Lo Zuccherificio
24 Mar 2008 di zoen2601
LA STORIA - Cento anni di rivoluzione economica
PONTELONGO. Quella dello stabilimento di Pontelongo è una storia centenaria. Nel dicembre del 1908, infatti, una società belga sceglie di investire i propri capitali in questo nuovo insediamento. Il territorio si presta particolarmente alle esigenze della nuova avventura: estese proprietà terriere e le acque di un fiume, il Bacchiglione, indispensabili sia alla lavorazione che alla comunicazione e al trasporto. Il 26 giugno del 1910 lo zuccherificio è pronto, in grado di macinare il doppio dei grandi impianti saccariferi italiani. La tecnologia è avanzatissima, come la qualità dei tecnici, che provengono dai Paesi con maggiore esperienza nel settore: Belgio, Germania e Boemia. Azionisti di minoranza sono invece alcuni personaggi importanti nella storia locale come la famiglia Melzi di Correzzola e Leone Zara, grande proprietario terriero a Pontelongo e Maserà, che con le loro estese proprietà garantirono per i primi anni la materia prima, ovvero le barbabietole. Da quel 1910 l’economia locale si trasformò rapidamente. Mutarono i modelli sociali, vi fu la comparsa della classe operaia e Pontelongo in breve vide raddoppiare il numero degli abitanti. Per i pontelongani lo zuccherificio coincide però con il nome di Ilario Montesi, proprietario dello stabilimento per ben 40 anni (1927-1967). E’ un tecnico chimico, un manager industriale illuminato, un grande azionista e un finanziere che si muove sui mercati finanziari europei. Acquista zuccherifici in Germania, diversifica i campi di intervento (sciroppi, glutammato, alcol, zucchero) e fa di Pontelongo il centro di una costellazione ramificata in più direzioni. Montesi diede vita al Gruppo saccarifero veneto che operò fino al 1986, anno in cui venne assorbito in Isi (Industria saccarifera italiana Spa). Tale società è stata poi incorporata in Eridania Spa nel 1992. Dal gennaio 2003 lo stabilimento fa parte del Gruppo Coprob, attraverso la controllata Italia Zuccheri Spa.
di : (Alessandro Cesarato) - da IL MATTINO di Padova - VENERDÌ, 21 MARZO 2008
.PONTELONGO. Un paese nel paese. Una realtà, quella dello zuccherificio, che fa parte integrante di Pontelongo. Che ne governa le scelte, l’economia, la viabilità e perfino l’andamento demografico. Al punto che tutto ruota ormai attorno a questo stabilimento. Nel bene e nel male. Nell’occupazione e nella ricchezza, come negli odori, nel traffico e nello smog. Al punto che Pontelongo si è proclamata «Paese dello Zucchero», che alle manifestazioni esibisce candide e dolci sculture, che nel suo sito mostra con orgoglio vecchie e nuove immagini dell’azienda. Ora è un paese-fantasma l’«Italia Zuccheri», in quanto la campagna saccarifera è concentrata in poco più di cento giorni, da agosto ad ottobre. Nei mesi invernali i dipendenti lavorano alla manutezione dei giganteschi impianti che fanno sì che dalle barbabietole si arrivi, attraverso un lungo procedimento, al fatidico cucchiaino di zucchero. Come pure alla Nutella, ai panettoni, alle marmellate, alla Coca cola e perfino all’Aspirina. Ma lavorano anche all’ammodernamento dello stabilimento, che quest’anno sta investendo in tecnologie una cifra a sette zeri. Perché le nostre barbabietole pare non siano poi così pregiate, tanto che per vincere la concorrenza europea richiedono una lavorazione più sofisticata di quelle svizzere o austriache. Girare tra decine di metri di nastri trasportatori, gigantesche centrifughe, vasche, enormi macchinari per la depurazione o la cristallazione fa quasi girare la testa a chi come me, ai tempi della scuola, aveva un odio viscerale per quanto riguardava la chimica o la fisica. E ci vuole la pazienza e la grande abilità del direttore dello stabilimento, l’ingegnere Emanuele Cavallari, per cercare di rendere elementari e accattivanti i complessi procedimenti che stanno alla base della trasformazione della barbabietola in polverina candida (il 10 per cento) o in mangime (tutto il resto). In questi mesi funziona a pieno regime solo il reparto confezionamento, ormai affidato esclusivamente alla tecnologia, con i carrelli elevatori che sembrano piccoli robot, i metaldetector che mettono ai riparo gli utenti dalla presenza anche di minuscoli frammenti ferrosi, le montagne di pacchetti di zucchero che vanno a riempire i magazzini. Chi lo vuole finissimo (la grande distribuzione che rappresenta il 12% della produzione), chi più grosso (le macchine che distribuiscono bevande), chi liquido (l’industria). Chi preferisce i contenitori bianchi, chi azzurri e chi perfino neri. E proprio questa è l’ultima richiesta, forse la più originale, tanto che Cavallari scuote la testa un po’ dubbioso. Il richiamo al bianco, al candore, alla purezza e alla pulizia dove va a finire? Cambiano i gusti, come va avanti la tecnologia per quest’azienda che proprio quest’anno compie cento anni. Tecnologia che rende via via inutile la mano umana. Ora ci sono i computer e un centinaio di dipendenti (oltre a duecento avventizi) quando alle origini ce n’erano un migliaio. E c’erano perfino l’asilo gestito dalle suore per i figli dei dipendenti, la chiesetta interna (ora aperta solo il giorno di Sant’Antonio) e le abitazioni per tecnici e operai, che facevano da corolla all’azienda. Una cittadella vera e propria, autonoma. Che durante la guerra è stata fatta bersaglio di pesanti bombardamenti. Riuscendo poi a rinascere, a riprendere