commissione esaminerà, per licenziarla, la proposta di legge.
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IL GAZZETTINO di Padova - GIOVEDÌ, 08 MAGGIO 2008
LA CERIMONIA AL TEATRO VERDI - Il premio Amici dello spettacolo a Alberto Terrani
“Ad un grande interprete della scena italiana, maestro di teatro e di vita”. Così recita la targa che ieri, al Verdi, tra gli applausi del vasto pubblico, l’Associaziazione “Amici dello spettacolo” ha conferito all’attore e regista Alberto Terrani. La presidente del sodalizio Wera Venturelli ha ricordato l’esaltante percorso artistico del festeggiato, mentre il vicepresidente Giovanni Barnaba ha spiegato che il Premio “Amici dello spettacolo”, conferito ogni anno a chi si sia segnalato per il suo particolare contributo al teatro nazionale in generale e veneto in particolare, vuole esprimere tutta l’ammirazione per la prestigiosa carriera di un attore, regista e maestro di teatro, che svolge queste attività con amore e competenza. «Ritengo giusto - ha osservato Terrani - che il premio sia consegnato ad uno come me che ha dato la vita al teatro. Sono partito da Pontelongo con una valigia di cartone legata con lo spago e sono arrivato prima a Milano e poi a Roma con le lacrime e senza soldi. Ci vuole forza di volontà e amore per il teatro, che poi ripaga. Molti giovani, oggi, raggiungono un successo effimero, di un sol giorno. Devono capire che è necessario faticare, sudare, impegnarsi. Ad un certo punto ho abbondonato per seguire mia moglie Lucia: un’altra scuola di vita. Dopo la sua dipartita, sentivo questa fiamma del teatro ed ho cominciato ad insegnare ai giovani. Se sono pieni di volontà e di talenti, mi attacco disperatamente a loro perchè mi sembra di rifare il percorso che ho compiuto io». Per ringraziare, l’attore ha recitato un pezzo di Shakespeare, strappando vivissimi consensi. Tra il pubblico, il presidente del Consiglio di Quartiere 1 Centro, Giovanni Rampi, che gli ha rivolto parole di sentito compiacimento. Terrani attualmente è direttore dell’Accademia di Arte drammatica “Palcoscenico” di Padova e dal 2006 si fregia dell’onorificenza, ricevuta dal Capo dello Stato, di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.
di :Maria Pia Codato
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IL MATTINO di Padova - MARTEDÌ, 06 MAGGIO 2008
Camposanto in condizioni pietose Erbacce e guano attorno alle tombe «Presto i lavori di sistemazione della copertura»
PIOVE DI SACCO. Cimitero del capoluogo in condizioni pietose: molte persone che si sono recate in questi giorni di festa al camposanto sono rimaste spiacevolmente colpite dalla trascuratezza del luogo. I viali in ghiaia sono invasi dalle erbacce, che avvolgono spesso anche tombe e lapidi. Ma è deprimente anche vedere in quali condizioni versa la parte storica del camposanto, con il soffitto ridotto a un colabrodo: ci sono buchi rattoppati alla meno peggio e in tanti punti l’intonaco si sta sgretolando. Per far fronte alle numerose infiltrazioni di pioggia, il tetto è stato in parte rivestito con dei teli di plastica. I gradini sono tutti sconnessi e si sono aperte alcune fessure insidiose. Il guano dei piccioni insozza il corridoio e l’entrata della cappella. La trascuratezza che regna sovrana nel cimitero del capoluogo, tuttavia, non interessa i quattro campisanti delle frazioni, decisamente più ben tenuti e curati. «Il problema - interviene il vice sindaco Giorgio Bovo - è che la manutenzione del cimitero di via San Rocco, che è anche il più grande della città, è affidata agli operai del comune: di tre che dovrebbero essere operativi, uno è in malattia e un altro assente per altri motivi. Una persona sola non riesce a far fronte alla mole di lavoro che c’è. I cimiteri delle frazioni, sono invece affidati a una cooperativa e la situazione in effetti è molto diversa. Stiamo aspettando di vedere il bilancio consuntivo per verificare se ci siano risorse disponibili per ampliare l’ingaggio della cooperativa in modo da affidare anche la manutenzione del cimitero del capoluogo. Purtroppo periodicamente ci troviamo a far fronte a queste situazioni di emergenza: o per malattia o per ferie manca il personale e il cimitero risulta purtroppo abbandonato a se stesso». Questo per quanto concerne la manutenzione ordinaria. Per gli interventi straordinari di restauro di cui necessita il corpo storico del camposanto, sembra imminente una svolta: «Nei giorni scorsi è stato siglato il contratto con la ditta che si è aggiudicata l’appalto per i lavori - conferma il vice sindaco - ed entro dieci giorni dovrebbe quindi aprire il cantiere. Il primo stralcio del progetto per la sistemazione del corpo storico prevede il rifacimento della copertura che è la cosa più urgente viste le precarie condizioni di sicurezza». Verranno sostituite le lastre di zinco della copertura con altre di una lega più resistente. Saranno poi sostituiti travi e tramezzi e rifatto completamente anche il contro soffitto in grisole e cannuccio come nella versione originaria del manufatto che risale all’Ottocento. Il secondo stralcio del restauro, per un impegno di spesa di 380 mila euro, prevede invece la sistemazione di tutta la parte muraria, compresi i fregi ornamentali, gli intonaci e la pavimentazione. Questi lavori sono previsti per l’anno prossimo. Intanto c’è da sperare che si trovi la soluzione per garantire al cimitero di via San Rocco il decoro che merita.
