La Saccisica
8 Mag 2007 di zoen2601
La Saccisica si trova in Veneto e si estende a sud-est della provincia di Padova e a sud ovest della provincia di Venezia su una superficie di circa 250 Kmq.
I comuni che la compongono sono esattamente 10: Piove di Sacco, la “capitale storica” del territorio Saccense, Arzergrande, Bovolenta, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Polverara, Pontelongo, Sant’Angelo di Piove di Sacco.
Il territorio, ovunque pianeggiante, è solcato da vari fiumi che spesso sono stati “protagonisti” della storia passata e recente della Saccisica.
Sicuramente il Bacchiglione, il Brenta, il Fiumicello, La Paltana, La Barbegara, Il Nuovissimo, hanno aiutato l’agricoltura, attività tradizionale da secoli, contribuendo a mantenere floride e produttive le estese campagne che ancora oggi sono presenti appena fuori dai centri abitati.
I campi dominano il paesaggio nelle zone appena fuori le città. In inverno, la foschia li rende ancora più magici e misteriosi coprendoli di colori tenui. L’architettura è caratterizzata spesso da fattorie, antiche case padronali talvolta abbandonate a favore di ben più sontuose e moderne villette
Poche pedalate in bicicletta, per ritrovare tesori nascosti e viaggiare con la fantasia, pensare a tempi lontani, a uomini e donne tenaci, a lavoratori instancabili.
La Saccisica è anche qualcos’altro : accanto alle attività tradizionali, si sono sviluppate dal dopoguerra ad oggi numerose realtà imprenditoriali. Le imprese, all’inizio di natura artigianale e di piccole dimensioni, si sono velocemente evolute esprimendo uomini ed imprenditori dalle grandissime capacità professionali conosciuti in tutto il mondo.
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Dal Mattino di Padova - 01-04-07, pag.39
LA SACCISICA
Con il termine Saccisica si indica il territorio compreso tra Brenta e Bacchiglione e più in generale, i comuni di Piove di Sacco, Arzergrande, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Polverara, Sant’Angelo di Piove, Pontelongo e Campolongo Maggiore. L’origine del nome Saccisica risale al Medioevo. E il 5 maggio si festeggeranno i 1.110 anni dal giorno in cui re Berengario I ha donato al vescovo di Padova queste terre, all’epoca indicate come Plebs Sacci. L’etimologia del termine è stata illustrata ieri durante la presentazione dei volumi «Padova, una storia per immagini» in vendita con il mattino, dall’archeologa Daniela Dal Porto: «Il termine Saccum compare per la prima volta in un documento del 781 in cui è registrata la donazione di Carlo Magno ad un monastero del territorio compreso fra i due rami del Medoacus, quello che oggi chiamiamo Saccisica. Saccum indicava all’epoca i terreni di proprietà del fisco regio. Nel 998 si trova il termine Curtem Saccum e nel 999 la locuzione, riferita a quella che oggi è Piove di Sacco, «in loco plebe»: questa indica in particolare la nascita della chiesa matrice, dove venivano celebrati i battesimi. Quando è stata fondata questa chiesa ha perso di importanza quella di San Tommaso Apostolo di Corte. E’ nata così la Plebs Sacci che accorpava tutte le pertinenze del territorio intorno alla pieve, la chiesa. Infine in un documento del 1010 si trova la definizione «in Sacco in Villa qui dicitur Plebe».
di : (e.li.)
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Dal Mattino di Padova - 11-05-07, pag. 53
Saccisica, le radici di un nome - Cento ipotesi e una certezza: ha 1110 anni. La battezzò Berengario
Volendo accondiscendere con l’uso di nobilitare a posteriori le origini di un popolo, la Saccisica si chiamerebbe così in omaggio ad un tale Esaco, cognato del più famoso Antenore, eroe troiano, che sarebbe giunto in quel luogo in seguito alla caduta di Troia. Un’ipotesi piuttosto fantasiosa, che si aggiunge alle più moderate derivazioni da Saces, il milite latino citato da Virgilio, da Saci, una popolazione iraniana menzionata da Catullo e Plinio il Vecchio, addirittura da saccus, che nel medioevo significava l’erario dell’imperatore. Secondo altri, Saccisica deriverebbe il suo nome dal fiume Sciocco che attraversava il piovese, come Padova lo deve al Po (Padus) oppure dalla morfologia del suo territorio anfibio, dove le acque avrebbero formato una sacca. Ipotesi, questa, considerata tra le più accreditate, se è vero che già nel VIII secolo d.C. il nome Sacco figura nella documentazione come un’insenatura naturale senza sbocco: una sorta di cul de sac tra fiumi e corsi d’acqua abbandonati, così come gli analoghi Sacca Fisola, Sacca Sessola, Sacca Scardovari. E tuttavia, la ricerca del nome è questione ancora irrisolta per gli abitanti della Saccisica, i quali sono ignorati dalla codificazione dei dizionari della lingua italiana, che indicano i Saccensi come gli abitanti di Sciacca, in Sicilia. Una dimenticanza che non fa onore ai 1110 anni di storia della Saccisica, e più precisamente, del suo nome, che figura per la prima volta nell’anno 897 d.C. nel documento con cui il re d’Italia e futuro imperatore Berengario I concesse il territorio in privilegio al vescovo di Padova, Pietro, suo arcicancelliere. Per celebrare l’avvenimento con il quale il 5 maggio 897 il vescovo Pietro diventa conte della Saccisica - titolo che manterrà fino all’ascesa al potere dei Carraresi - l’Associazione Amici dei Musei della Saccisica ha organizzato un fitto programma di conferenze, che culmineranno domani alle 10 all’Auditorium di via Ortazzi in una giornata di studio intitolata «La donazione berengariana e la Corte di Sacco». Interverranno i relatori Sante Bortolami, del dipartimento di storia medioevale dell’Università di Padova, Claudio Bellinati, archivista della Curia Vescovile di Padova, e saranno presenti i sindaci dei comuni della Saccisica. «L’avvenimento è di grande rilevanza storica - precisa il professor Paolo Zatta, dell’associazione amici dei musei della Saccisica - in quanto dalla donazione Berengariana discende il nome Saccisica, come si evince dal documento di donazione che si trova custodito nell’archivio vescovile di Padova». I rapporti tra vescovi e abitanti della Saccisica non furono quasi mai idilliaci, e tuttavia il fatto storico di per sé è molto importante perché, per la prima volta, stabilisce un’identità territoriale. Che è comunque assai più recente del territorio stesso, la cui storia risale ben più indietro ai Paleoveneti e quindi ai Romani. Territorio di mezzo tra i fiumi Cornio e Brenta e rivolto ai maritimi fines, ovvero alle lagune, la Saccisica fu, infatti, abitata dai Paleoveneti, occupata dai Romani, a cui si deve un’ampia rete viaria che la mise in comunicazione con le principali vie dell’impero, conquistata dai Longobardi - sconfitti poi dai Franchi - dominata dagli imperatori germanici, sfruttata dalle varie signorie di passaggio e passata infine sotto l’egida della repubblica di Venezia, che avviò importanti opere di bonifica e protezione dalle acque. Ambiente ricco di risorse ma da sempre difficile da gestire per via delle paludi, degli acquitrini, dei pantani e dei dossi, questo territorio ha innescato una reazione attiva nei suoi abitanti, da sempre determinati a rendere questi luoghi vivibili e produttivi. Oggi, gli esiti della ricostruzione postbellica all’insegna del cemento e il più recente «miracolo economico» che ha seminato capannoni negli spazi un tempo dominati dalla natura e dal naturale equilibrio di terra e acque, hanno oscurato le tracce di un passato ricco di storie. «Esiste un movimento di recupero delle radici territoriali - conclude il professor Zatta - che ha l’obiettivo di realizzare a Piove di Sacco un museo della Saccisica che completi una rete di musei che raccontano la nostra storia». In quanto al documento della donazione berengariana, è un tassello di grande valore nel palinsesto di un volume che faremo e che raccoglierà gli esiti di un’archeologia del territorio, purtroppo ancora affidata ai ritrovamenti casuali tra i solchi dell’aratro.
di : Alessandra Lionello
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Dal Mattino di Padova - 22-02-04, pag. 51
La storia della Saccisica raccontata a una figlia
Cristina Chinello - «Lettera a una figlia. La Saccisica: storia di uomini e acque» è un libro che attraversa il territorio di campagna a sud-est di Padova, lungo la sua storia e le sue tradizioni. Il suo autore, Antonio Todaro, riesce a compiere con sorprendente agilità un viaggio attraverso il tempo, il modo di vivere, le caratteristiche di una realtà contadina in estinzione. Nel libro, scritto alla figlia, l’autore finge un colloquio che diviene una scusa per insegnarle la scienza, la storia, la vita e il paniere di memoria e tradizioni che non appartengono a nessuna classificazione scientifica, se non al legame con le radici popolari. L’obiettivo è far capire, a lei come a tutti i giovani, l’importanza di conoscere l’ambiente che sta alla base della crescita della gente della Saccisica, e per fermarla, a ricordare piccoli e grandi cose che vengono trascurate dalla fretta di stare al passo con i tempi e la modernità. La necessità di fermarsi a riflettere sul valore di quegli elementi che rischiano di essere perduti per sempre, è il motivo che ha spinto Todaro ad affrontare la scrittura dell’opera. Attraverso archivi e biblioteche, il libro racconta la storia e il carattere del popolo contadino della Saccisica, fiero e saggio, seppure umile e travolto dall’incessante avanzare della tecnologia. Oltre duecento pagine in cui trovano spazio le descrizioni geografiche della Saccisica e dei suoi molteplici paesaggi, la struttura delle case e dei casoni, poesie, filastrocche, e soprattutto il viscerale legame della gente con la terra. Si scopre così che nel lontano 1453 vennero consegnati a Correzzola numerosi capi di bestiame, «descritti nel colore del pelo e chiamati ciascuno per nome: una vacca mora detta Donzella; una vacca alba detta Mantovana; una vacca rossa detta La Muta; una vacca rossiccia detta La Fiore; sette vitelli di un anno e un vitello di un anno che sarà allevato per divenire un toro». Aneddoti spassosi e curiosi, riti e gesti dimenticati e in attesa di essere riscoperti. Incuriosisce e stimola i palati la parte finale del libro, un ricettario che divide per stagioni i piatti tipici veneti, ricavati da ricette originali (molte delle quali ricavate da manoscritti risalenti a più di cent’anni fa): la zuppa di porri, gli spaghetti del venerdì santo, l’oca alla verza, rane in umido, finocchi di San Giorgio (24 aprile), e così via, attraverso le stagioni e i frutti della terra e delle tradizioni. Il libro, stampato a cura della Confederazione Italiana Agricoltori di Padova, con la collaborazione della Camera di Commercio di Padova, è stato presentato ieri mattina a Correzzola dall’autore e da quanti ne hanno sostenuto l’iniziativa. Il volume, che sarà distribuito a scuole e biblioteche, può essere richiesto gratuitamente alla Cia di Padova (tel. 049/8070011).