vigore e a resistere prima al crac Montesi (rilevata da «Italia Zuccheri») e poi ai tagli europei, che hanno portato alla chiusura della gran parte degli zuccherifici italiani. Ora ne sono rimasti in piedi solo quattro. Con quale futuro? Non ne vuole sapere di fare previsioni il direttore. Non c’è verso. L’unico indizio positivo sono gli investimenti. Del resto i cento dipendenti si sentono già dei miracolati. Le uniche proteste arrivano dall’esterno, da chi deve fare i conti con i 500 e più camion che durante la campagna saccarifera varcano i cancelli dell’azienda rendendo le zone circostanti un’autentica camera a gas. Con i famigerati treni delle barbabietole che turbano i sonni e le giornate di chi abita a Dolo o a Camponogara, gente che dello zuccherificio ha solo i disagi. Con le nauseabonde puzze che, complici vento e temperature estive, sconfinano per chilometri e chilometri. Soluzioni? Non ne esistono. Questo è lo zuccherificio.di PAOLA MALAGOLI
.LE PROTESTE - Paesi soffocati da puzza e inquinamento Trasporto via rotaia «bocciato» dal tribunalePONTELONGO. L’altra faccia della medaglia. La presenza dello stabilimento, infatti, è all’origine anche di una serie di annose problematiche. Due le questioni aperte: quella della puzza e quella del traffico pesante durante la campagna.C’è chi ha definito Pontelongo, più o meno ironicamente, «Paese dei miasmi». Il problema si ripropone tutti gli anni: un odore fastidioso che a volte diventa nauseabondo, anche se non tutti i giorni sono uguali. Molto incidono pressione atmosferica e temperatura. In ogni caso la puzza è davvero insopportabile durante particolari fasi della lavorazione della barbabietola, che ne prevedono la fermentazione. Trovare però qualcuno che in paese si lamenti è impossibile. Alla vigilia dell’ultima campagna la questione è arrivata in consiglio comunale. E’ stato chiesto all’amministrazione di vigilare sul livello delle emissioni e di mettere in campo tutti i provvedimenti necessari per contenere il fenomeno. Contemporaneamente è stata sollevata la questione che tutta questa puzza potrebbe anche arrecare un danno economico al paese. Secondo una ricerca dell’Università di Siena, infatti, in una zona dell’Italia centrale interessata dalle emissioni di un impianto saccarifero le abitazioni hanno perso di valore. Vero è che a Pontelongo nessuno ha ancora venduto casa per questo motivo, ma allo stesso tempo è altrettanto vero che i prezzi delle abitazioni sono tra i più bassi del territorio. Il sindaco Federico Ossari ha sempre tenuto un atteggiamento ponderato sulla questione. «Siamo nati e cresciuti - spiega - con l’odore dello zuccherificio. Non vedo il caso di farne un dramma. Il comune ha interpellato l’Arpav e ha interessato la Provincia, ma nessun ente ha segnalato disagi oltre la media». Normale invece cogliere qualche malumore nei comuni limitrofi, dove i disagi non sono compensati da un ritorno in termini di benefici economici e sociali. «E’ indubbio che nei confronti delle emissioni dello stabilimento - commenta il sindaco di Correzzola Mauro Fecchio - ci sia sempre stata grande tolleranza. Tuttavia il problema esiste e dovrebbe essere affrontato con investimenti adeguati». Altro motivo di continue discussioni è quello dei trasporti. Per eliminare parte delle migliaia di camion che nei mesi della campagna intasano le strade si è pensato, negli anni scorsi, di trasferire parte del carico su rotaia. Si è investito così su un raccordo ferroviario all’interno dello stabilimento in modo che le bietole possano essere scaricate usando i binari di Sistemi Territoriali. Ma la soluzione non è stata gradita da tutti. Sono nati così comitati di cittadini che, dopo avere visto le loro abitazioni lungo la tratta in pericolo per le vibrazioni, hanno portato la questione in tribunale che ha dato loro ragione. E così, anche per quest’anno, sono previsti solo due treni al giorno e non dopo le 22.
di : ALESSANDRO CESARATO - da IL MATTINO di Padova - VENERDÌ, 21 MARZO 2008
.Curiosità, foto e iniziative da scoprire anche nel webPONTELONGO. Il legame tra Pontelongo e lo zuccherificio naviga anche sul web. E’ attiva, infatti, anche sulla rete, una speciale sezione dedicata al mondo dello zucchero. Non poteva di certo mancare anche questa forma di marketing comunicativo che potenzialmente non conosce limiti geografici. Accedervi è molto semplice: basta cliccare sul logo del progetto «Pontelongo: paese dello zucchero» presente sulla homepage del sito del comune (www.comune.pontelongo.pd.it) o digitare l’indirizzo www.zucchero.comune.pontelongo.pd.it. Molte le curiosità introdotte e grande la disponibilità di notizie a cui il navigatore virtuale può accedere. Il menù poi aiuta la navigazione attraverso i principali temi trattati. Accanto all’illustrazione degli obiettivi del progetto, si può trovare un’informativa dedicata alle iniziative in cantiere, una rassegna stampa e una completa documentazione delle attività svolte. Ampia è poi la documentazione fotografica sulle edizioni della Festa della Dolcezza che si tiene in dicembre con le sue varie attività e mostre. Spazio anche ai commenti e alle testimonianze che i visitatori posso lasciare. Interessante, infine, la rassegna di fotografie degli impianti e dei personaggi che nel corso degli anni hanno fatto la storia dello zuccherificio. Una vero patrimonio soprattutto per i più giovani.
di : (al.ces.) - da IL MATTINO di Padova - SABATO, 22 MARZO 2008