di : ELENA LIVIERI
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Il MATTINO di Padova - DOMENICA 4 MAGGIO 2008
Madonna portata a piedi nudi sul tradizionale ponte di barche
PONTELONGO. Si celebra oggi la solennità del Voto alla Madonna. Una tradizione antica risalente oramai ad oltre tre secoli fa. Nel 1676 il paese venne, infatti, colpito da una terribile pestilenza ed in quella occasione la comunità e le autorità civili formularono un voto, da allora rinnovato ogni anno la prima domenica di maggio. Tutta la giornata si caratterizza per manifestazioni religiose e civili e soprattutto per la rievocazione della storica processione per le vie del paese, con la statua della Madonna portata a spalla da portatori a piedi scalzi e l’attraversamento del fiume Bacchiglione attraverso un ponte di barche allestito per l’occasione (nella foto). Un momento che raccoglie tutta la comunità pontelongana che con un atto di fede ricorda le proprie origini contadine ed il proprio legame con il fiume che da sempre ne ha determinato fortune e disavventure. Il programma di oggi prevede alle 11 la santa messa, mentre alle 16 avrà luogo la suggestiva processione. In serata, alle ore 20, andrà in scena il musical «Masiah» presentato dai ragazzi del Don Bosco di Chioggia.
di : (Alessandro Cesarato)
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IL GAZZETTINO di Padova - DOMENICA 4 MAGGIO 2008
Piove di Sacco Il 5 maggio di 1111 anni fa l’atto storico di Berengario
Piove di Sacco - Il di ploma di Berengario discusso a 1111 anni di distanza. Nell’ambito del ciclo di incontri dedicati alla storia del territorio della Saccisica, che si tengono a Corte, presso il Teatro parrocchiale, spicca quello di domani, sul tema: “Il Diploma di Berengario a 1111 anni di di stanza” trattato dall’autorevole storico Sante Bortolami. Sul finire del IX secolo Corte, e per esteso la Saccisica, entrò a far parte della giurisdizione dei vescovi di Padova, grazie al fatto che Berengario re d’Italia nell’anno 897 aveva donato a Pietro, vescovo di Padova e suo arcicancelliere, la Corte di Sacco . In seguito a questo beneficio, i vescovi di Padova aumentarono sempre più la loro autorità fino ad assumere il titolo di “conti di Sacco “. Il diploma di Berengario, autografo, conservato nell’Archivio della Curia Vescovile di Padova, venne redatto il 5 maggio 897. Dopo oltre 1000 anni in questa data è l’occasione per farlo conoscere.
di : (g.p.)
