I Noni me Conta
2 giu 2007 di zoen2601
Una volta le parlate popolari erano lo strumento per comunicare tra individui, per stabilire rapporti di carattere umano, sociale economico e culturale. In questo modo gli antichi hanno tramandato, sino ai nostri giorni poesie, leggende, storie, filastrocche, fiabe, proverbi, giochi e altro.Eppure, fino a pochi anni fa, era opinione comune considerare rozzo e ignorante colui che solitamente si esprimeva in lingua veneta e/o in dialetto locale, anzicchè in italiano. Questo falso pregiudizio ha sicuramente contribuito all’accantonamento della lingua dei nostri progenitori, in favore di quella italiana o nazionale. È chiaro che non si vuole negare la validità di quest’ultima e la sua necessità sia a livello verbale che scritta, ma anche la conoscenza e l’uso della lingua o del dialetto del Paese d’origine è importante, se è vero che l’uomo matura e consolida la propria identità nell’interazione verbale con gli altri, nell’accettazione e affermazione di sé, nella consapevolezza della cultura e della lingua, connesse alla comunità di appartenenza.
Per questa ragione non possiamo permettere che il dialetto veneto scompaia, anzi è indispensabile tramandarlo nelle forme: orale e scritto. Naturalmente perché ciò avvenga è necessario promuovere nei bambini la scoperta, la conoscenza, l’amore per il proprio dialetto, affinchè da adulti lo possano coltivare e apprezzare nelle sue molteplici sfumature fonetiche e nelle parole e nelle frasi tipiche, ricche di significato e non traducibili in alcun’altra lingua.Una volta le parlate popolari erano lo strumento per comunicare tra individui, per stabilire rapporti di carattere umano, sociale economico e culturale. In questo modo gli antichi hanno tramandato, sino ai nostri giorni poesie, leggende, storie, filastrocche, fiabe, proverbi, giochi e altro. Eppure, fino a pochi anni fa, era opinione comune considerare rozzo e ignorante colui che solitamente si esprimeva in lingua veneta e/o in dialetto locale, anzicchè in italiano.
Questo falso pregiudizio ha sicuramente contribuito all’accantonamento della lingua dei nostri progenitori, in favore di quella italiana o nazionale. È chiaro che non si vuole negare la validità di quest’ultima e la sua necessità sia a livello verbale che scritta, ma anche la conoscenza e l’uso della lingua o del dialetto del Paese d’origine è importante, se è vero che l’uomo matura e consolida la propria identità nell’interazione verbale con gli altri, nell’accettazione e affermazione di sé, nella consapevolezza della cultura e della lingua, connesse alla comunità di appartenenza. Per questa ragione non possiamo permettere che il dialetto veneto scompaia, anzi è indispensabile tramandarlo nelle forme: orale e scritto. Naturalmente perché ciò avvenga è necessario promuovere nei bambini la scoperta, la conoscenza, l’amore per il proprio dialetto, affinchè da adulti lo possano coltivare e apprezzare nelle sue molteplici sfumature fonetiche e nelle parole e nelle frasi tipiche, ricche di significato e non traducibili in alcun’altra lingua.
I Filò
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Raprexentasion in veneto fata dai putèi de tèrsa de scola elementar a Dovile (VI) el 30 de marso del 2007. Tegnemo vive le nostre raixe venete, la nostra cultura e la lingua veneta: insegnémoghele a le nove jenerasion.
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GLI STUDI CONFERMANO: IL DIALETTO NON MUORE
Dalla Piazza del Piovese – Lunedì, 23 luglio 2007.
Lingua veneta più viva che mai – A dispetto di tutte le previsioni degli esperti il 74% delle persone lo parla, anche i giovani, sia nella cerchia familiare, che amicale e anche sul lavoro.
La lingua veneta non abdica all’italiano, ma anzi a dispetto di altri dialetti d’Italia continua ad esser parlata anche dalle nuove generazioni che la usano per comunicare abitualmente nel 67% dei casi. L´ultimo censimento spiega che il veneto è parlato dal 74% delle persone nella regione. Il veneto nonostante non sia trattato benevolmente insomma è la lingua principale con cuisi esprimono i suoi abitanti. La regione Veneto da aprile di quest’anno ne ha ufficializzato la sua entrata fra le lingue con una deliberazione del consiglio regionale.
“Per questo la Regione – spiega l´assessore regionale all´ istruzione Elena Donazzan che fa proprie le battaglie dell´ex assessore Sernajotto – con questa legge promuoverà e finanzierà corsi di formazione e aggiornamento per gli insegnati, corsi facoltativi di storia, cultura e lingua veneta. La legge detta inoltre regole in materia di grafia ufficiale e di toponomastica, con l’aiuto di una speciale commissione scientifica. Per fare tutto questo servono soldi. Gli stanziamenti sono stati approvati: sono pronti 250mila euro l’anno per il prossimo triennio “. Il veneto però è una lingua soprattutto orale. L´indagine di fine 2006 spiega che il 74% degli intervistati,afferma di utilizzare “molto” o “abbastanza spesso” il dialetto della propria zona. C´è insomma rispetto al 1998 quando lo parlava il 8 % un leggero arretramento, ma minimale rispetto al crollo di altri dialetti italiani. I numeri rimangono molto alti. Dall´ultima analisi ricorrono al dialetto veneto circa tre persone su quattro, quando si incontrano con i propri conoscenti ed amici (74%), tra le mura domestiche il 71%. E se la diffusione del veneto sfiora l’ 80% presso la popolazione adulta ed anziana, c’è da dire che si mantiene comunque attorno al 65-67% nelle fasce più giovani. In altre parole,circa due giovani su tre, al di sotto dei trent’anni, continuano a utilizzare il dialetto nelle loro relazioni più strette. Non succede così nel resto d’Italia. Per molte persone la lingua erede della Serenissima rappresenta uno strumento di comunicazione anche sul luogo lavoro: più di quattro intervistati su dieci, infatti, dichiarano di utilizzarlo in ambito professionale. Tre le persone appartenenti al cetomedio dipendente, ovvero tecnici, insegnanti, impiegati, è circa una su tre (35%) a parlare dialetto nei contatti di lavoro. Le percentuali salgono tra gli operai (57%) e perfino tra gli imprenditori e gli altri lavoratori autonomi: il 55%. Commenta questi dati Gianna Marcato professoressa dell´Università di Padova e studiosa del fenomeno da anni. “Parlare dialetto nel Veneto – dice Gianna Marcato – ha una sua imperturbabile naturalezza. Gli esperti, auto convocandosi periodicamente attorno alla nostra lingua ormai da decenni formulano tetre previsioni di morte salvo rimangiarsi mesti le previsioni. Ormai il veneto lo apprezzano anche giovani a cui alcune generazioni di genitori non avevano avuto il coraggio di insegnarlo. Il dialetto fa anche un po’ paura, come molte delle cose che sembrano troppo libere e troppo diverse. Forse perché non si è riusciti adire a voce abbastanza alta che la storia della nostra lingua è fatta dall’intreccio della varietà unitaria con le piccole lingue locali, che le sono state e le sono complementari, arricchendola e lasciandosene arricchire, senza opporsi, come in un bel mosaico”.
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Nelle pagine seguenti (alla fine del documento o raggiungibili dalla barra di destra), trovate il materiale che ho cominciato a catalogare. Il materiale in dialetto, ricavato da varie fonti, internet, libri, guide ecc… è diviso per sotto-pagine PROVERBI (in via di completamento..) FIABE (da caricare..) FILASTROCCHE (in via di completamento…) contenenti ogni una un diverso argomento.