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IL GAZZETTINO di Padova - DOMENICA 4 MAGGIO 2008
Movimento difesa del cittadino, un aiuto per tutte le difficoltà
Piove di Sacco - Si chiama “Movimento di fesa del cittadi no” ed è l’ultima nata come associazione della Saccisica. A formarla si sono prestati alcuni cittadi ni che da tempo collaborano con il circolo piove se di Legambiente. Presidente è l’avvocato Erika Bernardello, vice Stefano Tuzzato. «Il Movimento è presente a livello nazionale da vent’anni, ed è riconosciuto dal Ministero - spiega Bernardello - e la sezione della Saccisica è la terza a costituirsi nel Veneto dopo quelle di Rovigo e Vicenza. Come primo obiettivo ci siamo posti di monitorare il problema dei rumori notturni a Piove causati dai bar, situazione che sta esasperando da anni i residenti che non riescono a riposare la notte, una vicenda che le passate amministrazioni non sono ancora riuscite a gestire. Noi abbiamo già contattato parecchi cittadi ni che sono coinvolti e stiamo aspettando altre testimonianze per poi iniziare ad agire come interlocutore tra gli esercenti e l’amministrazione comunale». Il nuovo movimento, comunque, ha tutta l’intenzione di agire anche su altri settori che riguardano la di fesa del cittadi no: «In effetti - aggiunge la presidente - abbiamo in animo di organizzare una serie di incontri con la cittadi nanza su tematiche di interesse comune. Ad inaugurare questo ciclo sarà un incontro sulla sicurezza e la lettura delle etichette sui prodotti alimentari che vedrà la presenza del presidente nazionale dell’Mdc Antonio Longo, poi ne seguirà un altro su come approcciarsi alle varie offerte delle banche che a volte nascondono dei veri e propri trabocchetti». Come associazione riconosciuta dal ministero, l’Mdc ha anche la possibilità di offrire al cittadi no un servizio di conciliazione paritetica, uno strumento giuridi co di conciliazione previsto dalla normativa europea e adottato anche dall’Italia. Per contattare il nuovo movimento si può telefonare al numero 049.5830018 il mercoledì dalle 9 alle 12, oppure inviare una e-mail a piovedisacco@mdc.it o visitare il sito www.mdc.it.
di : Gianni Patella
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Il MATTINO di PADOVA - SABATO 3 MAGGIO 2008
Trenta chilometri di coda per il mare Chiuso l Arzaron, strade paralizzate
PIOVE DI SACCO. Odissea sulle strade ieri per i pendolari delle spiagge: in mattinata si sono registrate code di oltre quindici chilometri che iniziavano già a Campolongo Maggiore e intasavano tutta la strada dei Pescatori in un unico serpentone di veicoli che hanno paralizzato la viabilità da Piove fino alla Romea. Dove immettersi in direzione di Chioggia e Sottomarina è diventato un vero inferno. La Romea era infatti a sua volta bloccata con un’altra dozzina di chilometri di mezzi incolonnati che proseguivano a passo di lumaca. E pure l’ingresso a Chioggia era intasatissimo. La bella giornata di sole con temperature estive ha convinto centinaia di persone a fare un giro al mare, complice il fatto che in molti hanno approfittato della festa del primo maggio caduta di giovedì per concedersi il ponte di vacanza. Molti uffici sono rimasti chiusi così come le scuole. Alle dieci di ieri mattina le auto avanzavano a singhiozzo già a Campolongo dove confluiscono la strada dei Vivai e le strada provinciale che incanala il traffico che scende dal Veneziano. Un primo imbuto dovuto anche alla chiusura dell’Arzaron a Corte in direzione di Codevigo, una via che normalmente costituisce una valida alternativa, per altro tristemente famosa per i tanti incidenti anche mortali che si verificano. Vetture in coda fino a mezzogiorno hanno intasato e asfissiato via Paolo VI e via Scardovara a Sant’Anna e poi tutta la strada dei Pescatori. Fino al secondo imbuto allo svincolo per accedere alla Romea: anche la Regionale infatti era paralizzata da migliaia di veicoli che procedevano a singhiozzo. Anche in questo caso ha giocato un ruolo fondamentale nel prolungare le code la chiusura dell’Arzaron a Conche, alternativa alla Romea e al ponte translagunare. Unica possibilità era scegliere la Rebosola che però va presa a Cantarana. Comoda quindi solo per chi arriva da Correzzola, Pontelongo o dai paesi della Bassa. Per molti amanti della tintarella la gita al mare di ieri si è trasformata in un vero inferno: due o tre ore di viaggio per trenta chilometri all’andata e ancora peggio al ritorno. Le partenze da Sottomarina per il rientro sono state meno scaglionate, e verso le 19 la viabilità era in tilt. A peggiorare la situazione si sono verificati anche piccoli incidenti, che hanno contribuito a rallentare ulteriormente il traffico. Purtroppo quello di ieri è un copione destinato a ripetersi per tutta l’estate. Se il tratto di Arzaron a Corte è destinato ad aprire in tempi brevi, non è così invece per quello di Conche dove i lavori proseguiranno ancora a lungo.
di : Elena Livieri
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